Coolmag

home - editoriale

Uzbekistan 1

Il mio viaggio in Uzbekistan

di Margherita Colnaghi

È il profondo cuore dell'Asia, dove per secoli si sono alternati imperi, culture, religioni. É il crocevia sulla Via della Seta, dove gran parte del mondo si dava appuntamento per scambi commerciali. L'Uzbekistan, oggi, è una giovane repubblica indipendente (dal 1991) con un islam moderato, quasi laico, che convive con etnìe e religioni diverse (antiche comunità ebraiche, una minoranza cristiana e una buddhista). Da nessun minareto ho sentito il richiamo del muezzin; e il velo diventa una specie di foulard per raccogliere i capelli. La memoria dei millenni si è conservata in una quantità di monumenti architettonici davvero unici, patrimonio dell’Unesco. Una miriade di moschee, madrase (scuole islamiche, custodi di animati mercati artigianali), mausolei e minareti che coi loro poderosi portali, le lucide cupole blu e i mosaici colorati svettano nel cielo azzurro terso. Non appena scopro la loro storia, al di là dell’apparente ripetitività e dei difficili nomi, mi sento trasportata in un mondo antico, diverso da qualsiasi cosa io abbia mai visto. È all'imbrunire che Kiva colpisce dritto al cuore. Quando il sole tramonta, le massicce mura fortificate in argilla avvolgono la città in un alone ocra che sembra restituire vita agli stretti vicoli in pietra soffusamente illuminati, ai gradini sconnessi e ai molteplici tesori che custodisce. Mi perdo nei meandri dell'antica città e mi sembra davvero di tornare al Medioevo. Nella moschea Djuma, sono le file delle 212 colonne slanciate e intagliate in legno d’olmo o di sandalo a creare una magica geometria e un perfetto equilibrio dello spazio. La soffusa illuminazione prodotta dalle aperture nel soffitto, crea un'atmosfera ombrata e intima che nelle giornate più soleggiate contribuisce a concentrarsi durante le preghiere. Colorati e chiassosi bazar, che traboccano di colbacchi in pelo, arazzi, babbucce di lana, borse ricamate e ceramiche laccate, fanno da sentinelle al vicino minareto “incompiuto”, Kalta-minor, rivestito di piastrelle blu smaltate a vetro. La sua altezza avrebbe superato gli 80 metri se, come vuole la leggenda, il khan di Kiva non avesse fatto buttare giù dalla torre il povero architetto, alla notizia che questi avrebbe costruito un minareto più alto a Bukhara.

Mi metto ad attraversare steppe semidesertiche, piantagioni di cotone (l’Uzbekistan è il 2° produttore dopo gli Stati Uniti), sperduti villaggi e yurte isolate dove vedo giocare al “buzkashi”, la gara equestre fra 2 squadre che trascinano una carcassa di capra imbalsamata. Ai margini del deserto, in un’oasi, ecco Bukhara: famosa per i suoi tappeti (qui si alleva la pecora Karakul dalla lana vellutata), è una sorpresa continua. L'Ark, la cittadella, è un groviglio di palazzi e palazzetti che ripropone l’atmosfera del tempo in cui i khan amministravano le ricchezze del territorio, fino all’arrivo dei bolscevichi. E ancora, il suggestivo minareto Kalon, le moschee con le colonne in noce e pioppo, le facciate ricoperte di mosaici, gli archi in stucco intagliato con composizioni ornamentali, le volte a stalattite con le maioliche verdi e blu, i mosaici di fiori e animali fantastici… Mi lascio soggiogare dalla storia della matrasa Chor Minor, fatta costruire nel 1807 da un ricco mercante turkmeno. Si narra che durante un viaggio in India sia stato “miracolato” alla vista della grandiosa moschea di Char-Minar a Khaidarabad, tanto da commissionare agli architetti di Bukhara la sua riproduzione in scala ridotta. L'ingresso, originalissimo, è una costruzione cubica a 4 archi da cui s’innalzano le torri-minareto con le loro piccole cupole blu. Ma è la mitica Samarcanda ad attrarmi col suo misterioso, remoto fascino. Tanto bella da aver ammaliato Alessandro Magno e spinto Gengis Khan a distruggerla nel 1220, per non sgualcire lo spirito dei suoi soldati! Fu Tamerlano a ricostruirla ancora più bella e degna della sua ambizione. Cammino per la piazza Registan, summa di 3 madrase e moschee. La madrasa di Ulugbek, decorata con temi astronomici; quella di Sher-Dor, impreziosita con leoni/tigre che assalgono un daino; la madrasa di Tillya-Kari (un tempo caravanserraglio), con le sue cupole e le pareti dorate. Attraversando la piazza semideserta e spazzata dal vento, immagino come doveva essere quando c’era il vecchio bazar, spostato dai bolscevichi dopo la Rivoluzione di Ottobre. L’attuale, ai piedi del mausoleo di Bibi Khanum, moglie di Tamerlano, è un'esplosione dei sensi: i colori accesi della verdura già affettata per il plov (il piatto tradizionale uzbeko a base di riso, carote gialle e carne stufata); il profumo del pane (di forma circolare, decorato con motivi floreali o geometrici) e delle spezie; i sorrisi “d’oro” dei venditori, le grida della gente che fa la spesa quotidiana…

