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Pamela Des Barres ritratto

Pamela Des Barres.

Io & le altre Groupies.

di Stefano Bianchi

«La groupie? È una donna che ama talmente tanto la musica da voler innescare un rapporto ravvicinato con chi la crea. Augurandosi, in qualche modo, di poterlo ispirare. Quand’ero una teenager sognavo di vivere accanto alle rockstars. E se oggi mi reputo una persona creativa e una scrittrice di un certo successo, lo devo a quei geniali musicisti che ho avuto la fortuna di frequentare e che mi hanno fatta crescere. In tutti i sensi». La Groupie delle groupies, giusto un anno fa, mi ha risposto così. Perché la sua “mission”, Pamela De Barres, l’ha svolta con gran dedizione. Altro che “starfucker”. Altro che puttanella da 4 soldi. Lei, la “geisha” del Flower Power, ha ogni volta amato con tutta se stessa. Pretendendo, in cambio, tutt’altro che la luna: solo un po’ di rispetto. E, possibilmente, non una semplice comparsata fra le icone del rock. C’è riuscita, la losangelena Pamela. E si è messa di buzzo buono a raccontarlo, un anno fa, nel memoriale Sto con la band. Partendo da quel pomeriggio degli Anni ’60, quando a Bel Air intravide Paul McCartney dietro al vetro di una finestra. Aveva 16 anni, Pamela Ann Miller (Des Barres dal 1977, quando ha sposato Michael Des Barres, leader dei Silverhead). E capì che da quella folgorazione in poi avrebbe pedinato le rockstars per penetrare nel loro mondo. Vivere con loro e come loro. Prendendo al volo un aereo, infilandosi negli alberghi, nel backstage dei concerti. Sotto le lenzuola. Dopo avergli fatto girare la testa. Mick Jagger dei Rolling Stones? «Amabile. E autoconsapevole». Keith Moon degli Who? «Anticonformista». Due fra i tanti nomi che mi ha snocciolato Pamela. Insieme a quel romanticone di Jimmy Page dei Led Zeppelin, che la faceva sedere sul palco per poter sentire meglio l'onda d'urto della musica, nel cuore del concerto, davanti al pubblico in delirio. E a Ray Davies dei Kinks. E a Captain Beefheart. Il Rock con la maiuscola. Coltivato e selezionato. Altro che una botta e via. Rimpianti? Un paio. Non aver fatto l’amore con Jimi HendrixMa all’epoca ero una timida ragazzina…») e con Elvis PresleyMi invitò a casa sua e rifiutai. Per poi pentirmene»).

Già, il Re del Rock’n’Roll. Il suo mito assoluto. Che riaffiora alla memoria. Pamela lo “rivede” in una foto, che teneva appesa vicino al ritratto di un Gesù in technicolor che suo padre le aveva portato dal Messico. Il Re accanto al Re dei Re. Ma se il primo le mandava in cortocircuito gli ormoni, il secondo la faceva inevitabilmente sentire in colpa. Senonchè, leggendo la Bibbia, si rese conto che Gesù, oltre a essere santo era un uomo che si affannava a vivere come tutti noi. Dopodichè dedusse che Maria Maddalena, al pari di una fan in adorazione, potrebbe essere stata la prima, vera groupie della storia. La groupie del Signore. Un paradosso. Una “boutade”. Che però si è trasformata in Per cominciare: anche Maddy era una groupie, “incipit” di Let’s Spend The Night Together. Stanotte stiamo insieme, “sequel” più che ovvio e naturale di Sto con la band. Cioè: dalla Groupie alle groupies. Certo: perché soprattutto negli Anni ’60 e ’70, da Los Angeles a San Francisco, da New York alla Swinging London, Pamela non fu l’unica a regalare amore (e sesso) alle divinità del pentagramma. E adesso difende con ardore l’iperattivismo delle sue colleghe mettendo i puntini sulle “i”: finiamola una volta per tutte di ricordare le groupies come assatanate vogliose di far sesso con la rockstar di turno. Sotto quelle gonne c’era di più. “Nessuno immagina quanto queste anime possano aver allietato la vita dei grandi della musica in tour”, scrive Alessandra Izzo nell’introduzione del libro. “Essere ‘on the road’ per sette-otto mesi all’anno era sfiancante, e si sa quanto i musicisti fossero anime delicate e fragilissime. Per cui, ecco che arrivavano in loro soccorso queste ragazze di una generosità e una spudoratezza sorprendenti, pronte a dare tutto per amore del loro idolo”. Cioè non solo sesso ma comprensione, solidarietà, piacere di cucinare “eggs & bacon” per loro e fare shopping, insieme a loro. Rattoppare un abito di scena e accompagnare il mito per clubs, ad ascoltare altri gruppi. D’altronde, che le groupies siano state (e sono, ancora oggi, in qualche sporadico caso) amanti e compagne e alleate e consigliere di cantanti e musicisti, lo dimostrano le parole di nomi illustri che Let’s Spend The Night Together snocciola nelle prime pagine. Qualche esempio: «Le amo, mi continuano a far sentire giovane. Sono una sorta di nostro alter ego. Fanno esattamente quello che facciamo noi» (Steven Tyler). «Le groupies sono belle. Vengono per vederti suonare, ti tirano i fiori e le mutandine, ti danno baci e amore. Vengono a letto con te. Sono belle. Amiamo le groupies» (Country Joe McDonald). «Le groupies sono le migliori, in assoluto. Hanno un sacco di esperienza e sono disposte a provare cose nuove. Il sesso è importante, certo, ma è importante anche avere delle ragazze capaci di essere delle buone amiche e che ti facciano sentire in famiglia» (Jimmy Page). «Hanno qualcosa dentro, sul serio. Little Wing era un’adorabile fanciulla che mi ronzava intorno, mi regalò tutta la sua vita e mi avrebbe dato molto altro ancora se solo l’avessi voluto» (Jimi Hendrix).

