Art

Pierre et Gilles – La fabrique des idoles

La beauté che riesce perfino a bypassare se stessa. Il sacro e il profano. La gayezza e il machismo. È dal 1976, a Parigi, che le opere baroccheggianti di Pierre Commoy (fotografo) e Gilles Blanchard (pittore) – in arte Pierre et Gilles, non solo colleghi ma compagni di vita – svelano una sottile ambiguità che, complice la cultura di massa, genera ritratti di cantanti, attori e personaggi presi dalla strada che somigliano a santini pop, clip hollywoodiane, tv movie. Sono idoli, in tutto e per tutto, immersi in una mise en scène irrealistica, teatrale, kitsch come i calendari tascabili dei barbieri di una volta.

Pierre scatta le foto, Gilles le ipercolora e insieme confezionano eroi & eroine mitologici, incantatori, sensuali, burlesque, religiosi. Pezzi unici che sono il risultato di uno scrupoloso rituale: selezionati modello e scenografia, Pierre et Gilles eseguono uno schizzo preparatorio e discutono la genesi del décor, dei costumi e del make-up. Effettuato lo scatto, viene dipinto e messo in cornice evidenziando e sublimando il più possibile l’immagine. Ed è qui, “atterrando” poeticamente su pianeti saturi di fiori, che dolcezza e violenza si equilibrano distillando (anche con qualche furtiva lacrima) glamour, romanticismo da baci perugina, melodramma.

In quest’occasione parigina le loro fotopitture instillano fascinazione a una mostra, La fabrique des idoles, dove gli idoli della chanson “detronizzano” le icone sacre; e dove P&G reintroducono l’incoronazione nella loro arte confezionando ritratti dall’allure miracolosa, dotati di una vita propria, da venerare come tali. In questo pantheon dove l’iconoclastia amoreggia con il sentimento avvicendando figure dal già di per sé forte potenziale simbolico quali Stromae, Lio, Sylvie Vartan, Amanda Lear, Marilyn Manson, Dita von Teese, Iggy Pop, Marc Almond, Nina Hagen, Madonna, Boy George e Michael Jackson, la mutazione in santi-musicisti autorizza sfide a colpi di reliquie e oggetti liturgici con una installazione progettata come un altare e liberamente ispirata all’atelier d’illusionnistes di Pierre et Gilles che accumula feticci, lettere, autografi e copertine di dischi come fossero reliquiari/offerte votive con al centro un televisore che trasmette le clip prodotte dalla coppia per documentare/testimoniare gli anni 80, quando MTV rivoluzionò il modo di intendere e di vivere la musica.

Ma dove la premiata fabbrica di idoli realmente depista, sorprende e affascina è nella Chambre de Sylvie: santuario e insieme rifugio fuori dal tempo, wunderkammer immaginaria di un irriducibile seguace della Vartan dov’è tassativamente vietato entrare, che mescola poster, souvenirs, paccottiglia e merchandising. Per cogliere il culto destinato a uno di questi idoles des jeunes.

Pierre et Gilles
La fabrique des idoles
Fino al 23 febbraio 2020, Musée de la musique – Cité de la musique, Philharmonie de Paris, avenue Jean Jaurès 221, Parigi
tel. 0033-1-44844484
Catalogo Éditions de la Philharmonie, € 37

https://it.france.fr/it

Foto: For Ever (Stromae), Collection privée
Le Grand Amour, Marilyn Manson et Dita von Teese, Pinault Collection, Courtesy Noirmontartproduction, Paris
Le mystère de l’amour, Marc Almond et Marie-France, 1992, Collection privée
Amanda Lear, 1979, Collection Pierre et Gilles, Courtesy Galerie Templon, Paris-Brussels
Comme un garçon, Sylvie Vartan, 1996, Collection Noirmontartproduction, Paris
Legend (Madonna), 1995, Collection privée
Nina Hagen, Collection Noirmontartproduction, Paris
Sainte Mary MacKillop (Kylie Minogue), 1995, Collection privée
© Pierre et Gilles

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