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I migliori dischi della storia del Rock: Back In Black

In perfetto stile inglese, quando un produttore ha già pagato, il progetto s’ha da fare per forza nonostante il verificarsi di tragedie che, se nell’antica Grecia hanno creato addirittura un genere artistico, salendo geograficamente a nord si viene coinvolti sì, ma fino a un certo punto. C’è anche da aggiungere che questi ragazzi (capitanati da Malcolm Young, 1953-2017) studiavano da anni il modo di diventare famosi come i Led Zeppelin o i Rolling Stones, dei quali hanno sempre dichiarato di essere fans. E ce l’hanno fatta. Ma andiamo per gradi. La “tragedia” è la morte del precedente cantante, Bon Scott (1946-1980), riconosciuto dai suoi stessi colleghi come “la voce del Diavolo“: un misto di potenza, carisma e anima rock. Se Tom Waits è la voce di tutti i barboni (in senso di “clochards”) del mondo, Scott incarna quella di tutti i Demoni dell’Universo. Insomma, il più adatto a trainare quel sound composto da chitarre dal suono ruvido, grezzo ma super definito dei fratelli Young. Fra l’altro si è a metà Anni ‘70, il rock viene ancora visto come la musica del Diavolo e l’alchimìa tra suoni e voci degli AC/DC era perfetta. Talmente “straight” che anche gli stessi fans erano considerati tali, spesso in senso negativo (si noti la t-shirt di Beavis o di Butthead – boh! – nell’omonimo cartone animato demenziale Anni ’80). La cosa che lascia perplessi è che famosi personaggi pseudo-rappers odierni indossino t-shirts con la scritta AC/DC, ma in questa sede si è lungi dal dare consigli a disadattati o incompetenti.

Tornando al problema dei fratelli Young: la soluzione sembra lontana, ma Malcolm risolve tutto ingaggiando il cantante dei Geordie (band inglese rock blues di medio livello) che è l’esatto opposto di Bon Scott. Appare affabile e “simpaticone” ma è anche competente di blues tradizionale, cosa che stupisce favorevolmente capitan Malcolm. Brian Johnson canta emulando un po’ Robert Plant degli Zeppelin, ma sembra adatto ai suoni più morbidi che avrà l’album Back In Black rispetto al precedente Highway To Hell. Risulterà anche più melodico; e i testi meno crudi e diretti di Brian lo renderanno perfetto per i vertici delle classifiche (che infatti comprenderanno finalmente l’Italia, anche se non ai primi posti). Riguardo al sound notiamo inoltre (come di consueto per loro) la presenza di batterie suonate come per distruggere lo strumento: e ricorderei al proposito che Phil Rudd è anche chiamato dagli addetti ai lavori Left Handed, cioè dotato di un braccio sinistro talmente violento da spaccare quasi il rullante. Altra osservazione: Franco Mussida insegna al CPM le basi della chitarra rock ai suoi allievi sull’assolo di Angus Young in You Shook Me All Nite Long. L’album, pieno di hits fra cui la stessa Back In Black e Shoot To Thrill, si apre con il suono delle campane a morto di Hell’s Bells, che rappresentano l’estremo saluto, insieme alla copertina totalmente nera, dedicati al compianto Bon Scott – R.I.P.

AC/DC, Back In Black (1980, Atlantic)

Foto: © Ross Halfin

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