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Tirassegno

Tra Arte e Moda

al Museo Salvatore Ferragamo.

di Gabriele Paoli

Che relazione può esserci fra Arte e Moda? Un dialogo fatto di contaminazioni, sovrapposizioni, collaborazioni. Dai Preraffaelliti al Futurismo, dal Surrealismo alla Radical Fashion, l’esposizione fiorentina si concentra anzitutto sul lavoro di Salvatore Ferragamo, affascinato e ispirato dalle avanguardie artistiche del ‘900, per poi soffermarsi sugli “atelier” degli Anni ‘50 e ’60 (luoghi di studio e d’incontri); sulla nascita della cultura della celebrità e sulle sperimentazioni degli Anni ’90. Ma nell’industria culturale contemporanea, Arte e Moda sono mondi ancora distanti o si completano a vicenda? Rispondono a queste domande 8 sezioni che evidenziano questa “relazione” particolarmente articolata.

Il caso Ferragamo, prima sezione della mostra, è dedicato a Salvatore Ferragamo e alle sue calzature (giudicate fin dagli Anni ‘30 manufatti di valore artistico), messe a confronto con la loro fonte d’ispirazione: il Classicismo, l’Oriente, le avanguardie novecentesche, il Surrealismo, la cultura artigiana di Firenze. Sono inoltre esposti i bozzetti pubblicitari creati negli Anni ‘30 dal pittore futurista Lucio Venna per pubblicizzare il marchio, i modelli realizzati per intellettuali e artisti nonché il dipinto di Kenneth Noland di fine Anni ‘50 che ha suggerito a Ferragamo un elemento decorativo di una calzatura e il suo nome: Tirassegno.

Arte e Moda si fronteggiano da sempre. Se gli artisti subiscono il fascino dall’abbigliamento inteso come strumento per dare realismo alle loro raffigurazioni, gli artigiani sarti si sono spesso ispirati all’arte. Nella sezione intitolata La moda s’ispira all’arte, a primeggiare sono 2 abiti creati dalla stilista Rosa Genoni per l’Expo di Milano datata 1906: uno ispirato a un disegno del Pisanello, l’altro alla veste indossata dalla Primavera del Botticelli. Il mantello tratto dall’opera del Pisanello, viene messo a confronto con abiti contemporanei ispirati a celebri opere d’arte, esposti in una stanza tappezzata da articoli editoriali del 1920 che ipotizzavano vestiti ripresi dagli affreschi del Beato Angelico e del Masaccio.

Per secoli, analizzando Forme e superfici, gli artisti hanno colto ogni minimo dettaglio dei vestiti che via via erano di moda partecipando a questa gara del lusso, elaborando disegni per tessuti, ricami e costumi destinati alle feste di corte. Attraverso una serie di esempi, viene proposto un percorso che tocca i Preraffaelliti inglesi, la Secessione viennese di Gustav Klimt e le sperimentazioni del Futurismo. Si passa quindi alle esperienze di quegli artisti che hanno fatto moda (Sonia Delaunay) e alle collaborazioni fra artisti e stilisti (ad esempio Salvador Dalí e Jean Cocteau con Elsa Schiaparelli), fino ad arrivare alle cooperazioni più recenti. Particolare attenzione è riservata ai designers che ispirandosi all’arte hanno profondamente innovato la moda, come Yves Saint Laurent con Piet Mondrian.

Spesso gli artisti hanno lavorato come disegnatori per le riviste, o illustratori di cataloghi pubblicitari. Esempio illuminante Andy Warhol, cui è dedicata la sezione Strategie di comunicazione. Warhol si confronta con la moda sin da quando, nei primi Anni ’50, è disegnatore e pubblicitario per Glamour, Vogue e Harper’s Bazaar ideando scarpe dalla linea sottile ed elegante. In mostra, 18 numeri della rivista Interview (da lui stesso diretta) “trait d'union” fra mondo dell’arte e mondo della moda. Nei suoi progetti, ha disseminato precisi segnali estetici fra moda, arte e logica industriale: vedi The Souper Dress, abito in carta, cellulosa e cotone prodotto negli Anni ‘60 col motivo della celebre Campbell’s Soup ripetuto in sequenza e stampato in serigrafia.

Se l’"atelier" di Ferragamo rappresenta la bottega dell’artista-artigiano, dove fondamentale è la maestrìa che procede di pari passo con la creatività, il laboratorio Anni ‘60 di Germana MarucelliInterprete di rara poesia, è il titolo della quinta sezione – consente a operatori della moda, artisti e intellettuali d’incontrarsi alla ricerca di nuovi moduli espressivi. Ecco allora la riproduzione dell’"atelier-salon" della Marucelli, con opere d’arte originali di Pietro Zuffi, Getulio Alviani e Paolo Scheggi, nonché gli abiti frutto del sodalizio con questi artisti.

La creatività dei “fashion designers” è sempre più legata a quelle immagini che nascono da un flusso continuo di informazioni sforzandosi di stimolare massima attenzione da parte del pubblico. Dall'atelier al mood board, sezione realizzata con la rivista A Magazine Curated By, proietta il visitatore in un caleidoscopico universo di immagini d’arte, musica, poesia, fotografia. Fra gli artisti, spiccano Haider Ackermann, Martin Margiela, Yohji Yamamoto, Iris van Herpen e Dries van Noten.

La settima sezione, Yinka Shonibare, è interamente dedicata all’artista britannico d’origine nigeriana, le cui opere dimostrano come l’arte possa utilizzare la moda per plasmare il proprio linguaggio. Le figure che animano i suoi lavori sono costituite da manichini in pose teatrali, abbigliati secondo le fogge tratte dai dipinti del 18° e 19° secolo, ma realizzate con stoffe batik d’origine africana.

Infine, Giochi di ruolo propone il lavoro di autori quali Hussein Chalayan, Martin Margiela, Viktor & Rolf, Helmut Lang e la stella della musica "dark" Nick Cave, che riflettono sul rapporto Arte/Moda e sulla consapevolezza che quel dualismo capace di attraversare la storia della moda del secolo scorso, è ormai superato.

Tra Arte e Moda
Fino al 7 aprile 2017, Museo Salvatore Ferragamo, Palazzo Spini Ferroni, piazza Santa Trinità 5/R, Firenze
tel. 0553562846/3562813

www.ferragamo.com/museo/it/ita

Foto: Salvatore Ferragamo, Tirassegno, 1958, © Fondazione Ferragamo
Andy Warhol, The Souper Dress, Anni '60, © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc.
Yinka Shonibare, MBE, Food Faerie, 2011, Berlino, per gentile concessione Yinka Shonibare e Blain|Southern Gallery

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Souper DressYinka Shonibare


 

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