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I migliori dischi della storia del Rock: The Original Soundtrack

Nel 1970, all’apice dell’estate, Neanderthal Man degli Hotlegs infiamma le classifiche discografiche. Scheggia impazzita di bubblegum music, punta su poche stupide parole e un ossessivo ritmo tribale. Al primo, ma anche ai successivi ascolti, il brano di Kevin Godley, Lol Creme ed Eric Stewart è di grana grossa e cervello tutt’altro che fino. Ma a posteriori… Mi spiego meglio. Arruolato Graham Gouldman, i polistrumentisti di Manchester si trasformano in 10cc e nel giro di 2 anni (1973 e ’74) rifiniscono e perfezionano l’ignorante genialità di quella muzak cavernicola incidendo 10cc e Sheet Music. I 2 ellepì, succosamente pop e beffardamente cabarettistici, svelano gemme compositive come Rubber Bullets, Donna e Wall Street Shuffle. Tanta roba, eppure nulla se confrontato al 1975 di The Original Soundtrack: fusione a freddo di art rock e rimasugli progressive alla ricerca della colonna sonora perduta (e ideale). Soundtrack che viene corteggiata e infine trovata nel prologo e nell’epilogo del disco: nella sublime operetta Une nuit à Paris, spezzata in 3 parti ed equamente divisa fra i Queen di Bohemian Rhapsody (che guarda caso esce proprio in quell’anno perdendo clamorosamente ai punti) e la “chanson” di Maurice Chevalier; e nella polpa di The Film Of My Love, che fa l’occhiolino ai musicals hollywoodiani.

Fra l’una e l’altra composizione, i 10cc ribadiscono il loro eclettismo che riecheggia Beatles, Kinks, Beach Boys e Frank Zappa, condito da gocce di sarcastico e velenoso humour. I’m Not In Love, ad esempio: sadica canzone-non-d’amore (“Non sono innamorato, non dimenticarlo. È solo un periodo un po’ stupido che sto passando. E solo perché sono io che ti telefono non fraintendermi, non pensare che ce l’hai fatta. Non sono innamorato, no no…”), eppure amabile tormentone d’ogni compilation di San Valentino; melodia romantica più bella in assoluto e al tempo stesso sperimentale stratificazione di voci allo scopo d’ottenere il suono di una tastiera e infine il coro più che perfetto. Poi c’è Life Is A Minestrone: metafora dell’esistenza (“La vita è un minestrone condito col parmigiano. La morte è una lasagna fredda sospesa nel congelatore”) e irresistibile presa per i fondelli del glam rock. E ancora, il kitsch aristocratico delle altre canzoni: Blackmail, insaporita da un assolo strepitoso di chitarra rock-blues; The Second Sitting Of The Last Supper, pseudo rockettara e anticipatrice dei Supertramp di Breakfast In America; Brand New Day, pianistica e operistica, giostrata in falsetto; Flying Junk, beatlesiana e tardo psichedelica fino a tramutarsi in ambient music. The Original Soundtrack: cioè l’incapacità di essere normali (per creare un capolavoro).

10cc, The Original Soundtrack (1975, Mercury)

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