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Double Standard

Dennis Hopper.

The Lost Album.

di Stefano Bianchi

Facce anticonformiste e paranoiche come la sua, non si dimenticano facilmente. Con James Dean, negli Anni ’50, s’è giocato la ribellione in Gioventù bruciata e Il gigante. Ha recitato in un’infinità di pellicole come L’amico americano di Wim Wenders, Apocalypse Now (Francis Ford Coppola), Velluto blu (David Lynch), Il cuore nero di Paris Trout (Stephen Gyllenhaal), Speed (Jan de Bont), Basquiat (Julian Schnabel), Blackout (Abel Ferrara), Lezioni d’amore (Isabel Coixet). Dietro alla macchina da presa, è stato l’artefice di Easy Rider, Snack Bar Blues, Colors, The Hot Spot. Pochi, però, sanno che oltre ad aver dipinto in stile espressionista astratto e aver scritto poesie, Dennis Hopper (1936-2010) ha collezionato Pop Art (fu il primo ad acquistare per la modica somma di $ 100 una Campbell’s Soup Can di Andy Warhol) e ha scattato fotografie in bianco e nero ovunque gli capitasse di trovarsi: Los Angeles, New York, Londra, Messico, Perù… A partire dagli Anni ’60, con la Nikon che gli aveva regalato la prima moglie Brooke Hayward, Hopper ha saputo empaticamente cogliere, con entusiasmo e curiosità, l’essenza del mondo circostante e dei suoi protagonisti. «Non ho mai ricavato un centesimo da quelle foto», ebbe modo di dichiarare. «Mi sono costate denaro, questo sì, ma hanno avuto il merito di farmi sentire vivo. Erano il mio unico sbocco creativo. Sono le mie foto, scattate dal ’61 al ’67: da quando avevo 25 anni fino a quando mi sono messo a girare Easy Rider».

Quelle fotografie, più di 400, alcune numerate sul retro con brevi annotazioni scritte a mano da Hopper, sono in mostra al Martin-Gropius-Bau di Berlino, l’edificio neorinascimentale progettato da Martin Gropius e inaugurato nel 1881. Nascoste dentro 5 casse e dimenticate, sono state scoperte dopo la morte dell’artista e sono quelle che lui stesso selezionò nel 1970 per la prima grande mostra fotografica al Fort Worth Art Center Museum, in Texas. Montate su cartoncino, senza vetri né cornici, furono direttamente attaccate alle pareti e in gran parte mostrano segni di usura: impronte digitali, graffi, scoloriture, angoli sfilacciati, piccole ammaccature. Intime, poetiche, sfacciatamente politiche, spontaneamente “vintage”, queste immagini sono la più tangibile testimonianza della dinamica “cultural scene” americana degli Anni ’60: «Ho fotografato gli artisti che hanno cambiato profondamente quel decennio. Anzi, sono stati loro a chiedermi di fotografarli. Volevano a tutti i costi essere fotografati». Ci sono i mattatori della Pop Art: Robert Rauschenberg fotografato al matrimonio di Jim Elliot, curatore del Los Angeles Country Museum of Art, mentre osserva una fetta di torta nuziale in plastica scolpita da Claes Oldenburg. James Rosenquist, accanto a uno dei suoi giganteschi quadri pubblicitari. Andy Warhol in posa con David Hockney, Henry Geldzahler e Jeff Goodman. Ancora Warhol, nella Factory newyorkese, ripreso dall’alto con Gerard Malanga, Taylor Mead, Gregory Markopoulos e Jack Smith. Ed Ruscha, vicino a un’insegna al neon. Ci sono i Nouveau Réalistes, Niki de Saint Phalle e Martial Raysse, in una galleria d’arte sul Sunset Boulevard.  Ci sono le icone del cinema e le stelle della musica: Paul Newman che si abbronza al sole di Malibu; Jane Fonda in bikini, armata di arco e freccia; Ike & Tina Turner immortalati per la “back cover” dell’ellepì River Deep, Mountain High; James Brown appena sceso dal suo aereo privato, circondato dai fans.

E poi, lontano dalle “celebrities” e dalle luci della ribalta, l’occhio fotografico di Dennis Hopper ha splendidamente inquadrato paesaggi urbani dominati dalla segnaletica e dal cielo e momenti di vita vissuta dai “bikers” in sella ai loro “choppers” («Erano moderni cowboys e mi identificavo in loro, essendo nato in Kansas e avendo partecipato a western cinematografici e televisivi. Viaggiare, sedermi attorno a un falò e di nuovo montare in sella e ripartire è stato il mio modo di essere hippie»). Viaggiando, instancabile, imprime sulla pellicola scene di vita di strada ad Harlem, scorci di cimiteri messicani, sanguinose corride a Tijuana. Il 21 marzo 1965, lui e altre 4.000 persone marciano con Martin Luther King da Selma e raggiungono Montgomery, capitale dell’Alabama, dopo 5 giorni e 54 miglia. C’è una fotografia, in particolare, che cattura il carisma del leader dei diritti civili: di profilo, durante il comizio finale, circondato da facce colme di pensieri e da una selva di microfoni. Sullo sfondo, alberi scheletrici che infilzano il cielo imbronciato. C’è un’infinita bellezza in quella foto. Una strana serenità. E tanto silenzio. Certe volte basta uno scatto, per fare un grande fotografo.
 
Dennis Hopper – The Lost Album
Vintage Photographs of the 1960s
Fino al 17 dicembre, Martin-Gropius-Bau, Niederkirchnerstraße 7, Berlino
tel. 0049-30-254860
Catalogo Prestel Verlag, € 24


www.gropiusbau.de

www.germany.travel/it

Foto: Double Standard, 1961, Los Angeles, California
Paul Newman, 1964, Malibu, California
Andy Warhol and Members of The Factory (Gregory Markopoulos, Taylor Mead, Gerard Malanga, Jack Smith), 1963, New York
© The Dennis Hopper Art Trust
Courtesy of The Dennis Hopper Art Trust







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Paul Newman MalibuAndy Warhol and Members of the Factory


 

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