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Willy Montini mezza figura

L'Arte in tiv¨.

Intervista Esclusiva a Willy Montini.

di Stefano Bianchi

Ci sono quelli che in televisione ti vendono (o cercano di venderti) opere d’arte come fossero saponette. La telecamera zooma su un dipinto di Emilio Vedova, rapido giro di valzer di commento (il prezzo? Un affarone! Ed è catalogato qui, là, su, giù! L’autentica? Non una, mille! E ce lo pagherà in tot mesi! A interessi zero!) e subito l’inquadratura si mette a scivolare su un’accumulazione di Arman. E poi su un "décollage" di Rotella. E poi… Vorresti saperne di più su questo o quel quadro (Informale? Futurista? Pop?), farti perlomeno raccontare schegge biografiche di questo o di quell’artista. E invece il televenditore cosa fa? Ti enumera, immancabilmente, i musei che espongono opere di Mario Schifano: cioè tutti, dal Beaubourg di Parigi al Guggenheim di New York, dal Manzanarre al Reno, dalla Terra fino a Marte. Tanto, cosa vuoi che ne capisca chi ci segue? E invece lo sai benissimo che Schifano è sì nei musei: prestigiosi, ma italiani. 
 
Ci sono quelli, invece, che in televendita è tutto un Fantastico! Da sogno! Capolavoro assoluto! Che un graffitista sconosciuto, verrà battuto all’asta come Pablo Picasso. Che si offendono, ti guardano in cagnesco e ti fanno sentire anche un po’ in colpa se non telefoni subito, prenoti l’opera e te la fai recapitare a casa. Ma poi, vivaddio, c’è Willy Montini. Su Artetivù. Frequenze di Sky 885 e Canale Italia. Al sabato dalle 14 alle 17 e alla domenica dalle 10 alle 13. Che ti propone l’arte, anziché sbattertela in faccia. Che te la fa scoprire. Centellinare come un buon vino d’annata. Giostrando aneddoti, didattica, storia, regole del mercato. Classe 1965, genovese, Willy Montini è l’essenza della televendita. Destinata a chi ama l’arte, e nel suo piccolo s’impegna a collezionarla come un bene prezioso. In questa eternità di tv spazzatura, credetemi, non è poco.         

