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Massimiliano Finazzer Flory

Massimiliano Finazzer Flory - Art Performer.

Confessioni di una mente talentuosa.

di Gianna Carrano - The Glancer

È un uomo che vive profondamente l’arte, la filosofia, il pensiero analitico e la scienza come esperienze da approfondire ogni giorno. Per lui, la cultura è come un filo da svolgere per sviluppare la trama del proprio vissuto; un filo che lega a sé gli elementi che più lo incuriosiscono; un filo che affronta i temi a lui più congeniali: viaggio, musica, poesia, rapporto fra scienza e filosofia. Temi che Massimiliano Finazzer Flory sviluppa in teatro come regista, autore e attore; nei libri, in qualità di scrittore e curatore editoriale; nei musei, per promuovere inediti processi comunicativi. Ha diretto, ad esempio, letture teatrali dedicate ai miti greci che si sono trasformate in puntate dei programmi tv Il Mito e la Donna e Il Mito e l’Uomo. L’ex Assessore alla Cultura del Comune di Milano, ha inoltre irradiato l’immagine Futurista del capoluogo lombardo da New York a Tokyo, da Vilnius a Tel Aviv, con “performances” che narravano il Movimento nella danza contemporanea, nella musica e nella letteratura; diretto e interpretato In viaggio con Virgilio; portato in scena L’altro viaggio di Rainer Maria Rilke e Vita a credito, ridefinendo l’identità culturale e letteraria d’Europa attraverso il viaggio virtuale nella scrittura di Miguel de Cervantes, Fëdor Dostoevskij, Marcel Proust e Franz Kafka.

Strettissimo, poi, il legame di Finazzer Flory con la musica. Nello spettacolo Lo specchio di Borges, si è fatto accompagnare dalle musiche di Astor Piazzolla; nell’Orecchio di Beethoven, è intervenuto un quartetto d’archi. Con La parola contesa tra Filosofia e Scienza e il progetto A passo d’uomo, ha invece incoraggiato un dibattito fra i principali esponenti del pensiero filosofico e scientifico mettendo a confronto riflessioni laiche e cristiane, mentre nella rassegna Il gioco serio dell’Arte ha elaborato un’indagine estetico/filosofico/letteraria ponendo l’accento sui capolavori conservati nella Galleria Nazionale d’Arte Antica di Palazzo Barberini, a Roma. Nell’ambito delle celebrazioni del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia, propone invece un “one man show” dal taglio “shakespeariano” sui Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, con l’intervento di Gilda Gelati (prima ballerina del Teatro alla Scala di Milano) e di Elsa Martignoni (violinista dell’Orchestra Giuseppe Verdi). Con questo spettacolo da percepire come storia sociale del disagio dei diseredati contro i soprusi dei potenti, ha dato vita a una tournée internazionale che dopo aver toccato 9 città degli Stati Uniti è approdata in Argentina e proseguirà in Uruguay, nel Principato di Monaco, in Francia e in Turchia per terminare a maggio in Mongolia.

