Coolmag

home - editoriale

Sagoma di Leonard Cohen

Leonard Cohen.

Quando la parola si fa carne.

di Peppo Delconte

C’è un aneddoto leggendario a proposito di un incontro fra Leonard Cohen e Bob Dylan, cantautori fuori dagli schemi dell’industria discografica, entrambi di sangue ebreo, entrambi di poche parole, diversissimi nel loro linguaggio artistico ma legati a distanza da una reciproca, profonda stima. Dylan gli chiede: «Per curiosità, quanto tempo ci hai messo a comporre Hallelujah?». Cohen risponde: «Oh, per la parte centrale circa due anni». «Due anni…», gli fa eco Dylan, attonito. Poi, Leonard rivolge la stessa domanda a Bob a proposito di I And I. E quest’ultimo risponde: «Un quarto d’ora». Cohen quasi cade dalla sedia. Poi scoppiano entrambi a ridere... Per Leonard Cohen la scrittura è una disciplina durissima. Ammette di aver sempre ammirato chi scrive bene e in fretta, ma lui non si considera tra quelli: «Ogni parola che scrivo mi fa sudare». E con lo stesso tormentato impegno affronta i versi di un poema o di una canzone. Tuttavia, ha sempre ben chiaro in testa anche le diverse prospettive. Nelle radici artigianali del suo mestiere, sa cogliere perfettamente la differenza sui diversi modi di scrivere versi (per poesie o per canzoni). Ma con la vecchiaia tutto si è andato un po’ confondendo... In fondo, per lui, preghiera, canzone e poesia sono strumenti di salvezza. «E forse ci aggiungerei anche un amore, una donna…», puntualizza il cantautore e poeta canadese da implacabile seduttore.

Non a caso nella prima pagina del romanzo Il gioco preferito (The Favourite Game) c’è una breve introduzione sulle cicatrici di una vita: “...Gli amanti le usano come segreti da svelare. Una cicatrice è quello che succede quando la parola si fa carne”. Nell’ossessiva ricerca di questa arcaica forza vitale della parola, ogni poeta si sforza di andare a ritroso verso le sue origini, verso le radici magiche della poesia. E Leonard, nutrito com’è sin dall’infanzia di cultura ebraica, cala la sua ricerca nel magma profondo del linguaggio biblico e dei Salmi in particolare. Tuttavia, lo fa con una coerenza indipendente dalla saldezza della sua fede o dalla sua disperazione, perché “il miele della poesia è dappertutto”. Basta leggere insieme Il gioco preferito e la raccolta di poesie in prosa Libro della misericordia (Book Of Mercy) per cogliere la straordinaria coerenza dell’artista, pur nell’estrema varietà di temi. L’autore di quest’ultimo libro è impegnato in una “sacra conversazione privata”, una ricerca di verità che raggiunge momenti di illuminazione mistica in un linguaggio rigorosamente poetico ma senza “a capo”, come un flusso continuo di energia intima e terribile. Si tratta di materiali prodotti nel 1985, l’anno di Hallelujah e dell’album Various Positions. Il romanzo, invece, non appartiene alla maturità di Cohen: è stato in origine pubblicato nel ‘63, quando il “songwriter” si stava appena preparando a spiccare il volo (il primo Lp di canzoni è del ’67). Il giovane protagonista è un suo palese alter ego, che racconta con umorismo e spudoratezza la sua educazione sentimentale e artistica: dalla morte prematura del padre, alle prime avventure erotiche.

The Favourite Game (assai più del successivo Beautiful Losers, uscito nel ‘66) è diventato un libro di culto per tutti i fans che volevano approfondire la personalità del loro idolo, conoscere il suo passato e soprattutto rintracciare il significato di molti versi delle sue canzoni. Infatti, quest’ebreo colto sospeso tra James Joyce e la Beat Generation, tra spiritualità e sensualità, era entrato nel mondo della canzone negli Anni ‘60 come un alieno; e non era facile per i ragazzi di allora (e tantomeno per quelli di oggi) capire le sue composizioni così strane, misteriose, affascinanti. Proprio come la sua inconfondibile vocalità. Non si può dimenticare che prima era nato il letterato e solo alcuni anni dopo il cantautore di successo. Oggi dovrebbe essere un anziano signore che ha trovato la pace dei sensi. Ma non ci contate troppo... Il suo furore creativo non conosce lunghe pause, ma solo brevi vacanze di meditazione. Se il Libro della misericordia può essere una lettura illuminante (e persino scioccante) sul risvolto spirituale del tormentato personaggio Cohen, Il gioco preferito sorprende per la freschezza di una scrittura dove umorismo e disperazione si mescolano nel ritratto di un autentico artista da giovane.

Il gioco preferito, minimum fax, 243 pagine, € 9

Libro della misericordia, minimum fax, 143 pagine, € 13


www.minimumfax.com

www.leonardcohen.com

stampa

Il gioco preferitoLibro della misericordia


 

Archivio editoriali

http://www.paopao.it

http://www.gmebooks.com

http://stores.ebay.it/pontixlartestore

http://ebay.eu/1MgCWWN