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Rat Pack Libro

The Rat Pack.

Quei «bravi ragazzi» dell'American Dream.

di Stefano Bianchi

Ne scelgo uno a caso, di quegli show. Villa Venice Night Club, Chicago, “sold out” dal 26 novembre al 2 dicembre 1962. Il primo a entrare in scena, ogni sera, è Dino Paul Crocetti, origini molisano-abruzzesi, in arte Dean Martin. Sguardo acquoso, ammiccante gestualità, camminata ciondolante, attacca con un “medley” che mette al tappeto la platea: Drink To Me Only With Thine Eyes/When You’re Smiling/The Lady Is A Tramp. Dopodichè passa da I Left My Heart In San Francisco a Volare di Domenico Modugno (storpiando come al solito la lingua italiana), fino a On An Evening In Roma. La sua voce, di velluto, ogni tanto derapa impercettibilmente: come se a cantare fosse un giulivo ubriacone. Il suo pezzo forte è When You’re Smiling, “etilicamente” adattato per il concerto: “Quando bevi/Tutto lo spettacolo ti piace/Quando bevi/Ti fa pensare/E cambia il tuo punto di vista/Ma quando sei sobrio/La vita è sofferenza/Quindi continua a bere/Perché è ciò che piace fare a me”. Risate. Fragorose. Di donne ingioiellate e di uomini in smoking. L’America che si pavoneggia. Dean Martin va sul sicuro: far finta d’aver alzato un po’ troppo il gomito, è il suo asso nella manica. L’idea, era venuta allo sceneggiatore Ed Simmons: «Ladies and gentlemen, direttamente dal bar, Dean Martin!», esclamò all’Hotel Sands di Las Vegas quando vide Dino salire sul palco col bicchiere colmo di whiskey, eppoi dirigersi verso il direttore d’orchestra e domandargli con quella voce impastata: «Cosa ci fa tutta questa gente nella mia camera?». Si stava avvicinando la primavera del ’57, e Dean Martin si ritrovava il morale sotto i tacchi, dopo che il remunerativo sodalizio cinematografico con Jerry Lewis era scoppiato. Ci voleva un colpo d’ala, e con la “boutade” dell’ubriacone la sua carriera riprese a girare a mille.

Il secondo a entrare in scena, è Francis Albert Sinatra di Hoboken, in arte Frank Sinatra. Famiglia italo-americana, anche la sua. Sicilia. S’avvicina al microfono, il "crooner maximo", e attacca con lo swing di Goody Goody. Poi, The Voice, titilla le donne ingioiellate con Chicago e When Your Lover Has Gone; Please Be Kind e You’re Nobody Till Somebody Loves You. Vien giù dagli applausi, il teatro. Normale, quando c’è in ballo Ol’Blue Eyes. Il terzo a entrare in scena è Sammy Davis jr. di Harlem, New York. Nero ed ebreo, figlio di 2 ballerini di vaudeville. Voce senza “se” e senza “ma”. Adrenalinica. Sgranata. What Kind Of Fool Am I, la canta da dio. Poi, pizzica Out Of This World, She’s Funny That Way, Hey There. La sua faccia asimmetrica, che pare sempre sul punto di crollare, sottolinea “cabarettisticamente” ogni strofa, ogni passaggio dell’orchestra. Fila dietro le quinte, Sammy, e riappare Frank. A braccetto con Dean. Gigioneggiano, si danno di gomito, trasformano Brazil, Dancing With Tears In My Eyes, I Can’t Give You Anything But Love, A Foggy Day, in una scarica di botta-e-risposta. Sammy, torna in scena. Il Rat Pack, adesso, è al completo. Intona Impressions, per poi spezzarsi ancora. Frank & Sammy, ci danno dentro con Me And My Shadow. E Dean & Sammy, con Sam’s Song. Ma il pubblico li vuole tutti e 3, sul palco. Si è svenato, per godersi il Rat Pack. E allora Frank Sinatra, Dean Martin & Sammy Davies jr., come un’ugola sola, cavalcano Birth Of The Blues dopo aver inanellato “gags” a ripetizione. Anarchiche. Eppure pianificate al millimetro. Del tipo: sfottere la Bourbon-manìa di Dean Martin, inguaribile beone, e la “negritudine” di Sammy Davis, che si era arrampicato in cima allo show business, sfidando la discriminazione razziale. E il Rat Pack lo aveva sempre difeso, boicottando quegli alberghi e quei casinò del Nevada che si erano rifiutati di servirlo, per la sola colpa d'essere nato “negro”.

