Art

Takashi Murakami: Baka

Con questa, intitolata Baka – vocabolo giapponese che riassume tutti gli insulti e le parolacce possibili e immaginabili – sono 14 le mostre personali di Takashi Murakami da quando ci fu il primo incontro a Parigi, nel 1993, fra l’artista più Pop della cultura Manga e il gallerista d’arte più anticonformista di tutti, Emmanuel Perrotin. Talmente audace, quest’ultimo, da essersi travestito (ideatore Maurizio Cattelan, altro istrione arruolato nella sua “scuderia” nel quartiere del Marais) da Errotin le Vrai Lapin, il coniglio rosa dalle lapalissiane sembianze falliche.

Allestita davvero in grande stile nella Salle de Bal della Galerie Perrotin, spazio/showroom di solito chiuso al pubblico e visitabile solo su rendez-vous, Baka riaccoglie Murakami 3 anni dopo Learning The Magic Of Painting, la lisergica esposizione che denudava la sua parte nichilista (dopo essersi scoperto all’improvviso adulto, nel 2011, complice il disastro nucleare di Fukushima in seguito al terremoto e allo tsunami di Sendai e del Tōhoku) fra sagome visionarie ispirate a Francis Bacon, crisantemi immacolati e teschi a evocare il memento mori.

Qui, esatto contrario, una ventina di opere riacciuffano la parte ludica e proverbialmente bambinesca del 57enne pittore e scultore nato a Tokyo, innamorato perso dei fumetti nipponici (manga), dei film d’animazione (anime) e di tutte quelle amabili carinerie di cui si nutre l’estetica popolare kawaii, margherite sorridenti e superflat (senza prospettiva) incluse, ad arricchire nel caso specifico la Panda Flower Ball.

Mattatore della mostra, replicato in 6 nuovi ritratti e mitizzato in un’ipnotica scultura alta 1 metro e ½ al centro della grande salle, è l’iconico Mr. DOB, alter ego murakamiano – che non perde occasione, fra l’altro, di caricaturizzarsi in 2 Self Portrait, Contemplation e Mwahahahaha – ispirato a cartoni animati come Mickey Mouse, Doraemon e Sonic, il cui nome è il diminutivo di dobojite, “perché?” nello slang giapponese. Quesito esistenziale che fatalmente si frantuma nei pluriocchiuti e psichedelici avatar dell’artista, “aggrediti” da una miriade di jellyfish eyes.

Nella stanza adiacente, Murakami non rinuncia a puntare hyper-sessualmente (come nel 1997, 1998 e 2011 con le spermatiche, allattanti sculture Miss Ko2, Hiropon, My Lonesome Cowboy e Nurse Ko2) sulle intriganti fattezze di Devil Ko2, a grandezza naturale, disegnata nel 2004 dagli illustratori dell’erotismo manga Nichi e Da.

Al piano inferiore, epilogo a sorpresa a scombinare un po’ le carte di Baka, 2 grandi Fish Paintings lunghi 10 metri + 3 tondi monocromatici blu su sfondo pallido vedono l’artista cogliere l’essenza della pittura tradizionale: un motivo, su tutti, dipinto su un vaso che risale alla dinastia Yuan cinese (1206-1368 circa). L’antica iconografia, in questo caso, si mescola ai ricordi d’infanzia di Takashi: quando passeggiava lungo il fiume insieme a suo padre. Contemplando i pescatori di carpe.

Takashi Murakami
Baka
Fino al 21 dicembre 2019, Salle de Bal de la Galerie Perrotin, rue de Turenne 60, Parigi
tel. 0033-1-78940148

Foto: © Eleonora Tarantino 2019

 

 

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