Si può solo immaginare quanto un uomo simile sia impegnato, inseguito, rincorso. Così, viste le difficoltà a ottenere un’intervista, gli ho confessato che se non me la concedeva avrei cercato un’alternativa pescando nell’effervescente mondo di veline e calciatori. L’espediente ha funzionato, ci siamo incontrati e mi ha parlato di futuro; anzi, dell’avvenire, «perché se il futuro è il fato, e il fato è il “già fatto” che ci dice qualcosa sul passato e su ciò che eravamo destinati a fare, l’avvenire ha dentro di sé un progetto: scavalcare il presente per attraversare la notte alla ricerca dell’alba. In questo avvenire c’è un uomo che cerca l’umano. È il “pro-getto”: gettarsi cioè avanti, nel nome d’una cultura che è compagna di vita. È la promessa sposa: ma questa promessa è sempre in movimento, è una vocazione all’immagine, un modo d’intendere l’arte». Da artista e attore, Massimiliano Finazzer Flory rappresenta la realtà come espressione d’arte. «La prima pittura rupestre non è arte, ma cronaca dei fatti attraverso il disegno. L’artista, invece, diviene “scandaloso” quando per la prima volta dichiara “Io sono un altro”, dove il divenire è l’essere che si fa artistico». Ci mettiamo a parlare di seduzione, fascinazione del suo stare in scena: «Esiste un rumore di fondo, ed è il nostro presente che va ascoltato lateralmente con distacco e sguardo obliquo, ma con un approccio verticale. Il verticale è l’erotico, che appartiene in egual misura all’uomo e alla donna. L’erotico è la realtà. Quando il desiderio sta finendo, inizia il sogno. C’è qualcosa che mi eccede e che forse le mani raccontano. Si è scritto che le mani sono il secondo cervello. Credo siano anche altro sesso, assai vicino alla natura degli angeli. Le mani sono maschili e femminili al tempo stesso perché prendono e lasciano (secondo la tradizione ebraica prendono la pietra e poi la lanciano), gettano e raccolgono, accarezzano e colpiscono; o tendono verso l’infinito, come nel caso di Michelangelo. In teatro, l’uso che faccio delle mani è misurato e anarchico. Oltrepassa il senso della parola. A volte, le mani anticipano il mio pensiero».

«Io sono davvero come sono», confessa, «e c’è una parte di me che mi è ignota e va coltivata. L’incontro avviene nello spazio magico dell’arte, della creatività, e, come diceva William Shakespeare, “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”. Ma il drammaturgo e poeta inglese, nell’Otello, fa anche dire a Iago “Io non sono quel che sembro”. Dobbiamo dunque aver paura di Iago? Ciò che manca, oggi, è la camera oscura. Un luogo dove sviluppare l’emozione che la retina ha momentaneamente intercettato. Credo molto nella parola “sviluppare”, che oggi è sotto scacco dell’economia. “Sviluppo” è un termine che attiene alla biologia: è la vita che diventa morte e la morte che genera vita. Il lessico economico, purtroppo, ha sequestrato e usurpato quello vitale della biologia». Finazzer Flory è molto legato alla scienza, che non è in antitesi con la filosofia bensì un’altra forma: «Quello che dobbiamo fare sul piano culturale è uscire rapidamente da quest’idea di falso primato dell’Occidente ottenuto attraverso la scienza. Perchè oggi l’utilizzo che si fa della scienza è senza filosofia, al contrario della tradizione che da Aristotele è continuata fino al nostro Rinascimento, incarnata dalla figura topica di Leonardo da Vinci che ha unito questi saperi. L’uomo ha trasferito alla macchina, attraverso la tecnica, il suo “fare”, perdendo l’artigiano che è in noi, producendo tecnologia e assoggettandoci alla guida di quei “tecnici” che oggi sono persino al governo. In filosofia, credo che partendo da una certa visione del mondo ci si possa permettere un pensiero senza ringhiere». Il teatro che fa e presenta è “fisico”, incentrato sulla parola, poiché «”tutto finisce in un testo”, come diceva Stéphane Mallarmé, e la nostra immagine è senza fili, senza solidi sostegni. Quindi, dobbiamo prendere energia dalla vita. Il teatro che io penso? È una batteria umana che carica la memoria della società. Il mio teatro è Transavanguardia e io sento d’appartenere a quella tradizione. Penso all’inattualità del mio gesto di “fare teatro”, perché se parliamo del presente parliamo ancora di televisione. Invece, in teatro il discorso si fa eterno e la dimensione ironica si mescola con la tragica… e la musica, mischia ironia e tragedia. Come se Mozart e Mahler suonassero insieme…».

 
www.finazzerflory.it


Foto: Vito Mastrolonardo


                                            


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Lo specchio di BorgesFinazzer Flory in scena


 

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