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Toothgap

Smile!

Lo humour fotografico di David McEnery.

di Stefano Bianchi

La definizione di “fotografo più divertente al mondo” se l’è meritata, complici le sue immagini che mixano “slapstick comedy” e “sense of humour” britannico. Ogni scatto di David McEnery (ce ne sono tanti alla Banca Generali di Milano, in mostra per la prima volta in Italia nell'ambito del Photofestival) è una “gag” esplosiva, una scivolata sulla buccia di banana, un “puzzle” di linguaggi del corpo, gesti, soffici espressioni di volti in fiore, facce attempate, qualche ruga vissuta. Nato a Walsall (vicino a Birmingham) nel 1936 e scomparso a Rennes nel 2002, l’artista che collaborò con le riviste Life, Stern e Paris Match ci ha lasciato un patrimonio visivo meditato, ragionato, colto al volo. Sempre e comunque con la luce giusta.
 
È un vero poeta, McEnery, quando ritrae la complicità di piccole creature, umane e animali: la bimba e il suo inseparabile cane, in riva al mare, infilati nei loro salvagente; il monello lentigginoso con l’amico criceto che si affaccia dal berretto… Ed è semplicemente geniale quando pizzica la bizzarra follia della vita quotidiana ritraendo il truce culturista che sferruzza all’uncinetto; il pescatore “oversize” seduto su 2 sgabelli; il giardiniere che nasconde le foglie autunnali sotto una zolla di prato; l’amletico dilemma del giocatore di football americano; l’impiegato della finanza che dall’alto dei suoi calzini scompagnati legge come migliorare la memoria… Fra apocalittici integrati e santoni in relax; e poi fachiri, preti, suore e incantatori di serpenti, si rimbalza con allegria da un mondo all’altro declinando l’essere, il non essere e l’apparire della commedia umana chiamata vita. Né sfugge, all’occhio fotografico di questo reporter dell’ironia, la surrealtà di certi suoi “still life”: la scopa sdentata parcheggiata fuori dallo studio dentistico; le 3 bottiglie di latte in posizione yoga; il germogliare dei parchimetri a primavera… Sono talmente persuasive, queste paradossali foto, da sembrare reali. Anzi, lo sono. Basta crederci. E farselo raccontare da Pat, sua moglie e modella.
 
Che genere di humour fotografava David?
«Un umorismo che rifletteva la sua proverbiale gentilezza. Non era mai aggressivo nè offensivo, ma sfoggiava sempre un sorriso scherzoso nei confronti della quotidianità. Vedeva situazioni ridicole ovunque».
 
In che modo sviluppava la sua creatività?
«Tracciava disegni e schizzi di un’idea fino a ottenere un risultato che lo convincesse. Poi cercava una “location” e se occorreva costruiva i modellini necessari al “set” fotografico. Nel caso di modelli umani, spesso trovava persone disposte ad assecondarlo: gente comune, ma anche attori professionisti. In più, non esitava a utilizzare componenti della famiglia: io, ad esempio, compaio in varie situazioni come suo fratello Peter che recitava nella Royal Shakespeare Company. Tengo a precisare che David non ha mai fatto uso di trucchi: ogni foto è stata scattata in diretta e senza ritocchi in camera oscura».
 
Quando e come ha deciso di scattare fotografie umoristiche?
«Dopo un tragico evento. Nell’ottobre del 1966 è stato inviato dal giornale per cui lavorava a documentare la sciagura di Aberfan, nel Galles, dove un’imprevista frana aveva travolto in pochi minuti parte del villaggio. Nella scuola erano morti 116 bambini e 28 adulti. Arrivato sul posto, David ha incontrato un vigile del fuoco che trasportava il corpo esanime di un bimbo. L’immagine drammatica delle lacrime impotenti del soccorritore gli avrebbe senz’altro fruttato il Premio Pulitzer, ma umanamente non se l’è sentita di scattare quella fotografia. In quel preciso istante, ha deciso di non fare più il fotoreporter iniziando seriamente a pensare di dedicarsi solo a foto divertenti».
 
