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Ettore Innocente
Concetto Pozzati
Mario Ceroli
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Il Mito del Pop

di Stefano Bianchi

Che la Pop Art del Belpaese sia tornata di moda, lo dimostrano le quotazioni in costante ascesa di Mario Schifano, Franco Angeli e Tano Festa, mattatori negli Anni ‘60 della Scuola di Piazza del Popolo a Roma e nomi di spicco fra i 28 della collettiva Il Mito del Pop. Mostra che non solo mette in chiaro quanto questa pittorica (e scultorea) “via italiana” sia stata del tutto originale, ma evidenzia che oltre alla Coca-Cola e alla Esso (Schifano), agli Half Dollars (Angeli) e al Michelangelo rivisitato (Festa) l’arte Pop tricolore ha manifestato con forza umori metafisici, spunti surrealisti e desideri sociopolitici ben lontani dagli oggetti mercificati dagli americani. Ecco, allora, in un crescendo rossiniano di colori, la Pop Art milanese (era di casa allo Studio Marconi) concentrata nel “cattivo gusto” dadaista di Enrico Baj, nella vena metafisico/"dechirichiana" di Lucio Del Pezzo, nella psicanalisi fumettistica di Valerio Adami e nella narrazione estetizzante di Emilio Tadini. La “dolce vita” romana, poi, è stata spettatrice del Pop di Sergio Lombardo, con le sue sagome dei leaders politici; delle sculture lignee di Mario Ceroli e di quelle ritagliate nel metacrilato da Gino Marotta; della cosiddetta "umanità statistica” di Renato Mambor e delle declinazioni di volti e figure femminili di Giosetta Fioroni.

E accanto alla pittura miniaturizzata di Gianfranco Baruchello, ai paradossi figurativi di Concetto Pozzati, all’eclettismo pop/pubblicitario di Pino Pascali, ai “décollages” di Mimmo Rotella e ai “collages” fotografici di Gianni Bertini, ci sono inaspettate sorprese che Il Mito del Pop non manca di sottolineare: nomi Pop (o confinanti col “popular”) troppo presto dimenticati o scioccamente sottovalutati, a cominciare da 2 pittrici: Marisa Busanel, legata a un’inquietante gioco della memoria femminile come la prima Niki de Saint Phalle e a una matericità New Dada che rimanda a Robert Rauschenberg; Titina Maselli, artista dell’anonimato urbano e di una “newyorketudine” scossa dal dinamismo futurista. E ancora, Luigi Di Sarro col suo talento pittorico e fotografico incentrato su corpo, luce, movimento, spazio e tempo; Bruno Di Bello, sperimentatore di immagini riportate sulla tela fotografica, come il volto reiterato e “poppizzato” di Moshe Dayan; Claudio Cintoli, in bilico sull'Arte Povera; Gianni Ruffi, scultore devoto al gigantismo negli oggetti quotidiani; Umberto Bignardi, con le sue pitture iper cromatiche da "boom economico"; Ettore Innocente, “psichedelicheggiante” e concettuale, che questa esposizione ricorda e celebra a 30 anni dalla scomparsa.

Il Mito del Pop
Percorsi italiani
Fino all’8 ottobre, Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea Armando Pizzinato, viale Dante 33, Pordenone
tel. 0434392941/392915


www.artemodernapordenone.it

Foto: Ettore Innocente, Racing, 1966
Concetto Pozzati, Qual è quella vera?, 1968
Mario Ceroli, Ritratto, 1967
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