Coolmag

home - editoriale

Beatification David LaChapelle

LIVE!

L'Arte incontra il Rock.

di Stefano Bianchi

Chiedete a chi abitualmente ascolta dischi e bazzica per mostre di farvi 3 esempi di Arte che incontra il Rock (e viceversa). Vi risponderà: 1 – La banana tatuata da Andy Warhol sulla copertina di The Velvet Underground & Nico. 2 – Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, illustrato da Peter Blake. 3 – Ancora Beatles: il White Album trattato in chiave “minimal” da Richard Hamilton. Dopodichè, pignolo com’è, vorrà precisarvi che Warhol ha prodotto i Velvet Underground per elasticizzare alla musica la sua Pop Art e che a Mario Schifano è capitato di sponsorizzare una band (sulla falsariga “warholiana”) che masticava rock psichedelico, si chiamava Le Stelle di Mario Schifano e aveva inciso Dedicato a… con tanto di copertina da lui dipinta. Bene. È un buon punto di partenza: 2 entità caratterialmente opposte che un bel dì (alla fine degli Anni ’60) si mettono a dialogare, a connettersi, a combinarsi. L’arte votata all’avanguardia, così snob, a un certo punto scopre di avere un “feeling” con la musica rock, così spontanea. Tutto il resto (parallelismi, patti segreti, convergenze più o meno evidenti) ve lo racconta con quadri, sculture, installazioni, videoclips, Lp, grafiche, foto, riviste e films la mostra/happening in scena al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato che si concentra sulle relazioni (pericolose e non) fra le 2 forme della creatività. Il titolo, LIVE! (tutto maiuscolo, col punto esclamativo, a mo’ di urlo liberatorio), vuol significare che le arti visive e il rock hanno trovato l’ideale punto d’incontro nella “performance”: mostra o concerto che sia.

Nel 1969 (il percorso espositivo parte da qui) i Beatles suonano per l’ultima volta sul tetto della casa discografica Apple, a Londra; oltreoceano, si svolgono il Woodstock Festival e quello di Altamont coi Rolling Stones, che finisce in tragedia con la morte di 4 ragazzi. Nello stesso anno, Harald Szeemann è il curatore della collettiva When Attitudes Become Form, con gli artisti chiamati a esprimere la sostanza di idee piuttosto che opere: come nei concerti, che all’epoca non sono semplici esecuzioni di brani ma “works in progress”, improvvisazioni. Da qui in poi, l’Arte dialogherà sempre di più col Rock. Nel ’70, per fare un esempio, Robert Smithson realizza sul Great Salt Lake il suo Spiral Jetty (“molo a spirale”) fatto di rocce. Visibile ancora oggi, perfettamente integrato nell’ambiente/paesaggio dello Utah, è l’opera-simbolo della Land Art. Nel ’72, come Smithson, i Pink Floyd si reimpossessano della natura invadendola pacificamente con la loro musica. Per il concerto a porte chiuse, scelgono l’anfiteatro romano di Pompei. Sempre in quell’anno David Bowie concepisce il suo alter ego, l’extraterrestre e asessuato Ziggy Stardust, metafora dell’uomo contemporaneo che è fragile, insicuro. Ne fa un’opera d’arte in senso rock. L’anno successivo, nella mostra Contemporanea organizzata da Achille Bonito Oliva, il “performer” svizzero Urs Lüthi manipola il proprio corpo fino a renderlo efebico, sfuggente, irraggiungibile. Come Bowie, nutre la narcisistica bramosìa di muoversi fra arte e rappresentazione teatrale. Nel 1977, irrompono sulla scena i Sex Pistols. Fanno punk. Li ha inventati Malcolm McLaren e sono brutti, sporchi, cattivi. Non sanno suonare, perciò entrano nel mito. Uno di loro, Sid Vicious, viene “tagliato e incollato” da Jamie Reid che lo trasforma in un pupazzo nazistoide in saldo, da 12 sterline e 50. Ma l’artista anarchico, tendente al Situazionismo, si spinge ancora più in là: ritaglia da un quotidiano l’effigie della Regina Elisabetta e la trasforma in “testimonial” dei Sex Pistols e del loro 45 giri più provocatorio: God Save The Queen.

