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OnDance.

Roberto Bolle and Friends al Teatro degli Arcimboldi.

di Eleonora Tarantino

«Ho sognato una grande festa di tutte le danze. Milano è il palcoscenico perfetto». Quel sogno, per Roberto Bolle, si è trasformato nella splendida realtà della prima edizione di OnDance – Accendiamo la danza, che ha visto per un’intera settimana di giugno le strade e le piazze del capoluogo lombardo protagoniste di spettacoli con le “étoiles” internazionali, workshop per i giovani, happening, flash mob e incontri all’insegna dalla passione per la danza. Bolle, direttore artistico della manifestazione, il 13 giugno al Teatro degli Arcimboldi ha aperto (come si suol dire) le danze con la prima delle 5 serate di Roberto Bolle and Friends, gala capace di radunare ogni estate il meglio di quest’arte antica e universale. Ballerini e ballerine, con le loro esibizioni, hanno emozionato oltre alla sottoscritta tutti coloro che abitualmente non frequentano il Teatro alla Scala. Se il primo Atto si è aperto con Thaïs, il classico Pas de deux di Roland Petit su musica di Jules Massenet eseguito da Bolle e da Maria Eichwald (“guest artist” del Kazakistan), un frammento tratto da Il Corsaro (coreografia di Marius Petipa, musica di Riccardo Drigo) ha visto la giapponese Misa Kuranaga (Boston Ballet) volteggiare insieme all’etereo Timofej Andrijashenko (primo ballerino del Teatro alla Scala) e ad Angelo Greco, dallo scorso anno “principal dancer” del San Francisco Ballet. L’emozionante, avanguardistico Prototype Reloaded, concepito e coreografato da Massimiliano Volpini su musiche di Leonardo De Amicis, si è quindi palesato come una video performance in cui la danza virtuale ha avuto modo di intrecciarsi con quella dal vivo, scandita da passi e figure tipici della danza classica. Il fisico scultoreo di Roberto Bolle, oltre ad evidenziare la perfezione del corpo umano ha reso omaggio all’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci.
 
Non poteva poi mancare un’altro classico: Il Lago dei Cigni, Atto III, Pas de deux (coreografia di Lev Ivanov, musica di Pyotr Tchaikovsky) sapientemente interpretato dall’argentina Marianela Nuñez e dal russo Vadim Muntagirov. Né, come degno epilogo del primo Atto, potevamo rinunciare a un’altra perla di Bolle: che ha danzato Caravaggio (Mauro Bigonzetti alla coreografia, Bruno Moretti da Claudio Monteverdi alla musica) con Nicoletta Manni, giovane prima ballerina del Teatro alla Scala (resta indimenticabile, in una passata edizione di Roberto Bolle and Friends, l’interpretazione al fianco dell’irlandese Melissa Hamilton). Una performance plastica, in grado di fondere la danza con le luci “caravaggesche” e lo scorrere del sangue nelle vene.
 
Il sipario del secondo Atto si è alzato con un maiuscolo Pas de deux da Proust, ou les Intermittences du Coeur, coreografato da Roland Petit e musicato da Gabriel Fauré, protagonisti Roberto Bolle e Timofej Andrijashenko che hanno inanellato momenti romantici dettati da gesti fluidi e armoniosi. Un’intensa, complice fusione di 2 poderosi corpi fatta di muscoli come travi di sostegno. Coreografia di Vasilij Vainonen, musiche di Boris Asafiev, Le Fiamme di Parigi ha visto invece in scena un intraprendente Angelo Greco e la cubana Adiarys Almeida, che con i suoi innumerevoli volteggi ha reso l’esibizione un autentico pezzo di bravura. Clou del programma Mono Lisa (coreografia di Itzik Galili, musica di Thomas Höfs) che al ritmo di una macchina per scrivere ha sottolineato con la precisione di un metronomo le adrenaliniche gesta di Bolle e di Maria Eichwald che non ha fatto rimpiangere la spagnola Alicia Amatriain, autentica specialista di questa spettacolare danza che spezza con la forza dei muscoli ogni schema tradizionale. Il Pas de deux dell’Atto III del Don Chisciotte (Marius Petipa alla coreografia, Ludwig Minkus alla musica) ha visto in azione 2 talenti: Bakhtiyar Adamzhan, vibrante ballerino “kazako”; e Misa Kuranaga, che ha volteggiato come una farfalla maneggiando con maestria il suo ventaglio.
 
Un fascio di luce, in mezzo al palcoscenico, ha tracciato un quadrato. È stato questo il gran finale solista di Roberto Bolle, che si è misurato con Two (coreografia di Russell Maliphant, musica di Andy Cowton, light design di Michael Hulls) come se fosse imprigionato dentro una scatola luminosa. La sua lenta gestualità, che mi ha ricordato il Tai Chi Chuan, si è progressivamente trasformata in una violenta energia che ha avuto il pregio di porre ancor più in evidenza questo dio greco altissimo (cosa rara fra i ballerini), bello, agile, preciso, sicuro negli atterraggi ed elegantissimo nelle movenze, che ha sfoderato la grazia e la leggerezza di un angelo. Nella danza classica è il più grande di tutti i tempi. Ma un suggerimento mi sorge spontaneo: caro Roberto, spogliati dai panni dei personaggi classici per dedicarti completamente alla danza contemporanea. Ispirati alla sublime Pina Bausch e raggiungerai un ineguagliabile traguardo. Con infinita stima, Eleonora.

www.ondance.it

www.robertobolle.com
 
Foto: © Francesco Prandoni
© Spin360

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