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Magritte 1

Inside Magritte.

La bellezza di una

di Lucia Leone

Ce n’est pas une exposition. Questa non è un mostra. È il tema di Inside Magritte, spettacolare percorso multimediale messo letteralmente in scena alla Fabbrica del Vapore di Milano e diretto da The Fake Factory. Con il supporto e la consulenza scientifica della Succession Magritte de Bruxelles, la storica dell’arte Julie Waseige ha messo creativamente a punto un itinerario di 50 minuti con le atmosfere e i soggetti cari a René Magritte (1898-1967), maestro indiscusso di quel Surrealismo teorizzato a Parigi dal poeta André Breton al quale ebbe modo di rivolgere queste sincere parole: «I miei occhi hanno visto il pensiero per la prima volta». 160 immagini – dalle prime opere fino al periodo post bellico – ci guidano in questa che è a tutti gli effetti un’esperienza multisensoriale che emoziona, coinvolge e fa sognare al tempo stesso.

Si parte dalla Sala Visual, che introduce all’immaginario dell’artista belga con alcuni fra i suoi capolavori (Ceci n’est pas une pipe, ovvero non è una pipa ma una sua immagine; il grande occhio che si spalanca nel cielo, o viceversa le nuvole che si specchiano nell'occhio; gli uomini con la bombetta che fluttuano sopra i tetti delle case…) “trasmessi” dagli oltre 20 monitor affissi alle pareti. Un dolce, quieto flusso di immagini e suoni conduce poi alla sala principale, degli Specchi, dove disegni e figure si susseguono ininterrottamente dal pavimento lungo tutte la pareti grazie al sistema Matrix X-Dimension, con proiettori laser da oltre 40.000.000 di pixel e una definizione maggiore del Full HD. Al centro dell’immensa sala, una piattaforma rialzata dà l’opportunità di osservare lo show anche dall’alto; e come se non bastasse, di vivere il tutto in 3D con gli Oculus VR tecnologicamente sviluppati dal Crossmedia Group sotto la guida di Chunhui Luo, artista della tridimensionalità. C’è da dire che un’esposizione “classica” con una simile quantità di opere di un singolo artista sarebbe stata pressoché impossibile da realizzare: troppi i rischi derivanti da prestiti, costi di trasporto, assicurazione... Sebbene questa “non-mostra” non si ponga mai in competizione con la “vecchia scuola”, l’esperienza 2.0 va sicuramente rivalutata. Magritte, in più, si presta particolarmente bene a questo genere di evento: proveniva infatti dal mondo della pubblicità, grazie alla quale riusciva a mantenersi economicamente agli esordi. Per lui, ciò che più contava erano le immagini: spesso riprodotte in decine di varianti.

Per quanto riguarda l’immersione totale nel “magrittismo”, basti pensare all’affresco dipinto nel 1953 nella Sala del Candelabro al Casinò Municipale di Knokke, in Belgio. Un’opera che comprende tutte le sue opere più incisive, riportate in un percorso circolare di 70 metri per 4 di altezza. Impossibile, in questa modalità espositiva, non scorgere una connessione con il pensiero del pittore. La possibilità, poi, di potersi avvicinare fino a toccare le opere (benché proiettate) dà una bella sensazione; e la qualità delle immagini è tale da evidenziare anche il più piccolo dettaglio: per intenderci, quello che nessuno avrebbe mai potuto vedere a “distanza mostra”. La colonna sonora che accompagna lo spettatore lungo questo viaggio surrealista è anch’essa strettamente collegata al pensiero di Magritte, il quale riteneva che le sue creazioni dovessero essere libere da ogni carico emozionale senza per forza di cose dover trasmettere messaggi espliciti o impliciti. Per lui, un quadro riuscito era quello capace di resistere a qualsivoglia spiegazione. Sicchè la scelta sonora è caduta su Erik Satie (1866-1925), compositore e pianista francese che secondo il critico musicale Romaric Gergorin, lasciava l’ascoltatore «libero di scegliere il proprio cammino». Accanto a Satie, brani di Maurice Ravel, Gabriel Fauré e Claude Debussy contribuiscono alle magie, reali e immaginarie, di questa mostra.

Inside Magritte
Fino al 10 febbraio 2019, Fabbrica del Vapore, via Giulio Cesare Procaccini 4, Milano
tel. 0254913

www.insidemagritte.com

Foto: © Lucia Leone

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