Art

Nespolo fuori dal coro

Ripetere è una forma di staticità, di morte. A me piace la vita”, annota Ugo Nespolo sul suo sito con calligrafia morbida e svolazzante. In questa dichiarazione del 78enne di Mosso, nel Biellese, c’è tutto l’anticonformismo e l’eclettismo di un vero camaleonte dell’arte. Tant’è che Nespolo fuori dal coro è il titolo ad hoc dell’intrigante retrospettiva che Milano dedica a lui: artista colto, ironico e ludico, grande fan del Depero Futurista, amico e complice di Enrico Baj il patafisico, Lucio Fontana lo spazialista, Michelangelo Pistoletto, Mario Merz e Alighiero Boetti i poveristi. 200 opere, a Palazzo Reale, misurano la creatività nespoliana a colpi di materiali: legno, metallo, maiolica, vetro.

Già, perché Nespolo non ha mai sopportato il conformismo, l’etichettarsi per compiacere questo o quello. E perciò si mette ogni volta in gioco, alza l’asticella, produce-produce-produce quadri, sculture, libri d’artista, manufatti di design, manifesti e un’infinità di altre concretizzazioni del “pensare” in “fare”. Pensi a Ugo Nespolo e anzitutto visualizzi i suoi depistanti quadripuzzle che hanno svelato in grande stile la Pop Art italiana nel mondo. Immancabili fra i pezzi forti di questa mostra, ribaltano il concetto di pittura d’immagini destrutturando e strutturando visioni policrome con la logica del rompicapo: far combaciare tessere di legno per comporre figure, paesaggi, numeri o parolibere dai contorni irregolari. Vedi ad esempio Andy Dandy, libera e fumettistica rivisitazione dei Flowers warholiani. E se con i puzzle Nespolo è già fuori dal coro di chi imitava (male) Andy Warhol, Roy Lichtenstein o James Rosenquist, lo è ancora di più quando ha il coraggio di confrontarsi a viso aperto con altri movimenti artistici o addirittura precorrere – concettualmente, giocando su registri ironici – la stagione dell’Arte Povera.

È qui, allora, che scattano sorprese espositive anni 60 e 70. Di quelle che non si ha la fortuna d’ammirare tanto facilmente: geniali ready-made alla Marcel Duchamp come Molotov, dedicato al Sessantotto con quell’ordinato défilé di bottiglie provviste di miccia; o lo stivale rovesciato, in legno e cuoio, della Fuga in avanti; o ancora Gentlemen’s Agreement, parodistico porta-cappelli fra Dada e Magritte. D’altronde Nespolo ha il privilegio, negli anni 60, di esporre le prime opere (“benedette” da Pierre Restany, fondatore del Nouveau Réalisme) alla duchampiana Galleria Schwarz di Milano; e di essere fraterno amico di Enrico Baj, con il quale fonda l’Istituto Patafisico Ticinese e inaugura il Premiato Studio d’Arte Baj & Nespolo milanese.

Oltre a non lasciarsi sfuggire esempi di design e arte applicata – prototipi di mobili colorati, modelli di fontane pubbliche, tazzine da caffè e servizi di piatti per Renault e Richard Ginori, orologi Swatch, accendini Zippo, modelli di moto per BMW e Piaggio – a Palazzo Reale si fa il punto sul Nespolo cineasta che dà vita insieme a Mario Schifano al Cinema degli Artisti, ispirato al New American Cinema; che realizza film/happening come Grazie Mamma Kodak, Le gote in fiamme e Tucci-Ucci; che fa recitare da protagonisti (all’avanguardia) Enrico Baj & Lucio Fontana (La galante avventura del cavaliere dal lieto volto), Mario Merz (Neonmerzare), Michelangelo Pistoletto (Buongiorno Michelangelo) e Alighiero Boetti (Boettinbianchenero); che si dà al documentario con A.G., cronaca della visita di Allen Ginsberg, guru della Beat Generation, a Torino (1968).

Né mancano in questa eclettica, caleidoscopica mostra le scene e i costumi per il teatro lirico (Turandot di Ferruccio Busoni, Don Chisciotte di Giovanni Paisiello, Elisir d’amore di Gaeteno Donizetti, Butterfly di Giacomo Puccini); il blitz nel cantautorato italiano con le scenografie del tour teatrale di Ivano Fossati (2000); le meravigliose maioliche dipinte; un’installazione polimaterica abitabile; le sculture in vetro; i bronzi e il Monumento Nespolo, altrimenti detto monumento di parole, intitolato (parafrasando i versi del poeta Dino Campana) Lavorare, lavorare, lavorare, preferisco il rumore del mare: alto 10 metri, realizzato in acciaio dipinto e posizionato alla fine del lungomare di San Benedetto del Tronto. Più “fuori dal coro” di così… «E lasciatemi divertire!», griderebbe Ugo Nespolo. Pensando, ne siamo certi, a quell’anticonformista di Aldo Palazzeschi.

Ugo Nespolo fuori dal coro
Fino al 15 settembre 2019, Palazzo Reale, Appartamento dei Principi, piazza Duomo 12, Milano
Ingresso gratuito
Catalogo Skira, € 32

Foto: Andy Dandy, 1973
Senza titolo, 1967
Molotov, 1968, Galleria Il Punto, Torino
Ipotesi dialettica, 1973
Gentlemen’s Agreement, 1978
La fontana malata, 1996

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