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Jimi Hendrix with Fender

Fender.

La chitarra che sconvolse la musica.

di Peppo Delconte

Con la mostra bolognese intitolata Rewind: 50 anni di Fender in Italia, si rende omaggio a uno strumento musicale che ha cambiato il corso del ‘900. Anzi, ad essere più precisi, un omaggio a un marchio che conta vari modelli storici; al suo fondatore, un liutaio e radiotecnico che sapeva vedere nel futuro; e all’azienda importatrice che ha coraggiosamente imposto quegli strumenti sul difficile mercato italiano. Ma procediamo con ordine, poiché si tratta d’una lunga storia... C’era una volta nella California del Sud un tipo piuttosto originale, Clarence Leonidas Fender, che possedeva un piccolo negozio di riparazioni e nutriva un particolare interesse per i piccoli amplificatori utilizzati dai musicisti. Siamo nella breve stagione delle prime chitarre a cassa vuota amplificate (per intenderci, quelle dei Charlie Christian e dei Les Paul) e a Leo viene la felice intuizione di un innovativo strumento “solid body”: cioè una chitarra a corpo pieno con un prototipo di “pickup” per amplificarla. Negli Anni ’40, Fender e il suo piccolo “staff” lavorano intensamente al design di questo strumento con manico staccabile dal corpo e una circuitazione semplice e immediata. Il primo modello, realizzato con processo industriale, viene presentato nel ‘51 e sarà definitivamente battezzato Telecaster. Nello stesso anno, viene lanciato il primo basso elettrico: Precision Bass.

Ma i decisivi passi avanti avverranno con la Stratocaster (nata nel ’54) e il Jazz Bass (apparso nel ’60). Quest’ultimo, diverrà un “must” per tutti i grandi nomi del jazz elettrico (da Jaco Pastorius a Marcus Miller). Per quanto riguarda la leggenda della Stratocaster, basta mettere in fila un po’ di nomi indiscutibili: Jimi Hendrix, Jeff Beck, Eric Clapton, Jimmy Page, Pete Townshend, Keith Richards, David Gilmour, Mark Knopfler, The Edge sono solo i primi che vengono in mente... Nel corso dei decenni Fender lancia molti altri modelli, propone numerosissime innovazioni tecnologiche, sia sul corpo degli strumenti sia sui “pickups” e sugli amplificatori. Poi, un‘improvviso peggioramento della salute induce Mr. Fender a ritirarsi e a vendere l’azienda alla CBS. Tuttavia, la multinazionale dell’intrattenimento non prende sul serio le potenzialità del marchio, trascura i controlli qualità e il tutto finisce sull’orlo del collasso. Ma nell’85, fortunatamente, il “brand” viene rilevato da un gruppo di investitori guidato da William Schultz che ne programma il rilancio introducendolo nell’era digitale come “leader” del settore.

La seconda parte della nostra storia, inizia invece da Bologna dove Hans Bauer fonda nel 1948 la Casale Bauer Spa, ditta specializzata nell’importazione e distribuzione di strumenti musicali, oggi condotta dalla figlia Patrizia. Nel ’62, si assicura l’esclusiva per la distribuzione dei prodotti Fender: un vero colpo da maestro, anche perché in Italia si stava delineando un periodo magico per il Rock e il Pop. Nel primo anno vende pochissimi strumenti, ma poi comincia l’impennata che premia la lungimiranza di Bauer; e le chitarre Fender passano nelle mani di quasi tutti i “big” nostrani: da Adriano Celentano, Bobby Solo e Little Tony, fino alle odierne rock bands. Per un giovane chitarrista, qui come in ogni altra nazione, salire sul palco imbracciando una Fender rimane ancora oggi il primo dei sogni. E questo spiega a sufficienza la mostra che a Bologna sta attirando migliaia di visitatori. Già 3 anni fa il Museo della Musica ospitò la mostra-omaggio Love Me Fender. L’attuale esposizione è invece una retrospettiva su mezzo secolo di cultura musicale che abbraccia tutti gli stili in nome di uno strumento assoluto protagonista, negli studi di registrazione ma soprattutto sulla scena “live”. E a rendere ancora più prestigioso l’evento, è proprio l’originalità dell’allestimento curato da Luca Beatrice che mette a confronto l’universo musicale con quello dell’arte. Infatti, il punto di partenza per la lettura del mito sono le Fender customizzate e reinterpretate da 22 artisti italiani e stranieri (da Franko B a Ugo Nespolo, passando per Giuseppe Veneziano, The Bounty Killart, Anthony Ausgang e Marica Fasoli) attraverso i più svariati linguaggi: dalla pittura figurativa all’arte concettuale, dalla street art al fumetto. Una celebrazione, insomma, che ribadisce quanto sia importante il posto conquistato dai prodotti Fender nell’immaginario di musicisti e appassionati.

Rewind
50 anni di Fender in Italia
Fino al 3 febbraio 2013, Museo della Musica, Palazzo Sanguinetti, Strada Maggiore 34, Bologna
tel. 0512757711


www.museomusicabologna.it
 
 
www.fender.com

Foto: © Fender

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Fender chitarra e amplificatoreFender Catalog


 

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