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VideORLAN - Technobody

di Stefano Bianchi

C’è lei tra le figure di culto della body art. O meglio, carnal art: definizione che ORLAN ha dato nel suo manifesto del 1989, scegliendo di sfruttare il proprio corpo come veicolo di provocazione, materia prima, “corpus” visuale della sua masochistica arte. Nelle sue opere notoriamente più estreme, ORLAN si fa plasmare con interventi chirurgici per analizzare, contestare e al tempo stesso cogliere il sommo ideale di bellezza. Dai primi Anni ’90 l’artista francese mette infatti in scena The Reincarnation of Saint ORLAN, in cui s’immedesima letteralmente con Monna Lisa e la Venere del Botticelli. La sala operatoria viene trasformata in un set, i camici diventano costumi e il tutto si traduce in una performance/happening ripresa in video con musiche, attori e medici. Il corpo è modificato anche con l’impiego di protesi (nel 7° intervento le vengono applicate 2 corna in silicone sulla fronte, come i raggi divini del Mosè di Michelangelo), mentre i resti organici sono conservati e trasformati in Reliquiari.
 
Le “reincarnazioni” sono il focus di VideORLAN – Technobody in mostra a Roma con altre “azioni” compiute dalla donna più manipolata del mondo. Se Habillage/Déshabillage, Têtes à claques, jeu de massacre e Panoplie de la fille bonne à marier sono lavori storici a grandezza d’uomo creati nel 1977 e nell’81 – un mix di fotografie ritagliate e incollate su legno che si tramutano in installazioni interattive dove si è “voyeuristicamente” invitati a partecipare – con l’Expèrimental mise en jeu si cavalca il 21° secolo insieme a ORLAN Le Robot in un videogioco di 4 minuti e 33 secondi il cui scopo è ricostruire il World Trade Center di New York. Con le Self-hybridations, ORLAN si trasforma in avatar/maschera 3D dell’Opera di Pechino che balzando fuori dal quadro per occupare i nostri iPad e Smartphone contesta le regole del teatro lirico nazionale cinese che vieta il palcoscenico alle donne facendo interpretare ruoli femminili agli uomini, mentre le MèsuRages (1968-2012) all’insegna della massima pitagorica secondo cui “l’uomo è misura di tutte le cose”, vedono invece l’artista utilizzare il proprio corpo indossando una virginale tunica bianca, sdraiandosi, segnando una linea col gessetto, strisciando fino a riprendere la postura originaria e raggiungere la misurazione complessiva di un edificio, una chiesa, un museo. E dopo aver completato il perimetro si alza in piedi, lava la sudicia veste, riempie bottiglie con l'acqua sporca per poi impugnarne una assumendo la posizione della Statua della Libertà.      .

ORLAN
VideORLAN – Technobody
Fino al 3 dicembre, MACRO Museo d’Arte Contemporanea Roma, Project Room #1 e #2, via Nizza 138, Roma
tel. 060608


www.museomacro.org

www.orlan.eu

Foto: Self-hybridations Masques de l’Opéra de Pékin n° 1, 2014
Interactive Photographic Installation, Habillage/Déshabillage, 1977
Screenshot, Expèrimental mise en jeu, 2015

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