Applausi da spellarsi le mani e intrighi sul filo del rasoio. Dentro lo show business. Fuori dallo show business. Al trio, talvolta “accidentalmente” allargato da 2 attori (Peter Lawford e Joey Bishop) e da un’attrice (Shirley MacLaine) per sottolineare ancor di più un’epoca (fra gli Anni ’50 e i ’60) edonistica e spettacolare, è dedicato il libro Rat Pack. Quei «bravi ragazzi» del sogno americano, scritto dal giornalista e scrittore Javier Márquez. Un po’ biografia, un po’ romanzo storico. Avvincente, in parecchi passaggi, come la sceneggiatura d’un film. Rat Pack. Branco di topi. Nato al debutto dei Fifties, a Beverly Hills, nella villa di Humphrey Bogart e Lauren Bacall. I quali, stanchi della solita, melensa musica che faceva da “soundtrack” alle feste di Los Angeles, ingaggiano artisti sopra le righe, politicamente scorretti, per dar vita a parties tutt’altro che ingessati. In uno di questi swinganti “baccanali” d’alto tasso alcolico, Dean Martin incontra Frank Sinatra. Ed è Lauren Bacall a sorprenderli in salotto all’alba, sfiniti e sbronzi e in gaudente compagnia. Li guarda ed esclama: «Sembrate un maledetto branco di topi!». Appunto. Un marchio di garanzia. Via via gestito con insolenza e oculatezza da Sinatra, il “capoccia” del “branco”. Soprannominato il Presidente della Giunta per quell’aria da boss che gestiva tutto, del Rat Pack: dai voli su aerei privati, per i concerti e le feste da un casinò all’altro d’America; agli “appuntamenti” in agenda con ragazze ben liete d’infilarsi sotto le lenzuola di qualche “ratto”. Ma soprattutto, “occhiblù” si mette a trescare coi mafiosi. In modo sempre più disinvolto. Mentre a Dean e a Sammy era capitato di dover soddisfare le richieste di qualche “picciotto” (biglietti di prima fila in qualche show, nulla di più) e la cosa finiva lì, senza compromettersi, Frank “bacia le mani”. Senza porsi problemi. Nel ’53, in calo di popolarità e in rischiosa sbandata per Ava Gardner, elemosina al capomafia Sam Giancana il ruolo da protagonista nel film Da qui all’eternità di Fred Zinnemann. Il boss parla col produttore e il regista, e Sinatra non solo ottiene la parte ma vince addirittura l’Oscar. «Frank era un tipo gentile e generoso», disse una volta Gene Kelly. «Se gli dicevi che ti piaceva la sua cravatta, te ne mandava una uguale. Se gli dicevi che ti piaceva il suo vestito, il giorno dopo ne ricevevi uno a casa. Se gli dicevi che ti piaceva la sua ragazza, il giorno dopo venivano a farti visita due scagnozzi di nome Carmine e Nunzio».

Il che la dice lunga sulle “frequentazioni” di The Voice. Il quale, con o senza Rat Pack, si spinge sempre più in alto. E la politica c’entra, eccome. Joseph Kennedy gli chiede di dare una spintarella al figlio John in campagna elettorale? Sinatra gli procura voti “mafiosamente” garantiti. E il 20 gennaio 1961, nella serata inaugurale della presidenza, dopo aver battuto Richard Nixon per soli 118.574 voti, John Fitzgerald Kennedy lo ringrazia di cuore: «Siamo tutti in debito con il nostro grande amico Frank Sinatra. Prima di imparare a cantare, già raccoglieva voti in un settore democratico là nel New Jersey. Ora, questo settore è cresciuto fino a coprire tutto il Paese». Salvo, poi, voltargli le spalle. Il rapporto col Rat Pack, valvola di sfogo per i suoi adulteri (leggi Marilyn Monroe) sempre e comunque protetti da Sinatra, cominciava a diventare rischioso. Meglio passare la mano, senza insospettire Jackie. Dando al fratello Bob carta bianca nella lotta contro il crimine organizzato, mafia inclusa. Sciacquandosi, così, la coscienza. Ma siccome vendetta chiama vendetta, anni dopo Frank Sinatra sosterrà la candidatura di Ronald Reagan a governatore della California. E per anni, il direttore dell’FBI J. Edgar Hoover lo sospetterà di collusione con la mafia. Ma il crooner, nonostante un documentato fascicolo a suo carico di 2.403 pagine, negherà pubblicamente ogni accusa. Anche nell’81, durante il processo nel quale sarà chiamato a testimoniare. Benchè indagato, non verrà mai ufficialmente incriminato per reati mafiosi. Fine. Ma dopo aver letto questo libro, soffermatevi su quel jazz, su quello swing, sui botta-e-risposta di quelle 3 maiuscole voci. Scovate 2 Cd, in particolare: Eee-O – The Best Of The Rat Pack (Capitol/EMI) e Live & Swingin’ – The Ultimate Rat Pack Collection (Reprise/WEA). Scoprirete lo stile, il talento, il “crooning” di quei “bravi ragazzi”. E capirete perché, nel bene e nel male, l’American Dream non è riuscito a fare a meno di loro.

Javier Márquez, Rat Pack. Quei «bravi ragazzi» del sogno americano, Castelvecchi Editore, 350 pagine, € 22

www.castelvecchieditore.com  

Foto: Dean Martin, Sammy Davis jr., Frank Sinatra, serata di beneficenza per Martin Luther King alla Carnegie Hall, 1963, © Neal Peters Collection
Sinatra “The Voice”, © David Redferns






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Frank Sinatra in concertoDean Martin Sammy Davis Frank Sinatra


 

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