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Bros

Energy Box.

La Street Art al semaforo.

di Stefano Bianchi

La trovate in giro per Milano, tatuata su più di 150 centraline semaforiche. È la Street Art di oltre 50 nomi di fama internazionale che hanno trasformato gli insulsi controllori dei semafori in capolavori d’arte urbana traboccanti idee, storie, suggestioni. È il progetto Energy Box nato da un’idea di Davide Tinelli in arte Atomo (graffitista fin dal 1982), sostenuto da A2A e dalla Fondazione Aem in collaborazione con il Comune di Milano, fotografato da Olivia Gozzano e supervisionato da Flavio Caroli, critico d’arte e ordinario di Storia dell’Arte Moderna al Politecnico, il quale ha dichiarato: «La vera, unica strategia da adottare contro l’imbarbarimento dei nostri muri è quella della “qualità”: incentivare, premiare una gara si spera gloriosa fra i diversi protagonisti della pittura murale, che talora hanno fantasia e capacità realizzative di prim’ordine. Devono essere gli artisti stessi a riconoscere una scala di valori all’interno del loro mondo e a sapere chi crea e chi sporca tanto per sporcare».
 
Ecco perché Energy Box è il miglior antidoto agli imbecilli che insozzano i muri. È la creatività energizzante dell’arte contemporanea che disintegra lo scarabocchio. E siccome “verba volant, scripta manent”, ci pensa il ricco e bel volume intitolato Energy Box – Urban Art Renaissance ed edito da Skira a tramandare ai posteri – fotograficamente e testualmente – questa geniale, tonificante, adrenalinica invasione metropolitana. Con tanto d’indirizzi per non perdervi “live” neppure una centralina semaforica: da Nord a Sud, dal centro storico fino alle periferie del capoluogo lombardo. Quelle graffitate da Atomo, ad esempio, tramutano lo scandire luminoso verde/giallo/rosso in un ritmo di danza che coinvolge il tango argentino e il balletto classico, mentre l’accoppiata Bros+Sonda ritrae un arcigno personaggio sormontato da guglie (fumettistico Duomo?) che si pone un bel po’ di quesiti esistenziali e Alex Angi (tra i fondatori della Cracking Art) irrompe sulla scena coi suoi tentacolari Virus. Setacciando i quartieri di «quel gran paesone in provincia di Monza», altrimenti soprannominato «Ville Salumière» (Philippe Daverio dixit) che si è finalmente risvegliato (complice l’Expo) fra nuove “skyline” e inedite motivazioni artistico-culturali, l’occhio viene catturato dal “lettering” stilizzato di Airone culminante in una scatola di cerini che prima o poi inizieranno a bruciare (d’energia, ovviamente); dall’iperrealismo pop di Crea fatto di omuncoli, coccodrilli, rane e unghie pittate; da Maradona, Buster Keaton e la “pistolettiana” Venere degli Stracci (con tanto di loghi General Electric) ritratti magistralmente da Espi; dagli animali sfaccettati come fossero diamanti by Frode, con l’aggiunta d’un Giuseppe Verdi munito di slogan – GRIGI + VERDI; dal Vivi Verde di Pao ma non solo quello: ci sono 1 pinguino e 1 orso polare, Profughi Climatici dentro 2 centraline; dall’occhiuto, logorroico “bla bla bla” rosa concepito da Laurina Paperina; dalle stilizzate esplosioni floreali di reFRESHink; dall’animalismo iperrealista su sfondo nerofumo di Cheone; dagli “hollywoodiani” Pensieri Fluidi catturati da Zibe+Nabla; dal surrealismo spinto di Max Gatto fra “black power”, alberghi sudamericani e dita che spremono il verde graffitista nell’occhio proprio là, sul palmo della mano.
 
E se Dado architetta un’arte astratta dall’impatto fluorescente, Rendo si firma come un marchio, Neo e V3rbo delineano forme e angolazioni che sembrano scolpite nell’acciaio, Nous+Loop dipingono infiorescenze preziose come tessuti damascati, Graffio produce strappi, spaccature, cromatiche lacerazioni. E ancora, in un faccia a faccia con la figurazione, ecco l’arte urbana di Mr. Wany che inscatola letteralmente i suoi personaggi; le nippo-rivisitazioni stile Hello Kitty di Tomoko Nagao; il superbimbo consumistico di TvBoy; i volti e i gesti di Ale Senso, in odor di santità pubblicitaria; i teschi urlanti di Kiv e i nasi pinocchieschi sulle facce sdentate di Mork1, che si contrappongono agli iperrealistici volti in primo piano di Neve e a quelli da “cartoon” di Sea che spuntano da claustrofobici grovigli di rami, foglie, sassi. Energy Box, scrive Atomo nell’introduzione del libro, “è un primo passo per arrivare a ridisegnare l’estetica della città ancora relegata alla predominanza del grigio (in tutte le sue sfumature: dai piccioni, agli impiegati di borsa; fino al bon ton della moda) e del celebre giallino di Milano, in  funzione di una città futura più bella, più colorata, più creativa e più gioiosa”. Approvo e sottoscrivo, auspicando futuri “blitz”. Alla faccia degli imbrattatori.

Energy Box – Urban Art Renaissance – Milano. La prima grande mostra a cielo aperto, Skira editore, 176 pagine, edizione bilingue (italiano-inglese), € 30

www.skira.net

Foto: Bros + Sonda, piazza Trento – via Adige
Pao, via dell’Orso – via Broletto
Cheone, via Tolstoj – via Lorenteggio
© Olivia Gozzano

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Pao BordinoCheone


 

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