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Gianfranco Baruchello

di Stefano Bianchi

È l’artista dell’infinitamente piccolo formato da segni, disegni, vocaboli e collages che interagiscono fra loro occupando spazi su grandi superfici bianche. Ma prima di creare microscopiche visioni che come intricate parole crociate moltiplicano i significati di chi le osserva, il 94enne livornese Gianfranco Baruchello (gran tessitore di rapporti amicali e intellettuali con Marcel Duchamp, Jean-François Lyotard, Alain Jouffroy e il nostro Italo Calvino) è stato un quasi nouveau réaliste che nel 1962, alla collettiva New Realists alla Sidney Janis Gallery di New York rese evidente la genialità della nuova arte d’Europa per poi confrontarsi alla pari con gli americani in materia di Pop Art e New Dada. Pittore da grandi tele, si è anche misurato con opere su strati di plexiglass; s’è inventato pellicole ad alto quoziente di sperimentazione; ha trascritto sogni sino a farne un romanzo compiuto (Avventure nell'armadio di plexiglass); ha criticamente fondato una società fittizia (Artiflex) e un’azienda vera (Agricola Cornelia S.p.a.).

Gianfranco Baruchello (intitolata così, semplicemente, senza svolazzi) è la più ampia retrospettiva mai realizzata che Rovereto dedica con 300 opere al grande maestro dell’arte sconfinata, all’avanguardista dei linguaggi e delle tecniche. L’introduzione alla mostra è un Giardino di piante velenose, sintomatico della relazione del tutto speciale dell’artista con la natura. Da qui si dipana il denso, raffinato immaginario di Baruchello con più di 200 disegni realizzati a partire dagli Anni ’50 testando tecniche, soggetti, temi e soggetti con una finalità: l’interpretazione del reale. Accanto ai lavori dalle grandi dimensioni (Milioni di colori nitidi, Il fiume, La quindicesima riga) e alle 2 opere ambientali (L’archivio ci guarda, Le moi fragile) realizzate per l’occasione, ecco i celeberrimi plexiglass: scatole/oggetto di legno appese alle pareti o disposte nello spazio che racchiudono stratificazioni di sogni e mix di oggetti, ritagli e materiali vari allo scopo di far "dialogare" ciò che all’apparenza non potrebbe coesistere. Ed ecco l’infinitamente piccolo pittorico: superfici immacolate intitolate Lo zero di Gödel, Altopiano dell’incerto e La presqu’île intérieure, sovrappopolate da figure che somigliano a fumetti e poi segni e poi parole che sono paesaggi mentali dai molteplici significati. L’epilogo della mostra è affidato alla cinematografia con Il grado zero del paesaggio (debutto di Baruchello alla macchina da presa); Filming Marcel Duchamp, che ritrae l’iniziatore dell’arte contemporanea nell’atto improduttivo di fumare il sigaro; Tre lettere a Raymond Roussel, ovvero il tentativo di visualizzare dal punto di vista ambientale il racconto (ancora una volta) di un sogno.
 
Gianfranco Baruchello
Fino al 16 settembre, Mart Rovereto, corso Bettini 43, Rovereto (TN)
tel. 800397760
Foto: More News In A Moment (dettaglio), 1966, Collezione privata
Pioggia e lacrime delle 18.50 del 15 giugno 1966, 1966, Collezione privata, © Ezio Gosti
Autonomia della morte all'angolo di via Fiuminata il nove settembre 1974 (dettaglio), 1974, Mart, Collezione VAF, © Carlo Baroni
 

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