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Brain

Brain in Italy.

Dare del tu ai Neuroni.

di Peppo Delconte

Il 2014 è l'anno del cervello. La mostra Brain. Il cervello: istruzioni per l'uso, ha caratterizzato la stagione culturale costringendo la stampa (troppo distratta dal "gossip" che si moltiplica nel cortile della politica) ad accorgersi della grande attualità delle ricerche cerebrali. I progressi compiuti dalle neuroscienze negli ultimi decenni hanno incuriosito un numero sempre più crescente di persone, preannunciando un nuovo rinascimento scientifico e culturale fondato sulle scoperte che si stanno facendo sul fantastico universo del cervello. La mostra, in cartellone fino al 13 aprile al Museo di Storia Naturale di Milano, ha riscontrato un successo di pubblico al di là delle più ottimistiche previsioni. Successo confermato dall'appendice di lusso – Brain in Italy: i cervelli che non fuggono, a cura di Viviana Kasam e Giancarlo Comi – organizzata al Teatro Franco Parenti. Il programma, assai articolato, comprendeva dibattiti, lezioni magistrali, films e spettacoli teatrali che hanno riempito 2 intere giornate all'insegna di una grande sfida. Infatti, nonostante la crisi economica che attanaglia il nostro Paese, sono moltissimi gli scienziati di fama mondiale che continuano a fare ricerca nei nostri migliori istituti universitari. Le neuroscienze italiane sono sempre state all'avanguardia, dai tempi ormai lontanissimi del pioniere Camillo Golgi (primo Nobel italiano per la medicina nel 1906) fino al lavoro svolto negli ultimi 2 decenni del secolo scorso sui neuroni specchio dal gruppo di ricercatori dell'Università di Parma. E anche oggi, si moltiplicano in questo campo le ricerche interdisciplinari condotte da studiosi con competenze ampiamente diversificate (dalla medicina alla linguistica, dalla bioingegneria alla farmacologia). La vastità dei problemi affrontati in queste sperimentazioni è davvero enorme e di fondamentale impatto pratico nel futuro prossimo, specialmente per la cura delle malattie del sistema nervoso (dall'autismo, all'Alzheimer).

Fra le esperienze più illuminanti al Pier Lombardo, spiccano le 2 “lectio magistralis” in apertura e in chiusura. Nella prima, il linguista e neuroscienziato Andrea Moro ha illustrato il rapporto fra le regole del linguaggio e l'architettura del cervello. Per quanto diverse appaiano le lingue parlate su tutto il pianeta, esistono alcuni principi generali che sono comuni a tutte; e la ricerca neurobiologica ha dimostrato come tali principi non vengano assunti tramite l'apprendimento ma siano già iscritti nel nostro cervello. Dunque, l'evoluzione dell'”homo sapiens” e delle sue capacità di parlare hanno determinato alcune regole fondamentali, i “confini di Babele”, che portiamo iscritti nella nostra carne. Nella lezione conclusiva, il gruppo di ricerca parmense ha invece presentato i progressi ottenuti nelle sperimentazioni sugli ormai famosi neuroni specchio: quelle cellule individuate in diverse aree motorie e premotorie di numerosi animali (dai primati, agli uccelli) e in particolare nel cervello umano. Utilizzando le tecniche più avanzate, si sta venendo a capo delle complesse funzioni di questi neuroni, che si attivano non solo quando si deve svolgere una determinata azione, ma anche quando la si osserva compiuta da altri. Già nel 1913, il grande fisico-matematico Henri Poincaré sosteneva che le coordinate spaziali intorno al nostro corpo – e quindi il nostro rapporto con gli oggetti e le persone che ci circondano – coinvolgevano le parti fondamentali del nostro sistema nervoso. Per cui, il coordinamento con il nostro “esterno” non sarebbe una conquista del singolo individuo ma della specie.

All’epoca era soltanto una geniale intuizione, ma con la scoperta dei neuroni specchio si sono fatti notevoli passi avanti verso nuove certezze. Questa classe di cellule cerebrali sembra avere una funzione fondamentale nei meccanismi d'imitazione, di empatia e di formazione del linguaggio. La comprensione delle azioni, ma anche delle emozioni altrui, è un punto di partenza essenziale per le relazioni interindividuali, per la comunicazione e per l'intero comportamento sociale. Eppure non rappresentano che una piccola parte di quell'insieme di neuroni (una decina di milioni) e relative connessioni sinaptiche che, partendo dal sistema cervello, mandano informazioni e impulsi a ogni parte del nostro corpo e quindi determinano i nostri comportamenti e le nostre relazioni. Man mano che viene studiato, il cervello si rivela come un complesso strumento creatore di ciò che il senso comune continua a chiamare realtà. Le indagini sull'universo contenuto nella nostra scatola cranica è probabilmente solo nella fase iniziale: si è appena cominciato a dare del tu ai neuroni. E tuttavia non è difficile prevedere una rivoluzione scientifica per molti versi simile a quella che aveva riguardato l'universo “esterno” nell'epoca di Niccolò Copernico, Giovanni Keplero, Galileo Galilei e compagnia. Dunque, non si può non essere orgogliosi del fatto che l'Italia (e Milano in particolare), a dispetto di tutte le difficoltà, sia ancora una volta protagonista in questa straordinaria impresa.

Foto: New Modern Body
Regeneration
© Ryan Heshka
 

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