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Manazza

Paolo Manazza. Intervista Esclusiva

Riflessioni sull'arte possibile

di Stefano Bianchi

New York, 11 settembre 2001, attacco alle Twin Towers. Da allora, esiste un mondo “prima” e un mondo “dopo” quella data. Sullo sfondo del conflitto fra Occidente e Islam, si intravede un barlume di speranza: che l’arte, una volta rinata, possa farsi grimaldello politico e filosofico della pacificazione al di là delle logiche del mercato e degli investimenti, puntando sulla contaminazione di etica ed estetica. Il tema viene sviluppato dal critico d’arte e giornalista economico Paolo Manazza nel libro Sulle finalità dell’arte dopo l’11 settembre.

Credi davvero che l’arte possa rinascere?
«Avverto un equilibrio disossato sulla mancanza di valori, esploso dopo la presa di coscienza dell’11 settembre fra 2 mentalità diametralmente opposte: l’islamica del fondamentalismo e l’occidentale del capitalismo, secondo la quale tutto viene sacrificato nel nome del piacere immediato. Ragionando su questo scontro titanico, vedo l’esigenza di una rifioritura dell’arte che non sia solo estetica ed etica, ma anche sociologica e politica. In più, è necessario riscoprire una visione estetizzante del mondo e della vita»
L’arte è schiava della tecnologia?
«Si nutre di innovazioni. Di quei passi in avanti che riguardano la collettività. Ad esempio Internet, che è ancora nella fase preistorica. Non ci rendiamo conto delle straordinarie possibilità che esso avrà. Trasformerà non solo la vita pratica ma anche le nostre percezioni. Stanno nascendo, come intuì Italo Calvino, nuovi modi di pensare e di sentire. Chi riesce a comprendere ciò non è un profeta, ma colui che pre-vedrà fra 40 o 50 anni. E pre-vedere è il compito, da sempre, dell’artista».
L’arte, oggi, viene vampirizzata da critici, mercanti e collezionisti nelle Biennali, nelle fiere e attraverso ciò che lo studioso Harold Rosenberg definisce “oggetti ansiosi”. L’unica valvola di sfogo per chi vuol comprenderla per sommi capi è legata alle retrospettive-evento di classici quali Tiziano, Raffaello, Caravaggio…
«La conoscenza sviluppa la coscienza, che a sua volta ha la capacità di illuminare lo spirito critico. Quest’ultimo, permette a ognuno di noi di ragionare, scegliere, decidere in totale autonomia. Siccome viviamo in un’epoca in cui tutto viene tradotto in termini economici, è logico che anche l’arte entri a far parte di un sistema secondo il quale più sono in pochi a capire, più il business è in mano a un gruppo di potere che lo gestisce. Il compito dell’intellettuale, quindi, è sviluppare la coscienza critica: ad esempio insegnando a “vedere” l’opera d’arte».
Che ruolo ha la bellezza nell’arte contemporanea?
«Il concetto di bellezza, oggi, ha a che fare con lo “streaming” su Internet e la video art. In passato bastava dire: le donne di Tiziano sono ciccione, quelle di Schiele magrissime. Un secolo fa, la percezione media avveniva a 7 chilometri all’ora, oggi a 70. Per cui è cambiato il modo di vedere le cose, si è modificata la forma stessa delle cose. La bellezza è un’attività del pensiero che si avvicina alla riflessione sull’essenza della natura. Quindi, ascoltiamo ciò che accade dentro di noi mentre guardiamo un’opera d’arte. Se una cosa “funziona” esteticamente, lo percepiamo provando una forte emozione. E ci emozioniamo se dietro all’intervento pittorico c’è un individuo che pensa, che coglie il senso pieno della bellezza».
Quali sono a tuo giudizio gli artisti che dall’11 settembre in poi hanno meglio testimoniato il conflitto fra Oriente e Occidente?
«Tanti giovani anonimi. In ogni popolazione del mondo. D’altronde, Oscar Wilde diceva che “non è l’arte che deve farsi popolare, ma è il popolo che deve farsi artista”»
Esistono artisti capaci di avviare con le loro opere un dialogo di pacificazione fra culture e religioni?
«Mi è capitato di vedere palestinesi e israeliani che dipingevano assieme. Ti assicuro che la loro energia era talmente forte da esprimere prodotti estetici molto interessanti. Ciò non vuol dire che l’arte debba sottomettersi alla politica o viceversa. Si sta semmai sviluppando un atteggiamento sinergico fra le 2 cose, che nei prossimi decenni porterà alla pacificazione»

Paolo Manazza, Sulle finalità dell’arte dopo l’11 settembre, O barra O edizioni, 79 pagine, € 11

www.obarrao.com

Paolo Manazza (Milano, 1959) è consulente di Economia dell’Arte per Il Corriere della Sera, cura una rubrica settimanale sul CorrierEconomia e dirige il sito Eartcom (www.eartcom.com ).


Foto: Paolo Manazza ritratto da Paolo Maggis, olio su tela cm. 120 x 170, 2006


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Ritratto Manazza


 

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