Little Wing era una di loro. Che si aggiunge alle 24 intervistate da Pamela Des Barres. Autentiche leggende. Groupies che come angeli hanno volteggiato sulla scena del rock. Come Cherry Vanilla, figlia del “glam” Anni ’70. Star dello spettacolo teatrale Pork di Andy Warhol e press agent americana di David BowieUn amante straordinario»). Portato a letto, infatti, una sera a Boston, mentre Angie non c’era. O come Gail, che si è sempre definita groupie anche se i suoi amori con le rockstars sono svaporati nel momento in cui incontrò Frank Zappa, l’uomo della sua vita. Cynthia Plaster Caster, celebrata come “il Rodin del rock”, ha invece escogitato un modo tutto speciale per “catturare” gli idoli: rivestire di gesso il loro pene in erezione e collezionarne il calco come trofeo. Il pezzo da novanta? Quello di Jimi Hendrix. E Tura Satana? Colei che insegnò a Elvis Presley come baciare ma, soprattutto, ondeggiare il mitico bacino. In scena e fra le lenzuola. E Sweet Connie di Little Rock, nell’Arkansas? Snocciola una lista di conquiste da far impallidire chiunque: Who, Rolling Stones, Fleetwood Mac, ZZ Top, Kiss al completo. Con un’ammissione: aver fatto sesso, in una sola notte, con 30 uomini. Ma era il suo modo di restituire (con gli interessi) la gioia ricevuta dalla musica. E ancora, Patti D’Arbanville. Che s’innamorò perdutamente (ricambiata) di Cat Stevens. Il quale le dedicò la canzone d’addio Lady D’Arbanville. E Bebe Buell, che preferisce la parola “musa” a groupie, ha avuto un bel “feeling sessuale“ con Todd Rundgren e una figlia, Liv, da Steven Tyler degli Aerosmith. E Miss B. L’amante di Kurt Cobain dei Nirvana. Che, prima di fare l’amore, si travestiva da donna. E tante altre ancora. Da Dee Dee Keel a Cassandra Peterson, da Amanda Milius a Sarah Madison. Fino a Pleather. All’anagrafe Ian Wagner. L’unico maschio fra le groupies. Che si è allegramente scopato Courtney Love. Scrive Pamela De Barres: “La parola groupie ha fatto la sua comparsa in modo abbastanza innocente. Mi ricordo di averla sentita per la prima volta al Continental Hyatt, l’hotel su Sunset Street soprannominato Riot House, ‘casa dello spasso’. Ero in piedi accanto alla luccicante limousine nera dei Led Zeppelin, carezzando il mio boa di struzzo rosa, ripassandomi il mio appiccicoso lucidalabbra Yardley Slicker, preparandomi a scivolare nel letto di Jimmy Page per una notte di fuoco in città. Al suono dello sportello che si chiudeva, sentii una voce stridula venire dalla folla che si era raccolta dietro l’area recintata dal cordone: ‘Guarda quella lì, deve essere una groupie!”. Tutto il resto è storia. Delle groupies. Un piccolo esercito di ragazze che si sono date al rock. Spassionatamente. Pericolosamente, a volte. E che dal rock hanno ricevuto il segreto di una vita da raccontare.

Pamela Des Barres, Let’s Spend The Night Together. Stanotte stiamo insieme, Castelvecchi Editore, 500 pagine, € 18.50

www.pameladesbarres.com

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Foto: Castelvecchi Editore






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