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Mauro Pagani

Mauro Pagani.

Foto di gruppo con chitarrista.

di Peppo Delconte

Il romanzo di Mauro Pagani, Foto di gruppo con chitarrista, descrive il percorso di un nomade musicante che attraversa 10 anni cruciali della nostra storia recente. Ma è anche - e forse soprattutto - un pretesto per parlare di musica. Il protagonista è Sonny, chitarrista errabondo, formatosi nel magma rovente del blues ma costretto a sbarcare il lunario suonando in orchestrine più o meno mercenarie e predestinato a un’oscura esistenza di cercaguai. La sua storia è raccontata con un linguaggio spiccio, senza raffinatezze letterarie, un po’ da Bukowski dei Navigli. I suoi pellegrinaggi, lo portano ad attraversare mezzo mondo fra avventure e incontri imprevedibili, molte sbronze, qualche “droga-party”, un paio di naufragi sentimentali e migliaia di giorni senza un soldo in tasca. Fra i colleghi che incontra, ce n’è uno che diverrà suo amico fraterno: si chiama Mauro, e a differenza di Sonny sembra un musicista nato sotto una buona stella. Cosa unisce 2 caratteri e 2 destini così diversi? L’insoddisfazione e la rabbia che li spinge contro la logica del mercato e i padroni del vapore; la passione che li consuma alla ricerca della vera musica... E la lettura di questo libro (così fitto di echi autobiografici), suggerisce quasi da subito che il suo tema fondamentale sia proprio questo: l’eterno ritornello della Musica Ribelle, quasi una ricerca del Santo Gral.

Il primo capitolo, Milano, dicembre ‘69, ci introduce in una città piena d’energia, sfacciata e vitalissima. Pensioncine pidocchiose e localacci frequentati da studenti in rivolta, artisti squattrinati, “gangsters” e ragazze di vita. Sonny s’immerge subito in una manciata di giorni fatidici: dal lancio delle uova con la vernice rossa, alla prima della Scala, fino alla bomba alla Banca Nazionale dell’Agricoltura in piazza Fontana. Giorni che segnano, per la società italiana e soprattutto per i giovani, la fine di una stagione magari un po’ folle ma piena di speranze e l’inizio di un’altra stagione ben più cupa. Ma, oltre a questo, per il nostro protagonista quei giorni rappresentano la fine di un amore pericoloso e la decisione di lasciare Milano per iniziare una vita randagia. L’amico Mauro, invece, entra come flautista e violinista in un gruppo rock che sta per affrontare un debutto fortunatissimo, fino a raggiungere i primi posti delle odiatissime “charts”. I 2 amici sono destinati a incrociarsi ancora molte volte (prima a Londra, poi a Miami, a Cuba e di nuovo a Milano) e a scambiarsi esperienze e opinioni sulla professione, la politica, la vita... Sonny avrà l’occasione di ammirare in concerto la PFM e di coglierne le ragioni del successo (“Forse un po’ troppe note, ma... c’era tutto quello che ci doveva essere: potenza, bravura, spavalda ruffianeria...”). Mauro invece, nonostante tutto, si sente ancora immaturo. Tutt’altro che convinto della musica che fa, e di come la fa. Ad aiutarlo nelle sue metamorfosi, sarà proprio la filosofia ascetica dell’amico Sonny (“Per un po’ ho strimpellato, più per fare il ganzo che per altro, poi un bel giorno la Musa dalle gambe larghe, come la chiamava il mio maestro di chitarra, mi ha preso l’anima e per tutto il resto non sono rimaste che briciole...”). La sua dedizione totale allo strumento e alla ricerca musicale, è diventata l’unica cosa che conta davvero. Tutto il resto (politica, amori, denaro, successo) è marginale. Mauro non è così “talebano”, ma passo dopo passo scopre che solo su quella strada si può curare la propria insoddisfazione. Quando ritrova Sonny all’Avana nel ’78 (in occasione di un Festival Mundial de la Juventud dove si ascoltano i migliori gruppi di musica popolare di ogni parte del pianeta), Mauro ha già lasciato la PFM ed è sbarcato a Cuba con alcuni compagni del Canzoniere del Lazio e con Demetrio Stratos, voce degli Area. Il progressive rock italiano, che per alcuni anni gli era sembrato la cosa più vitale e autonoma creata dai musicisti nostrani, si stava ormai consumando nelle sue contraddizioni e nell’ottusa incompetenza dei padroni della musica. Era indispensabile cercare una strada alternativa che passava attraverso molte contaminazioni etniche (e molti scontri con il potere dei discografici). Quando il progetto con Demetrio è quasi messo punto, accade l’imponderabile: una crudele malattia distrugge in breve tempo il poderoso fisico del cantante greco.

L’ultimo capitolo (Milano, giugno ’79) si chiude con il funerale di Demetrio. C’è anche Sonny, che ha appena concluso l’avventurosa gestione di un locale sui Navigli, evitando per un pelo una disastrosa bancarotta; e c’è Mauro con la sua compagna. Insieme, piangono l’immatura scomparsa dell’amico. Ma anche la fine di un altro decennio di illusioni (“La Grande Macchina del Consumo è ripartita a tutto vapore e nessuno riuscirà a fermarla...”). Il seguito della storia si può solo intuire: Sonny riprenderà i suoi vagabondaggi, mentre Mauro riuscirà di tanto in tanto a incrociare di nuovo la sua buona stella, come nei giorni in cui con Fabrizio De André contribuirà alla realizzazione di 2 capolavori della musica italiana come Creuza de Mà e Nuvole. Il tutto, però, senza più illudersi di riuscire a deviare il corso del fiume di volgarità che ormai domina l’industria culturale. Comunque, la scelta dello scrittore di concentrare il suo racconto dal ‘69 al ‘79 è assai significativa: sul finire degli Anni ’60, si delinea il tramonto dell’utopia politica; 10 anni dopo, almeno in Italia, cala il sipario anche sul sogno di una musica alternativa capace di conquistare le masse giovanili e di seppellire definitivamente i falsi miti. Non è casuale che proprio in quei giorni viene fatta risorgere la mummia del Festival di Sanremo... Per Mauro Pagani, il progressive rock italiano (di cui PFM e Area sono state l’Alfa e l’Omega, le esperienze fondamentali) ha rappresentato lo sforzo più significativo da parte dei musicisti italiani di trovare una propria identità, svincolata dalla colonizzazione angloamericana; ma alla fine degli Anni ‘70 la stagione d’oro si è già conclusa. La ricerca, naturalmente, poteva continuare nei territori infiniti della musica etnica, del jazz d’avanguardia e della migliore canzone d’autore. Ma giorno dopo  giorno, si spegnevano le speranze di uscire da un mercato di nicchia. Il merito principale del romanzo di Mauro Pagani è proprio quello di invitarci a riflettere su un decennio così decisivo, senza inutili smancerie da nostalgici. Giusto per ricordarci “non com’eravamo, ma come avremmo potuto essere”.

Mauro Pagani, Foto di gruppo con chitarrista, Rizzoli, Collana 24/7, 364 pagine, € 17.50

http://rizzoli.rcslibri.corriere.it/rizzoli/

Foto: Stefano Moro



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