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Mod. Vita Pulita in circostanze difficili

Ero un Mod.

Senza saperlo.

di Cosimo Calogiuri

Sono nato nel 1962 e la musica mi appassiona da sempre. A 5 anni, il mio divertimento preferito era ascoltare a ripetizione una decina di 45 giri nel mangiadischi che i miei genitori mi avevano regalato. A 15, me ne andavo in giro coi capelli a mezza spalla, pantaloni a zampa d’elefante, maglioni sformati. I miei idoli erano gli artisti del Progressive Rock: EL&P, Genesis, Pink Floyd e compagnia cantante. Poi, un bel giorno, ho incontrato un disco dei Roxy Music (Viva! Roxy) e sono rimasto folgorato: non solo di quel suono, ma ancor di più della copertina con Bryan Ferry che esibiva un taglio di capelli perfetto, una meravigliosa camicia militare con tanto di gradi e un carisma pazzesco. Ho cominciato a intravedere un aspetto della musica fino a quel momento sconosciuto: che la musica, cioè, non fosse Il fine di tutto ma solo un punto di partenza. Il giorno dopo, mi sono tagliato i capelli e ho cominciato a rendere impossibile la vita alla mia povera mamma, sarta dalle mani d’oro, perchè mi confezionasse su misura giacche, pantaloni e camicie. E c’è voluto del bello e del buono, per convincere gli studenti dell’estrema sinistra che spadroneggiavano a scuola che la mia passione per gli abiti non faceva necessariamente rima con simpatie destrorse.

Il mio incontro col Modernismo è avvenuto così: ero un Mod senza saperlo e avevo scelto a modello un artista (Bryan Ferry) che dell’eleganza era ed è maestro; ma che col Movimento Mod non aveva e non ha mai avuto nulla a che spartire. Nel 1977, con l’avvento del Punk, ho spedito in pensione i brontosauri Prog, relegandoli nello scaffale più alto della mia discoteca. Ero uno spettatore entusiasta, ma stavo ai margini di quell’onda. Contagiato dall’energia di Clash e Sex Pistols, mi sentivo come un viaggiatore che aspetta alla stazione, vede fermarsi un mucchio di treni ma non sale su nessuno, per il semplice motivo che nessuno lo convince. Poi, durante una bigiata a scuola ho incrociato un amico che indossava un parka americano e la maglietta con impresso il simbolo dell’aviazione inglese. Con sè, aveva il primo vinile dei Jam. Mi sono subito reso conto di aver trovato quello che cercavo, e anche se non ricordo esattamente i miei pensieri di quel mattino, probabilmente hanno coinciso con quelli di Gary Crowley, l’alfiere della rinascita Mod inglese del ‘77, riportati a pag. 180 di questo libro scritto da Terry Rawlings: “Wow, è il gruppo che aspettavo, il cantante (Paul Weller) ha solo 3 anni più di me, e poi gli abiti, le cravatte e quell’aria Motown erano il cazzo di gruppo che andavo cercando”. Mod. Una vita pulita in condizioni difficili, è un libro bellissimo. Potrete assaporarne l’essenza in pochi minuti, sfogliando le foto all’interno ma soprattutto memorizzando e riflettendo sul titolo dell’opera, perchè il Modernismo nasce sì in “condizioni difficilI” (siamo all’inizio degli Anni ’60), ma la voglia dei Kids inglesi di avere “una vita pulita”, uno stile, e divertirsi in modo sfrenato, è inarrestabile.

Il tutto, nasce e si sviluppa su 2 imprescindibili comandamenti: 1) Vestire con eleganza 2) Provare amore incondizionato per il Soul, il Rhythm & Blues, i gruppi bianchi che vi fanno riferimento e tutta la musica nera. Per approfondire il concetto di musica Mod (o per i Mods) mi affido alle parole riportate a pag. 5 da Tony Face, batterista dei nostrani Not Moving nonchè “opinion leader” del Movimento Modernista Italiano. “Per antonomasia la musica Mod non esiste. C’è la musica per i Mods, la musica che amano, ascoltano, ballano i Mods. Ma abitualmente si reputa che la musica Mod non esista. Sbagliato. La musica dei Mods esiste e ha codici precisi, ritmiche, suoni, arrangiamenti, uso della voce e dei cori, dei fiati e delle chitarre con un timbro ben riconoscibile e assolutamente riconducibile a un ambito sonoro, artistico e culturale personale, unico e completamente diverso da ogni altro. Come fare a riconoscerlo, capirlo, identificarlo? Semplice. Devi essere un MOD". Questo libro è una cavalcata sicura, diretta ed essenziale, nella Cultura Modernista: dai furiosi Anni ‘60 (per la precisione il quinquennio ‘62/’67), agli anni del riflusso (‘68/’77) in cui il movimento si inabissò senza mai scomparire definitivamente; dagli anni della rinascita (‘77/’85) fino a oggi. E sono storie di scontri con bande rivali (gli odiatissimi Rockers), concerti furiosi e nottate di balli sfrenati condite da additivi chimici per non sentire la stanchezza, corse spericolate in Vespa e Lambretta, la ricerca continua di un’immagine che può sempre essere modificata e migliorata (ma che non deve mai uscire da canoni precisi), amore incondizionato, devoto e assoluto per la musica (ma solo di un certo tipo). Ci sono, fra queste pagine, i nomi e le numerose interviste ai protagonisti del Mod Movement: dagli Small Faces agli Who (nella foto in basso), fino ai gruppi della rinascita: The Jam, prima di tutto, ma anche The Chords, Purple Hearts, Secret Affair, Lambrettas e tanti altri. Interessantissime, poi, le parti finali dove viene analizzata la scena Modernista italiana capace di ridare lustro al movimento: i numerosi gruppi tricolori, la riscoperta degli Who “ante litteram” (non i dinosauri con le barbe pastorali che hanno sommerso di watt le arene; ma quelli di Quadrophenia e degli ellepì precedenti)… I Mods rimangono una cosa per pochi e appartenervi è simbolo di distinzione. Personalmente, quando la mattina pesco una Fred Perry dall’armadio di casa e mi infilo nei Levi's, non penso solo che mi sto vestendo ma contribuisco a mantenere viva una fiamma che brucia (forse debolmente, ma brucia ancora) e che per la legge dei corsi e ricorsi storici tornerà a brillare nel mondo della cultura underground.
 
Terry Rawlings, Mod. Vita pulita in circostanze difficili, Arcana Edizioni, Collana Musica, 288 pagine, € 25
 

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Riviste del Mod MovementThe Who


 

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