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De Andre Sardegna

Fabrizio De André.

Multimediale.

di Peppo Delconte

Sono già passati più di 10 anni dalla sua scomparsa. E nel panorama di miseria musicale che ci circonda, il vuoto da lui lasciato è diventato una voragine. Eppure, non è certo stato dimenticato. Anzi, in troppi continuano a lanciarsi in dissennati rituali commemorativi che servono soltanto a far riflettere su quello che manca veramente (il talento dell’autentico artista, non la smania mitologica). Per questo, va salutato come una rispettabile eccezione l’affettuoso omaggio che Genova ha voluto fare al suo artista più popolare dal dopoguerra a oggi. Il carattere di eccezionalità di Fabrizio De André – La Mostra, sta in un progetto che non si abbandona ai soliti contorcimenti nostalgici e al rimpianto dei tempi passati, ma sceglie la possibilità di continuare a fruire le sue opere affidandosi ai linguaggi del futuro: le nuove tecnologie, la multimedialità. Il percorso interattivo, proposto da Studio Azzurro (importante gruppo internazionale di videoarte) e allestito con la collaborazione di Sp10studio, si sviluppa in 5 sale nel Sottoporticato di Palazzo Ducale.

La prima sala (la più grande) affronta la poetica di De André, allineando su 6 grandi schermi le sue principali tematiche: Genova, le donne, l’anarchia, gli ultimi, la guerra, la morte. Fra uno schermo e l’altro, sono posizionati oggetti delle scenografie dei concerti, stesure più o meno provvisorie dei testi delle canzoni, lettere, agende e altri reperti di una vita. La seconda sala, è quella dedicata alla musica. Il gioco si svolge su 3 tavoli interattivi e un quarto con le copertine. Il visitatore ne sceglie una e appoggiandola sui tavoli interattivi ottiene un’ampia visualizzazione relativa a quel disco e all’epoca in cui è stato realizzato. La terza è la sala dei tarocchi, dove alle varie carte si viene abbinando l’inesauribile repertorio di personaggi inventati nelle sue canzoni. Nella quarta sala (quella più strettamente biografica), ci si avvale di speciali banchi ottici per passare in rassegna le immagini e le stagioni del suo viaggio terreno. La quinta e ultima, è attrezzata come una piccola sala cinematografica dove passano di continuo oltre 5 ore di contributi video della RAI, in una selezione curata da Vincenzo Mollica e comprensiva anche di alcuni inediti. Il tutto, ben lontano dalla banale esposizione di cimeli, propone un dialogo personalizzato con ogni singolo visitatore, in grado - come si esprimono i responsabili del progetto – “di conservare uno sguardo che si è dimostrato attento, lucido e dissacratorio… per far sì che continui a contaminare il nostro immaginario”. E il risultato è davvero un’esperienza emozionale, che vale sia per chi non conosce tutto di De André, sia per chi lo ha seguito da sempre.

Personalmente, appartenendo alla stessa sua generazione ed essendo originario della stessa regione, ho ascoltato Fabrizio dai tempi dei primi 45 giri della Karim. Ma solo sul finire degli Anni ‘60, quando cominciava la cupa stagione dei bombaroli, ci siamo conosciuti. Per alcuni mesi, sono stato l’ufficio stampa della sua casa discografica: non che fosse una gran fatica presentarlo ai colleghi giornalisti, comunicare l’immancabile vittoria al Premio della Critica Discografica (che allora aveva un suo peso specifico) e partecipare alle discussioni sui nuovi prodotti in cantiere. Tutto qui, perché in quei giorni Faber non voleva neanche sentir parlare di esibizioni dal vivo. Ma proprio allora stava preparando una nuova canzone dalle inconsuete (per lui) cadenze rock, Il pescatore. Per la prima volta lo accompagnava in studio un giovane gruppo, i Quelli, che poi si trasformeranno in PFM. Fu una di quelle virate improvvise che il suo carattere difficile e sempre insoddisfatto gli imponeva. Toccherà di nuovo ai ragazzi della Premiata Forneria Marconi fargli vincere definitivamente la paura del palco, parecchi anni dopo (sul finire dei ‘70) con un tournecessariamente storico”. E, guarda caso, nel 1984 sarà Mauro Pagani (che era stato il primo violinista della PFM) a collaborare con Faber per la realizzazione del capolavoro Creuza de mà, la grande virata che inaugurava l’ultima stagione d’oro dell’artista. Scoprendo la funzionalità del dialetto e degli arrangiamentietnici”, Fabrizio era riuscito a placare almeno in parte la sua eterna insoddisfazione e a riproporre in una veste nuova per i concerti tanti gioielli delle sue stagioni passate. Le virate decisive della sua difficile navigazione sono partite forse proprio da quello studio di registrazione, in cui cercava i suoni giusti per quella canzone dalle inconsuete cadenze rock. In fondo, ogni appassionato si porta addosso il suo De André, ha la sua manciata di brani preferiti, i suoi ricordi di concerti incancellabili… Per questo io ritengo che nella Mostra di Genova, la sala più originale e forse la più magica rimane quella dei tarocchi: l’ondata dei personaggi quasi travolge i visitatori davanti alle lavagne “touch screen”. Quale nome scegliere? Il Miché, Marinella, Piero, Bocca di rosa, Carlo Martello, il Gorilla, Tito, il suonatore Jones, il Giudice, il Bombarolo, Andrea, Sinan Capudan Pascià, Jamina, Don Raffaè, il Pescatore, Geordie, Nina, Princesa e molti altri ancora… Una folla davvero impressionante. Una miriade di maschere per un solo, straordinario cantastorie.

Fabrizio De André
La Mostra
Fino al 3 maggio, Palazzo Ducale, Sottoporticato, piazza Matteotti 9, Genova
tel. 0105574064 -65

www.palazzoducale.genova.it

Fino al 15 maggio 2011, Rotonda della Besana, via Besana 12, Milano
tel. 025455047

Catalogo Silvana Editoriale, € 12.90

Video di presentazione Fabrizio De André – La Mostra:
http://www.youtube.com/watch?v=-W6gcoJt15w

Foto: Fabrizio De André impara a suonare la chitarra durante una vacanza in Sardegna, Natale 1955-56, archivio Fondazione Fabrizio De André Onlus
Fabrizio De André a Boccadasse, 1976, archivio Rizzoli
     

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