L’arte in tivù ha fatto boom. Come te lo spieghi?
«C’è un dato su cui riflettere. La vendita in diretta di opere d’arte, così come la facciamo noi ad Artetivù (che è poi il metodo di Telemarket, diversificato nelle varie tipologie), è un’esclusiva tutta italiana. Non esiste negli altri mercati. Ci sono canali tematici come il franco-tedesco Arte; o di televendita 'multi-purpose', come accade in Inghilterra e negli Stati Uniti. Nulla, però, è paragonabile a questa realtà».
Che sta dando ottimi risultati. Ma perché si dovrebbe tele-acquistare un quadro?
«Ti riferisci alla diffidenza del pubblico? Certo, all’inizio c’è stata. ‘Come si fa a comprare un’opera d’arte in televisione?’, sentivo dire. Ma era la medesima diffidenza che scatta nell’approcciare una galleria d’arte. Ancora oggi, ci sono moltissime persone che potenzialmente potrebbero acquisire un quadro o una scultura, ma non lo fanno perchè non hanno il coraggio ‘fisico’ di entrare in una galleria d’arte: luogo ‘alto’, esclusivo, che mette soggezione. E non sempre raggiungibile, se abiti in un paesino sperduto anziché in città. Ti può incuriosire, un’opera d’arte. Ma come? Abbonandoti a qualche rivista di settore, andando alle mostre o alla fiere (mettendo però in preventivo che devi andartele a cercare). Diventa estremamente difficile poter scegliere, e poi decidere di comprare. E qui si innesca il meccanismo della televendita: mettere a proprio agio il potenziale cliente, togliendogli di dosso soggezioni e diffidenze».
Ma il pubblico è imprevedibile, variegato, umorale…
«Questione di target. Si va dal semplice curioso, a chi vorrebbe comprare il primo quadro della sua vita, fino al più informato, a chi possiede già opere d’arte, a chi cerca la cosa speciale, al grande collezionista. Il gallerista cosa fa, quando prepara una collettiva o una personale? Manda inviti e crea l’evento cercando di catturare il maggior numero di potenziali clienti. In televisione, il meccanismo viene ribaltato: esponi in vetrina ciò che vuoi (dal multiplo a Pablo Picasso, dal giovane esordiente a Marc Chagall) e ti offri a qualunque tipo di cliente. Spari, per così dire, in un target gigantesco, omnicomprensivo. Entri nelle case e dai l’opportunità a chi lo desidera di seguirti comodamente seduto in poltrona. Chiacchieri, spieghi, fai scegliere arte, accendi la curiosità».
Ti definisci “propositore”…
«Spontaneo, vorrei aggiungere. Per il fatto di essere cresciuto in una famiglia di appassionati d’arte: mio nonno è stato fra i primi banditori d’asta in Italia, mio padre un grande esperto che mi portava alle mostre d’arte moderna e contemporanea, alle case d’asta e negli studi dei pittori. Esperienze vissute. Arte vista coi miei occhi, anziché sui libri. Che fortuna!».
Cosa ricordi, in particolare?
«Proponendomi in diretta televisiva, ogni settimana, da tanti anni, mi succede spesso di raccontare qualche aneddoto. Sensazioni vissute da bambino: quando, ad esempio, andai con papà nello studio di Giorgio De Chirico, sopra Trinità dei Monti. Oppure sempre a Roma, sul Lungotevere, quando raggiungemmo Schifano e lui ci accolse sfrecciando in bicicletta fra le mura domestiche, in mezzo a decine di televisori accesi. E poi Arman, incontrato quando lavoravo a Telemarket. Accettò di intervenire come ospite in trasmissione e preparò puntigliosamente con noi la scaletta».
Cosa ti ha spinto a creare, 3 anni fa, Artetivù?
«Per anni ho condotto le televendite in altre aziende, dove prestavo la mia esperienza in funzione di opere scelte da altri. Andavo in onda, e mi ritrovavo come quell’attore che entra in scena senza sapere qual è il copione. Trovavo un’esposizione già allestita, personale o collettiva che fosse, e mi si chiedeva di vendere quadri che non avevo selezionato. Dopo questa esperienza comunque formativa, ho deciso con Artetivù di compiere il fatidico passo: cercare personalmente le opere e presentarle al pubblico. Comportarmi come la guida che ti accompagna a una mostra. Spiegare un quadro, confrontandone l’immagine reale con quella riprodotta».
Sei un collezionista?
«Non proprio. Raccolgo oggetti, libri d’artista, cataloghi. E qualche quadro legato a un’emozione particolare. Possiedo poche opere, d’affezione: 2  Jiri Kolár , un paio di lavori di Guglielmo Achille Cavellini (di cui uno con la cravatta con le sue scritture, cui tengo moltissimo), un informale ad olio di Alfredo Chighine e alcuni piccoli Scanavino. Ho una spiccata predilezione per gli stravaganti, la linea folle dell’arte: fra i moderni, i dadaisti Man Ray, Marcel Duchamp, Francis Picabia. Indietreggiando nei secoli: Piero di Cosimo, Hieronymus Bosch…».
Se ti dessero l'opportunità di trasferire sotto casa un museo, quale sceglieresti?
«Il Prado, a Madrid. La sala dove sono esposti i Velázquez, vale da sola mille musei. Così come l'ultimo piano, che espone la Quinta del sordo e le Pinturas Negras di Francisco Goya. E poi, volendomi giocare un’altra chance, la Fondazione Burri a Città di Castello: soprattutto l’ultima parte, negli ex essiccatoi del tabacco, che mette in mostra i grandi neri dell’artista umbro. Un luogo magico. Il miglior modo per comprendere il succo dell’arte moderna».
Quali opere d’arte ti porteresti su un’isola deserta?
«Il Trittico delle Delizie di Hieronymus Bosch, Il Grande Vetro di Marcel Duchamp, Marte il Dio della guerra di Diego Velázquez e il Residuo che Emilio Scanavino dipinse negli Anni 50».
Che musica ascolti?
«Di tutto. Ma alla fine entrano in gioco i miti giovanili: Pink Floyd, Bob Marley… E ascolto parecchio jazz: dai classici, come Miles Davis e John Coltrane, all’avanguardista Rahsaan Roland Kirk».
Non credi che ogni mostra, dalla galleria d’arte al museo, debba avere musica in sottofondo?
«Sono d’accordo. Alla Fondation Beyeler di Basilea, ad esempio, la gran parte degli ambienti è sonorizzata. Nella sala riservata alla grande versione delle Ninfee di Claude Monet, viene diffusa La Mer di Claude Debussy».
Dove andrà l’arte?
«Nella parte conclusiva del libro Lezioni americane di Italo Calvino, viene riportata una frase di Paul Valéry: ‘La filosofia deve essere portatile’. Come l’arte, aggiungo io. Che deve essere ‘infettiva’, in senso positivo. E diffondersi dappertutto, in modo spontaneo».

Artetivù

Sede centrale: via Porta Est 7, Marcon (VE)
tel. 0415950322.

Uffici: corso Porta Nuova 3, Milano
tel. 026575078


www.artetivu.com

Foto: Gaetano Fracassio
Marcel Duchamp, La Mariée mise à nu par ses Célibataires, même (Il Grande Vetro), 1915-1923, Philadelphia Museum of Art
Diego Velazquez, Marte, el Dios de la Guerra, 1639-1640, Museo Nacional del Prado, Madrid   



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Il Grande Vetro DuchampMarte Diego Velazquez


 

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