Visito l‘imponente mausoleo Gur-Emir; la necropoli dei Temuridi, tutta mattoni e piastrelle blu, azzurre e bianche, coronata da una cupola di 116 costoloni luccicanti e scortata da 2 minareti sui quali si rincorrono i nomi divini di Allah. Dentro, fra absidi in stucco a stalattite e pareti d’onice, c'è la lapide in giada verde scuro dove da 6 secoli riposa il corpo di Tamerlano. Assolutamente da vedere l'Osservatorio di Ulugbeck, il nipote di Tamerlano appassionato d’astronomia, dove si possono ancora osservare i resti di un enorme quadrante astronomico del  XV° secolo che misurava i movimenti del sole, della luna e di altri corpi celesti. Conto i gradini per salire alla Necropoli di Shakhi-Zinda dove riposano, all’interno di splendidi mausolei, un cugino di Maometto e importanti esponenti dell’aristocrazia timuride. Se il numero è uguale anche nello scendere, allora posso ritenermi fortunata o in pace con il divino Allah... poiché così vuole la credenza. Ma distratta dal rito del sacrificio dei galli... perdo il conto!

Il mio viaggio termina a Tashkent, la capitale: insolito connubio fra il passato più remoto e i resti dell’epoca sovietica. Come la statua equestre di Tamerlano, al centro della piazza principale, su cui si affaccia il mastodontico Hotel Uzbekistan. La moschea di Tillya-Sheikh è un importante punto d'incontro per i fedeli mussulmani. Nella biblioteca è custodito il Corano di Osman, manoscritto che con i suoi 353 fogli di pergamena è il più antico al mondo. Sotto scorre la metropolitana, opera d’arte sotterranea, con stazioni come fossero salotti. Attenzione però: è vietato scattare foto e la polizia è sempre in agguato. Saluto questo paese e la sua gente amichevole non prima di aver visitato la tipica casa uzbeka di Fatima, che vive col marito nella parte più grande dell’abitazione dei suoceri affacciata al cortile. Ha il sorriso della sposa felice, occhi luminosi, sopracciglia ben disegnate (che strappa meticolosamente con il filo). Con un pizzico di malizia, Fatima mi confida che presto potrà avere un indirizzo di posta elettronica e un suo profilo social. Se il marito lo vorrà.

www.uzbekistanitalia.org/home/turismo

Foto: © Margherita Colnaghi

stampa

Uzbekistan 2Uzbekistan 3


 

Archivio editoriali

http://www.ryanheshka.com

http://stores.ebay.it/pontixlartestore

http://www.officinefotografiche.org/