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Mai fragole a dicembre

Nutriamoci seguendo le stagioni.

Intervista a Licia Granello.

di Alberto Balestra

I pomodori di una volta. Due foglie di basilico, un giro d’extravergine e il gioco è fatto. Con la mozzarella, diventa Caprese. Ma se è Bufala seria, meglio affondarci i denti in beata solitudine. La mortadella tagliata a cubetti. Con flûte di bollicine al seguito, aperitivo sexy. Mezza dozzina di ostriche con la stessa flûte? Supersexy”. Inizia così uno dei libri più efficaci e curiosi apparsi finora nel campo dell’enogastronomia italiana: Mai fragole a dicembre di Licia Granello, giornalista di Repubblica.

Il solito compendio di ricette? Solo in piccolissima parte. In realtà, si tratta di una guida divertita e interessante al mangiar sano e buono, con tutte le dritte per gustare sulla nostra tavola (e al ristorante) i migliori prodotti disponibili sul mercato. In base alla stagionalità e all’artigianalità, cercando di evitare le insidie della chimica che si traducono in verdure ricche di pesticidi e mozzarelle avvelenate, salumi strabordanti di conservanti e orate gonfie di antibiotici.

Non mancano preziosi “excursus” sulle cucine del mondo, le scuole per diventare cuochi, diversi piatti della tradizione e non, le piccole scorciatoie salvatempo e salvadenaro per casalinghe (e singles), perfino un’appendice con gli indirizzi più golosi dove trovare (e insieme mangiare e dormire con “charme”) il fior fiore di tutti gli alimenti descritti lungo le quasi 500 pagine, dalla A di acciughe alla Z di zucca. Il tutto, raccogliendo e rivisitando gli articoli che l’autrice, “food editor” affermata, scrive ogni domenica sulle pagine del quotidiano nazionale. E pensare che Licia Granello, una volta, si occupava di calcio...

«È vero. L’ho fatto per vent’anni, seguendo dentro e fuori dal campo squadre come Juventus, Milan e Nazionale. Divertendomi anche molto. Ma il calcio, allora, era verace: oggi troppi soldi, troppi interessi l’hanno drogato in modo forse irreparabile... Per queste ragioni, nel 2000, ho detto basta voltando pagina e passando anima e corpo a uno dei miei hobby preferiti: l’enogastronomia. Che ho imparato ad apprezzare fin da piccola, quando mio padre usava dire “Noi possiamo anche non avere una lira, ma in questa casa non mancherà mai il vino buono, il Parmigiano, l’olio extravergine”. Con questi insegnamenti, difficile non appassionarsi all’argomento. E infatti mi ha dato e continua a dare parecchie soddisfazioni».

Bene. Ma qui si parla di un’enogastronomia del tutto diversa dalle solite recensioni di ristoranti, dalle comparsate di cuochi in tv o dai racconti di bevute esagerate che si leggono di solito sui giornali...
«Certo. Perché questo è il lato che io stessa prediligo da sempre: quello di andare alla scoperta di cosa e di chi c’è dietro quello che ci arriva in tavola ogni giorno. O meglio: quello che buttiamo di fretta nel carrello del supermercato, cercando quasi sempre il prodotto più economico o più pubblicizzato. Da cucinare in 5 minuti, che poi scodelliamo anche ai nostri figli. Peccato che quasi mai, queste scelte, significhino alimenti sani, buoni, genuini. Oltretutto, questa mia curiosità mi porta a scoprire dietro ogni cibo o vino che sia, facce e storie assolutamente uniche e affascinanti. Perché è proprio vero: sono sempre le persone migliori a creare i prodotti migliori. Loro almeno ci mettono il cuore, la passione, l’esperienza».

Ma quali sono le truffe, i trucchi, le furbate da cui dobbiamo guardarci di più?
«Quelle che non ci dicono tutta la verità su ciò che poi mettiamo in bocca: dalle etichette di “Olio toscano” (quando quella ditta non possiede in Toscana nemmeno un olivo), alla mancanza di chiarezza sulla reale provenienza di pesci o molluschi, ad esempio. Dai trattamenti con pesticidi non dichiarati su colture di ortofrutta, alle piccole/grandi adulterazioni silenziose di vini. Visto che sono io la prima a insospettirmi davanti a uno scaffale o a una bancarella, mi piacerebbe che chiunque in Italia avesse strumenti e conoscenze per fare altrettanto. Giusto perché i consumatori possano scegliere finalmente ciò che vogliono mangiare, senza subirne passivamente l’arrivo o la promozione sul mercato. In vista, sia chiaro, di una maggiore salubrità dei prodotti e insieme del nostro fisico. Non dimentichiamo che noi siamo sempre più quello che mangiamo. E mangiare schifezze, non ci garantisce certo una vita molto lunga e molto sana».

Chiaro? Allora, da oggi, il comandamento sarà uno solo: mai fragole a dicembre. Appunto.

Licia Granello, Mai fragole a dicembre, Arnoldo Mondadori Editore, Collana Strade Blu, 473 pagine, € 15

www.librimondadori.it

Foto: Mondadori




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Licia Granello


 

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