Coolmag - art

Icon For My Man Superman
We Shall Survive
Black Children
home - art




Soul Of A Nation

di Stefano Bianchi

Cosa significa essere un artista nero nell’America del Civil Rights Movement e del Black Power? Qual è lo scopo dell’arte afroamericana? A quale pubblico si rivolge? A questi e ad altri quesiti risponde Soul Of A Nation: Art In The Age Of Black Power, in svolgimento alla Tate Modern di Londra, che sottolinea l’epoca in cui figure iconiche quali Aretha Franklin, Muhammad Ali e Toni Morrison veicolano la razza e l’identità culturale nella musica, nello sport e nella letteratura. È Black Art quella che si sprigiona dalle vibranti pitture, dalle sculture e dalle fotografie (150, realizzate da 60 artisti) testimoniando lotte politiche e disordini sociali. L’esposizione parte dal 1963 quando a formarsi è lo Spiral Group di New York composto da figure chiave quali Romare Bearden e Norman Lewis. Attraverso fotomontaggi e dipinti astratti, il collettivo si pone la questione di quanto e come gli artisti neri possano relazionarsi/confrontarsi con la società americana. È l’epoca in cui lo “street activism” sfocia nei murales (i dipinti a parete della Smokehouse, ad Harlem; il Wall Of Respect di Chicago), nei manifesti e nei giornali che circolano a livello nazionale per mano di artisti quali Emory Douglas, ministro della cultura del Black Panther Party for Self-Defence, che dichiara: «Il ghetto è la galleria d’arte».

Leaders del calibro di Malcolm X e Angela Davis, nonchè opere radicali che invocano l’eredità di Martin Luther King, sono le potenti immagini di un "potere nero" che si dibatte tra figurazione e astrazione coinvolgendo negli Anni ’60 e ’70 Faith Ringgold (l’affresco “pulp” di American People Die), Wadsworth Jarrell (Black Prince), Frank Bowling (Texas Louise), Jack Whitten (il fondamentale Homage To Malcolm, insignito da Barack Obama nel 2015 con la National Medal of Arts) e altri artisti non solo newyorkesi ma anche di Chicago come Jeff Donaldson, Jae Jarrell, Barbara Jones-Hogu, Nelson Stevens e Gerald Williams, che danno vita ad AfriCOBRA (African Commune of Bad Relevant Artists), l’unico gruppo a dotarsi nei tardi Anni ’60 di un manifesto programmatico per l’arte nera, evidenziando un senso estetico capace di combinare dinamicamente colori, testi e immagini. A Los Angeles, invece, la sommossa a sfondo razziale del ‘65 nel distretto di Watts ha un impatto deflagrante sull’arte locale che richiama l’attenzione sulla politica di una metropoli divisa a tutti gli effetti. Le costruzioni di Noah Purifoy che utilizzano detriti trovati sulle strade di Watts e i lavori di Charles White e David Hammons, evidenziano un approccio scrupoloso verso la figura. Fra le altre tematiche di Soul Of A Nation, il Black Feminism di Betye Saar e Kay Brown scandisce la fase rivoluzionaria di visibilità delle donne di colore, mentre la Just Above Midtown Gallery (JAM) di New York viene ricordata attraverso i suoi artisti legati all’avanguardia nella scultura e nella performance, che fanno creativamente uso di materiali inaspettati come capelli neri e collants.

Soul Of A Nation
Art In The Age Of Black Power
Fino al 22 ottobre, Tate Modern, Level 3, Boiler House, Bankside, Londra
tel. 0044-20-78878888
Catalogo Tate Publishing, £ 30.58


www.tate.org.uk

www.visitbritain.com

Foto: Barkley L. Hendricks, Icon for My Man Superman (Superman Never Saved any Black People – Bobby Seale), 1969, Collection of Liz and Eric Lefkofsky, © Barkley L. Hendricks, Courtesy of the artist and Jack Shainman Gallery, New York
Emory Douglas, 21 August 1971, ‘We Shall Survive, Without a Doubt’, 1971, Center for the Study of Political Graphics (Culver City, USA), © Emory Douglas/ARS NY, Photo credit: Courtesy of Emory Douglas/Art Resource, NY
Carolyn Lawrence, Black Children Keep Your Spirits Free, 1972, Courtesy of Carolyn Mims Lawrence
 

stampa

coolmag