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Camera Pop

di Stefano Bianchi

Siamo proprio sicuri che la Pop Art sarebbe esistita anche senza quelle fotografie che l’hanno di fatto documentata? Esponendo 150 pezzi iconici fra quadri, immagini, collage e grafiche, Camera Pop risponde al quesito con un perentorio No. Nel senso che la macchina fotografica ha rivoluzionato il modo di vedere il mondo; e il mondo, a sua volta, s’è fatto conoscere attraverso le riproduzioni fotografiche. Sicchè gli artisti Pop (quelli inconfondibili e inimitabili, americani ed europei), raccontando il consumismo e le immagini di massa non hanno potuto prescindere dallo scatto fotografico che nella società degli Anni ‘60 ha giocato un ruolo sostanziale. Logico, quindi, che la mostra torinese prenda il via con la prima opera Pop della storia: Just What Was It That Made Today’s Homes So Different, So Appealing? di Richard Hamilton, che di fatto è un collage fotografico.

Secondo, illuminante esempio: la Marilyn Monroe di Andy Warhol, qui proposta nello storico portfolio di 10 grandi immagini, che nasce da un ritratto fotografico come del resto tutte le opere dell’artista americano (che oltretutto scattava foto con la Polaroid). Terzo esempio, stavolta italiano: Divertiamoci di Mimmo Rotella, che prima di trasformarsi in una fra le sue più inconsuete opere nasce da una foto scattata dal finestrino di un’automobile. Quarto esempio: la fotografia che ritrae la crema del Futurismo – tutti insieme, appassionatamente: Luigi Russolo, Carlo Carrà, Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni, Gino Severini – “rubata” da Mario Schifano per il suo Futurismo Rivisitato, coi volti dei 5 cancellati. Ma Camera Pop riserva ulteriori sorprese, fra cui la Ragazza che cammina di Michelangelo Pistoletto che con il suo specchio fa entrare chi osserva nell’opera, a confrontarsi con la poetica figura immortalata; il primo piano del viso di Brigitte Bardot, “racchiuso” da Gerald Laing in un oblò; le labbra vermiglie, socchiuse e sensuali catturate da Joe Tilson; il sorriso pubblicitario, di Claudio Cintoli, della Mezza bocca per G.D. A rendere ancor più preziosa l’esposizione, oltre alla grande tela realizzata da Robert Rauschenberg col fotografo Gianfranco Gorgoni, gli scatti di Ugo Mulas nella Factory di Andy Warhol, negli studi degli artisti Pop newyorkesi e alla Biennale d’Arte di Venezia del 1964 che fece mondialmente conoscere la Pop Art, nonché Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg e Peter Phillips ritratti da Ken Heyman e Tony Evans. E di nuovo Warhol, documentato a Napoli da Mimmo Jodice.

Camera Pop
La fotografia nella Pop Art di Warhol, Schifano & Co
Fino al 13 gennaio 2019, CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia, via delle Rosine 18, Torino
tel. 0110881150


www.camera.to

Foto: Claudio Cintoli, Mezza bocca per G.D., 1965, collezione Lanfranchi, fotografia di Pietro Notarianni, © Eleonora Manzolini Cintoli
Mario Schifano, Futurismo Rivisitato, 1967, collezione privata, courtesy Fondazione Marconi, fotografia di Mario Mantegna, © Mario Schifano by SIAE 2018
Richard Hamilton, Just What Was It That Made Today’s Homes So Different, So Appealing? (Upgrade), 2004, courtesy Alan Cristea Gallery, Londra, © Richard Hamilton by SIAE 2018

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