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Banquete

Anticorpi. Antibodies.

Il Design dei Fratelli Campana.

di Stefano Bianchi

Una babilonia di panda, coccodrilli, squali, tigri, leoni. Vi sedete sopra ed è subito Banquete, la poltrona ispirata ai venditori ambulanti che a San Paolo ripongono in una cesta la mercanzia di animali in pelouche per poi trasportarla sulla testa. Una sedia fatta di legno e setole, che si chiama Jenette come l’amica che l’ha commissionata, sfoggia uno schienale di fibre utilizzate per le vecchie scope. Schegge di cassette della frutta danno vita alla poltroncina Favela, che narra il caos delle baraccopoli brasiliane. 450 metri di corda rossa, si arrotolano e annodano intorno a una struttura metallica fino a formare la poltrona Vermelha. Una stella marina e un litigioso intreccio di alligatori, si trasformano nei divani Aster Papposus e Kaiman Jacaré. Striscioline di stoffa, plastica e tappeti, che ricordano la povertà dei materassi rattoppati, diventano un pouf di nome Sushi. È arte, non c’è dubbio, il design del ready-made e dell’object trouvé creato dai fratelli Fernando e Humberto Campana. Un non-si-getta-mai-via-nulla “glamour” che cita (consciamente? inconsciamente?) gli assemblaggi di rottami, oggetti, carta, ferro di César, Arman, Spoerri, Tinguely, Rotella, Rauschenberg. Trionfo dello scarto: cucito, forgiato dalla manualità artigianale. Fernando (1961) sognava di fare l’attore. A Brotas, dov’è nato anche suo fratello, non si perdeva nemmeno un film neorealista di Vittorio De Sica e Roberto Rossellini. E poi le pellicole con Totò, Lando Buzzanca e Franco Nero, Teorema girato da Pier Paolo Pasolini… Storie d’Italia. Facce d’Italia come quelle dei nonni, che all’inizio del ‘900 emigrarono da Rovigo e da Lucca per lavorare nelle piantagioni di caffè. Nell’83, alla Biennale di San Paolo, Fernando cambia idea. Mentre fa da guida ai visitatori, scopre il succo della creatività. E allora si mette ad aiutare Humberto (1953), che anziché fare l’avvocato ha messo su bottega e realizza specchi intarsiati di conchiglie. Quest’ultimo, nell’87, costruisce una sedia con una lastra d’acciaio a mo’ di schienale da cui ritaglia una spirale. La battezza Negativo. Fernando, prende la spirale che Humberto aveva scartato e la trasforma nel poggiaschiena di una nuova e più leggera seduta: Positivo.

Nell’89, alla Nucleon Gallery di San Paolo, la coppia presenta le sedie in ferro Desconfortàveis (Scomode) che puntano sull’errore umano celebrando la poetica della scomodità. È l’incipit del loro stile bizzarro, spudorato, surrealista, cromaticamente vivo come la natura subtropicale, multietno come San Paolo, qua e là barocco ripensando all’arte sacra portoghese. Funzionale, soprattutto, come il design italiano che più hanno amato: quello di Andrea Branzi, dei fratelli Castiglioni e della modernista Lina Bo Bardi, architetto romano che viveva in Brasile. 160 e più pezzi tratti dalla loro creatività, frutto del riciclo e dell’abile fusione di materiali naturali e sintetici, sono in mostra alla Triennale di Milano con l’obiettivo di far scoprire a chi osserva “l’arte della sopravvivenza”: definizione che i Campana utilizzano per descrivere oggetti e mobili/sculture all’apparenza contraddittori, paradossali, poco utilizzabili. Come la Children Chair fatta d’una cartapesta come quella dei contenitori per le uova; la Fruit Bowl dalla polpa cartacea; il Waste Basket in pelle e materia organica; la caotica, gialla, filamentosa poltrona Yellow Corallo. E (blitz nell’abbigliamento) la maglietta Lacoste letteralmente invasa da decine di piccoli marchi del coccodrillo e confezionata in una favela di Rio de Janeiro (perché è nelle favelas che si diventa artigiani per necessità). In una parola: Anticorpi. All’apparenza fragili, in realtà resistentissimi. Che s’ispirano alle foreste pluviali del Brasile, alla spontaneità dei venditori ambulanti, alle capanne della povertà, a certe pellicole (come 2001 Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, che diede a Fernando l’idea di assemblare un’astronave giocattolo di cactus e bambù) e a certa musica (spesso ripensano, i fratelli, a quando negli Anni ’60 e ’70 pranzavano sotto un pergolato d’uva ascoltando i successi di Rita Pavone e le canzoni del Festival di Sanremo).

Sono 21 gli anni di sodalizio fraterno e artistico che seguono un percorso espositivo con biografie, foto, un’intervista filmata e la partecipazione straordinaria di Negativo e Positivo. Dopodichè, ecco i Frammenti: sezione con le opere nate dall’assemblaggio di elementi simili per materiali e dimensioni (la poltroncina Favela, una scultura astratta in terracotta che Humberto creò nell’82); gli Ibridi, miscuglio di materiali differenti che vede nascere la sedia-scultura in vimini e cristalli e il tappeto Animado in pelle di mucca ed erba sintetica; gli Objects trouvés, riciclaggio di oggetti prefabbricati; Linee morbide/Linee rette, che si concentrano su mobili e accessori dalle strutture lineari che sembrano riprodurre la giungla reale e la giungla metropolitana con rimandi continui alla contraddittoria vita brasiliana; gli Organics, oggetti che copiano le loro forme dalle creature viventi; i Flexed Planes geometrici, dalla superficie liscia, realizzati con materiali industriali: vedi il tavolino da appoggio Inflavel, le mensole Labirinto, la poltrona Cone; i Paper Pieces, ottenuti con materiali d’uso quotidiano: versatili, come il cartone ondulato; Cluster: il primo oggetto, uno specchio, realizzato da Humberto Campana all’inizio degli Anni ’80 utilizzando come decorazioni centinaia di conchiglie raccolte in spiaggia. Anticorpi. Come la “foresta” di vasi kolossal, in resina, coi rami annegati, che s’illuminano proiettando ombre inquietanti e suggestive. Installazioni chiamate Nativo. «Si rimane scioccati», spiega Humberto. «Come spesso facciamo nel nostro lavoro, abbiamo creato una fusione molecolare di 2 materiali unici per crearne un terzo». Gli fa eco Fernando: «Abbiamo pensato a parassiti, a batteri in qualche modo collegati alla mostra. Quei giganteschi vasi, danno vita al nuovo anticorpo del nostro lavoro, la resina, che contrasta con elementi della natura, paglia e rami. Queste fusioni di corpi, creano gli anticorpi». Che ad uno ad uno vengono assemblati nell’Estúdio Campana, ricavato da un vecchio garage nel quartiere di Santa Cecilia, a San Paolo, dove convivono immigrati coreani, ebrei e nordestinos. Qui, all’insegna del multiculturalismo, il pensiero di Fernando e Humberto si traduce in design.

Anticorpi
Antibodies
Fernando & Humberto Campana 1989-2010
Fino al 16 gennaio 2011, Triennale, viale Alemagna 6, Milano
tel. 02724341


www.triennale.it

www.triennaledesignmuseum.it

www.campanas.com.br

CoolMag Tube: http://www.youtube.com/watch?v=VVuQZBIX1t4

Foto: Banquete, 2002, © Estudio Campana, Fernando Laszlo
Vermelha, 1993
Sushi, 2002
© Edra
 

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VermelhaSushi Pouf


 

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