A New York, negli spazi dismessi della P.S.1 (Public School 1), nel Queens, dal 15 febbraio al 5 aprile 1981 l’Arte è un tutt’uno col Rock. È un patto di non belligeranza, quello innescato dalla collettiva New York/New Wave. Evento creato dal nulla, spiazza galleristi e critici ignari di ciò che sta nascendo in controtendenza col Concettuale e la Land Art. Un mix di graffiti, fotografie, musica e “readings” che coinvolge parecchi artisti: Jean-Michel Basquiat, Keith Haring, Kenny Scharf, Fab 5 Freddy, Crash, Futura 2000, Robert Mapplethorpe, Joseph Kosuth, Nan Goldin… Inchiodano opere alle pareti, mentre William Burroughs recita poesie Beat e la nuova musica di Brian Eno, David Byrne, Arto Lindsay, Robert Fripp, Lydia Lunch e Suicide si rincorre “live” di sala in sala. Scorrono, gli Anni ’80, mettendo in mostra l’edonismo di Madonna e il camaleontismo di Grace Jones che si fa ricoprire da Keith Haring la pelle di geroglifici. Sorprendentemente leggera, sboccia la pittura-pittura di Sandro Chia e Nicola De Maria, mattatori della Transavanguardia, mentre l’Occidente apre alle culture più diverse: come l’africana, che vede (in musica) la “conversione” di Paul Simon con Graceland e (artisticamente parlando) la mostra Les Magiciens de la Terre al Centre Georges Pompidou di Parigi. Si chiudono, gli Ottanta, con il crollo del Muro di Berlino. E mentre i Pink Floyd mettono in scena l’apocalisse di The Wall, il pittore russo Leonid Sokov ritrae Stalin che flirta con Marilyn Monroe. Anni ’90. Mentre lo Zooropa Tour degli U2 sbatte sul palco l’invadenza dei media nelle nostre vite, Jeffrey Deitch con la mostra Post Human incoraggia l’arte a confrontarsi con le nuove tecnologie. Si arriva al punto che l’unplugged vince sul decibel; che l’islandese, elettronica e sperimentale Björk si mette a collaborare col regista e scultore americano Matthew Barney, reduce dal video-kolossal The Cremaster; che il Britpop degli Oasis e dei Blur si confronta con gli Young British Artists, Damien Hirst in testa. E dal 2000 a oggi? Dov’è andata l’Arte? Che fine ha fatto il Rock? Ha ancora un senso parlare di rockstar? E il concerto, senza rockstar, può sopravvivere? LIVE! si conclude coi Gorillaz, la band tutt’altro che in carne ed ossa: 4 cartoni animati disegnati da Jamie Hewlett. Arte che sbeffeggia il Rock. Giù il sipario, allora? Macchè: c’è Michael Jackson fotografato (anzi, beatificato) da David LaChapelle. Dopo la sua morte (2009) Jacko ci ha lasciato l’ultimo concerto che è un coito interrotto. Il tentativo di uno show che non si svolgerà mai. This Is It. Questo è quanto.  

LIVE!
L’Arte incontra il Rock
Fino al 7 agosto, Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci, viale della Repubblica 277, Prato
tel. 05745317
Catalogo Rizzoli Editore, € 20


www.centropecci.it

Foto: David LaChapelle, Michael Jackson – The Beatification: I’ll never let you part for you’re always in my heart, 2009, courtesy Robilant+Voena
Robert Longo, New York New Wave, Untitled 1980/2000, Galleria Mazzoli, Bologna
Jamie Reid, Sid Vicious Action Man, 1978, courtesy Isis Gallery, London

stampa

New York New Wave Robert LongoSid Vicious Action Man Jamie Reid


 

Archivio editoriali

http://www.paopao.it

http://www.gmebooks.com

http://stores.ebay.it/pontixlartestore

http://ebay.eu/1MgCWWN