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David Bowie

Serious Moonlight Tour

Il 1983 di David Bowie

di Stefano Bianchi

Non proprio scetticismo. Cautela, ecco. Come dire: prendiamo l’ellepì con le pinze. Il 1983 di Let’s Dance, per noi devoti, è stato un anno dubbioso. David Bowie aveva azzerato le avanguardie di Low + Heroes + Lodger e l’elettronica di Scary Monsters per allinearsi all’edonismo di gran parte della musica. Supervisionato dall’ex Chic Nile Rodgers, s’era messo a macinare funky e dance. Cosa non facile da digerire, per chi lo pedinava dai tempi di Ziggy Stardust. Poi, però, ascoltando bene il disco, vuoi per rispetto del Duca Bianco vuoi per parzialità, noi fans gli concedemmo qualche attenuante: dopotutto Let’s Dance era un fior di pezzo, e poi c’era China Girl che ballando ballando passava dai muscoli di Iggy Pop agli scaldamuscoli di Bowie, che tanto poi ci pensava il chitarrista blues Steve Ray Vaughan a infiocchettare il tutto. Altra incognita: il Serious Moonlight Tour. Titolo da Rat Pack. Glamour da casinò di Las Vegas. Era partito il 18 maggio dalla Vorst Nationaal di Bruxelles e si sarebbe concluso l’8 dicembre all’Hong Kong Coliseum dopo 96 concerti in 15 nazioni. Bene. Il 27 maggio, voglioso di testare l’effimero bowiano, convinco mio padre a seguirmi a Frejus, una trentina di chilometri da Cannes. David Bowie si esibisce per la seconda sera alle Arenes, che raggiungiamo faticosamente in Panda e senza biglietti. Chi vivrà vedrà. Due bagarini torinesi ce ne allungano 2 sovrapprezzo. Uno è regolare, l’altro del concerto precedente. Chi li controlla all’ingresso non se ne accorge. Noi ce ne accorgeremo all’uscita.

Dentro, le Arenes sono una bolgia umida e sabbiosa. Anche senza volerlo ci ritroviamo, a spintoni, sotto il palco. David Bowie, capelli biondo platino, dà inizio allo show con movenze da dandy. Fasciato in un abito azzurro (che poi sostituirà con un completo color crema) rivela uno charme da Grande Gatsby del pop. Gigioneggia, flirta col pubblico, percorre in lungo e in largo la scenografia tropical-decadente in feeling totale con i suoi 10 musicisti vestiti da esploratori, gangsters, ussari, principi e gitani in una sorta di helzapoppin’ multietnico. Bowie mette un po’ in disparte i brani di Let’s Dance (tranne la canzone omonima, China Girl, Cat People e Modern Love) per confrontarsi col passato di Hunky Dory, Ziggy Stardust, Station To Station e Heroes da virare soprattutto in chiave funky, soul, rhythm & blues. Ricordi. Di uno fra i più divertenti e hollywoodiani concerti dell’artista londinese. C’ero anch’io, e lo dico con orgoglio. Memorie che inevitabilmente riaffiorano alla visione del DVD Serious Moonlight, cronaca girata da David Mallett dello show del 12 settembre ’83 al Pacific National Exhibition Coliseum di Vancouver. Pezzi da novanta come Space Oddity, Rebel Rebel, Young Americans, Life On Mars e la rivisitazione di White Light/White Heat dei Velvet Underground. Bowie ai massimi livelli con, in pole position, Earl Slick e Carlos Alomar (chitarre), Carmine Rojas (basso) e Tony Thompson (batteria). In più, ad aumentare l’interesse del DVD, i 78 minuti del documentario Ricochet che catturano la privacy del cantante nelle tappe di Hong Kong, Singapore e Bangkok. Dopo il Serious Moonlight Tour, David Bowie consumerà il resto degli Anni ’80 affogando nell’insulso pop degli album Tonight e Never Let Me Down. Fino al salvataggio dell’89, in extremis, nel rock guerraffondaio dei Tin Machine. Ma quella è tutta un’altra storia.

David Bowie – Serious Moonlight DVD (Emi)


www.davidbowie.com
www.bowiewonderworld.com
www.velvetgoldmine.it
www.emimusic.it

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David Bowie DVD


 

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