Coolmag

home - editoriale

Gianni Nocenzi

Le mie Miniature.

Intervista Esclusiva a Gianni Nocenzi.

di Stefano Bianchi

23 anni dopo, se non ci fosse stato uno Steinway Gran Coda chissà se sarebbe tornato a suonare. Lui – mi piace immaginarmelo così – l’ha guardato di nascosto e a debita distanza, quel pianoforte acustico. Poi si è avvicinato, si è seduto e le dita delle sue mani hanno sfiorato e poi accarezzato i tasti. Li hanno percossi, addirittura. E la musica, la sua musica, ha ripreso a fluire libera, istintiva, melodica, incalzante. 23 anni dopo Soft Songs, l’album della dolce sperimentazione con Ryuichi Sakamoto, Sarah Jane Morris e Andrea Parodi dei Tazenda; 28 anni dopo l’elettronica vampirizzante di Empusa e 44 anni dopo aver fondato con suo fratello Vittorio il Banco del Mutuo Soccorso, Gianni Nocenzi ha registrato in presa diretta Miniature. I 6 brani dell’album, “ispirato” dall’amico di lunga data Luigi Mantovani, produttore di alcuni dischi del Banco e negli Anni ’80 e ’90 “orchestratore” dell’etichetta Virgin Music Italy, hanno preso emotivamente forma (con un volo di pensieri destinati a Vittorio, Francesco e Rodolfo) ai Forward Studios di Grottaferrata (Roma). Rendendo indimenticabile questo ritorno in scena.  
 
Miniature è un album fruibilissimo che soddisfa chi ama la musica pop, la classica, le composizioni strumentali, le colonne sonore. I primi 3 brani li definirei “studi melodici”…
«A volte non esprimono melodie estese. Semmai minimali: attorno alle quali mi è piaciuto scavare e identificare tutte le risonanze possibili. Per scelta, dopo anni di sperimentazioni sulle nuove tecnologie sono tornato al pianoforte, alle fondamentali, al bianco e nero. Ho quindi lavorato con pochissimi elementi, privilegiando ogni sfumatura col tocco e i pedali dello strumento».
 
Ci sono passaggi dove sembri suonare con 3, 4 mani.
«Ho tentato di esplorare la macchina espressiva del pianoforte, che è davvero un miracolo d’ingegneria».
 
L’hai esplorata di testa, di cuore e di pancia, rendendo Miniature un groviglio emozionale di stati d’animo.
«È il risultato, per molteplici ragioni, di ciò che è drammaticamente accaduto negli ultimi 3 anni: la morte di Francesco Di Giacomo e di Rodolfo Maltese, i problemi di salute miei e di mio fratello Vittorio, gli accadimenti di questo mondo impazzito… Ho sentito il dovere di dire a me stesso “Okay, vediamo cosa tutto questo ha provocato alla mia sensibilità”. Mi sono seduto al piano abbandonandomi spesso e volentieri all’improvvisazione».
 
Nel primo pezzo, Cammino di pietra, l’orecchiabilità melodica cede il passo a rimandi alla musica classica e, appunto, a fughe improvvisative.
«La classica, in particolare quella del ‘900, rimane il mio punto di partenza. Certe armonie, certe improvvisazioni, provengono dall’avere “frequentato” compositori classico-contemporanei come Béla Bartók e Igor Stravinsky. È comunque Frédéric Chopin il mio baricentro: pianistico e compositivo. Continuare a considerarlo solo un romantico non gli rende giustizia: dal punto di vista armonico è di una modernità sconvolgente».
 
L’introduzione di Terra Nova mi ricorda Erik Satie.
«Per poi riprenderne l’ispirazione nella parte finale del disco. Satie è un altro riferimento imprescindibile, per quanto mi riguarda. Mi emozionano sempre le sue Gymnopedies e le sue Gnossiennes».
 
In Ritorni, il flusso melodico rallenta facendosi più struggente, malinconico…
«Dal punto di vista compositivo è il pezzo più giovane, più recente. Quello che ho pensato e mentalmente scritto (in quel momento non avevo a disposizione un pianoforte) cercando di riatterrare sulla Terra: quando cioè sono morto e rinato dopo l’intervento chirurgico al cuore che prevedeva la circolazione extracorporea del sangue. Ritorni è la visione distaccata di me che mi vedevo dall’alto, da fuori».
 
Farfalle è invece un brano denso, pieno, che hai eseguito in modo nervoso, ai limiti dell’atonalità.
«Mi piace definirla composizione atletica, dove si riconosce di più il Gianni Nocenzi legato al Progressive Rock».
 
Una delle tue mani, a un certo punto, è andata letteralmente su di giri dettando il ritmo…
«Mentre lasciavo che la mano sinistra facesse da metronomo, la destra si è messa a improvvisare, poi a rincorrere e infine a trovare Forbidden Colours, tema del film Merry Christmas, Mr. Lawrence composto da Ryuichi Sakamoto. Ho voluto rendergli omaggio così, spontaneamente, ricordando la sua partecipazione a Soft Songs, il mio secondo album solista del 1993».
 
Nella quinta composizione, Engelhart, melodia e avanguardia si mettono a dialogare.
«Armonicamente è forse il pezzo più contemporaneo. Parte da una melodia “cantabile”, si trasforma in follia atonale, trova la forza di rientrare da questo viaggio uditivo e si ricongiunge all’orecchiabilità dell’inizio».
 
Miniature si conclude con Ninnananna di Cosmo, che racchiude in sé un incedere di Bolero…
«Una progressione che lievita per poi sospendersi nella parte centrale, in un “non luogo” dove io improvviso. Ninnananna di Cosmo l’ho dedicata a mio figlio, quando aveva 2 o 3 anni. È lo sguardo verticale di un padre nei confronti del suo bambino: avrai questi problemi, gli sussurra. Vivrai momenti di tristezza, ma riuscirai a risolverli».

www.gmebooks.com

www.btf.it/miniature.html

Foto: © Andrea Basile
© Vanda Spinello

stampa

MiniatureFarfalle


 

Archivio editoriali

http://www.gmebooks.com

http://stores.ebay.it/pontixlartestore

http://ebay.eu/1MgCWWN

https://m.facebook.com/E.T.PersonalArtShopper/