Quando collaboravi con lui, come vi suddividevate i compiti?
«Il mio ruolo era molteplice: fargli da modella e trasportare il materiale fotografico, incoraggiarlo a continuare quando i progetti sembravano troppo difficili e convincerlo a non gettare le macchine fotografiche in fondo all’oceano! Inoltre, mi dedicavo alla parte organizzativa e del business: David era troppo artista per potersi occupare di cose pratiche...».
 
Che effetto ti faceva essere la sua modella?
«Una volta l'ho sorpreso a fissare uno spazzolone per lavare i pavimenti che stava asciugando sul balcone. All'improvviso è uscito, per tornare subito dopo con un nuovo spazzolone dicendomi di posargli accanto. ”Grazie!", ricordo di avergli risposto. "Non vedrò mai la mia faccia nelle tue foto!“. Mop Tops è nata così.  Long Loaf, invece, l'ha scattata in California. E anche in questo caso mi si vede solo di schiena. David aveva fatto preparare da un panettiere francese una “baguette” extra long. Per quello scatto avrebbe voluto che piovesse, ma ovviamente quel giorno splendeva il sole californiano e così abbiamo dovuto ricorrere alla pioggia artificiale. Anche A Nice Cup Of Tea è stata scattata in California. Abbiamo trasportato per ore l’ingombrante statua, a bordo della nostra piccola spider, verso le montagne innevate di Los Angeles».
 
Raccontaci di te...
«Sono nata a New York da una famiglia di origini est europee (Polonia, Ucraina e Russia). Mio padre, appassionato fotoamatore, mi ha regalato la prima macchina fotografica quando avevo 6 anni. Da allora non ho mai smesso di scattare».
 
E gli inizi di David?
«Un lavoro part time come tecnico di laboratorio per un giornale di Brighton. Poi, dopo aver fotografato piccoli eventi locali come matrimoni e feste, nei primi Anni '60 si è trasferito a Londra diventando il fotoreporter dei più importanti quotidiani nazionali: The Mail e The Mirror».
 
Come vi siete conosciuti?
«Negli Anni '80 si è trasferito negli Stati Uniti per vivere sia a New York sia a Los Angeles, dove ci siamo casualmente incontrati a un party. Da quel giorno siamo diventati inseparabili e nel 1988 ci siamo sposati».
 
Come siete arrivati in Francia?
«Non sopportavamo più il traffico, gli incendi e il caos di Los Angeles. Così, abbiamo deciso di cercare un posto più tranquillo. All’inizio pensavamo all’Inghilterra, ma abbiamo letto l'annuncio di una casa in Bretagna (la stessa dove vivo tutt'ora) che ci ha affascinati. E ci siamo trasferiti in Francia nel '95».
 
Vi è spesso capitato di lavorare con gli animali...
«Nel 1970 David ha ricevuto il prestigioso riconoscimento inglese Humorous Photographer of the Year. La foto premiata ritraeva un gattino, un bimbo e sua mamma comodamente allungati su 3 sedie a sdraio fatte su misura. Da quell'immagine ha avuto inizio la serie sul tema dei gatti che ha dato a mio marito notorietà internazionale grazie a calendari, posters e cartoline. Poi è arrivato il turno dei maialini "noleggiati" da allevatori locali; e delle rane d'ogni tipo, fornite dai negozi specializzati di Parigi. Tutte le fotografie degli animali sono state scattate a casa nostra, regalandoci il più delle volte esperienze tenere e divertenti».

David McEnery
Smile!
Fino al 16 giugno, Banca Generali Financial Planner, via San Paolo 7, Milano
tel. 02809391
Catalogo gmebooks, € 18


www.gmebooks.com


Foto: Toothgap, 1975
Memory, 1974
Knitwit, 1987
© David McEnery 2014
© gmebooks 2014

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MemoryKnitwit


 

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