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Un'isola sottovento
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Un'isola sottovento, di Sergio Cioncolini

di Peppo Delconte

Il movimento dei Fasci siciliani dei lavoratori, che si sviluppò nell'ultimo decennio dell'800 e venne represso nel sangue dal Governo del sicilianissimo Francesco Crispi, ha rappresentato la prima rivolta delle masse contadine contro i latifondisti. A ricordarsi oggi di quel lontano episodio di violenza legalizzata, sono solo pochi studiosi di storia moderna. Eppure l'intreccio tutto italiano di lotte sociali, repressioni governative e (in senso più lato) di potere politico e mafia, inizia proprio lì. Un'isola sottovento di Sergio Cioncolini non si può considerare esattamente una trasposizione romanzata di quell'episodio della travagliata storia della Sicilia; e neppure della teoria “gramsciana” sull'evoluzione delle masse contadine (di cui comunque l'autore tiene conto). Seppure vagamente ispirata a quei tempi lontani, l'ultima opera del romanziere milanese si muove in una dimensione narrativa affidata esclusivamente alla sua immaginazione, senza precisi riferimenti temporali o spaziali, dove tutto assume caratteristiche che possono appartenere a qualsiasi parte d'Italia, in qualsiasi stagione storica, inclusa la nostra. La vicenda del giovane Lucio, sindacalista che si muove attraverso molte contrade per aiutare i braccianti agricoli a conquistare i più elementari diritti e si scontra con le minacce dei padroni e l'arretratezza delle popolazioni, assume una valenza simbolica che non vale soltanto per un luogo o un momento storico. L'intenzione dello scrittore è sottolineata da almeno 2 elementi: innanzitutto il linguaggio scelto per i cafoni supersfruttati, i quali si esprimono in un dialetto inesistente che è una strana miscela di dialetti italiani; secondariamente, gli interventi e le divagazioni dello stesso autore che accentuano l'aspetto sperimentale del romanzo e spingono il lettore a una riflessione sociologica più ampia della stessa trama, all'interno ma anche all'esterno del con-testo. L'effetto estraniante è ulteriormente alimentato da alcune illustrazioni tipiche della "graphic novel" attuale, che richiamano di nuovo alla problematica dei molti linguaggi.

L'isola sottovento, insomma, è un'isola che non c'è. O meglio: è qualsiasi posto di questo splendido e sciagurato Paese, dove sfruttati e sfruttatori recitano ancora, con pochi aggiornamenti, lo stesso dramma di sempre. A tutto questo si aggiungono altri ingredienti, tipici di un narratore come Sergio Cioncolini: l'immancabile "love story" fra il sindacalista e la bella Mariasole, ragazza dalla spiccata sensualità e saggezza popolana, con spunti di un ruvido erotismo; e gli abili ritratti di numerosi personaggi minori (il Flavonoide, la vecchia Cantaride, il Matanza, Susina, il Rivera, Tredita), le cui vicende offrono l'occasione per digressioni appassionanti. Vere e proprie storie nella storia. Nessun dubbio che la svolta possa disorientare i lettori più fedeli di questo scrittore, già con parecchi libri alle spalle e una certa fedeltà al genere noir d’ambientazione lombarda. Passare a una scrittura sempre più complessa e orientata verso un inedito sperimentalismo, dalla cronaca nera alla storia, non è certo facile. Tuttavia si ha la sensazione che per Cioncolini possa rappresentare solo un primo passo verso un'evoluzione sentita come necessaria: un segnale di sorprendente coraggio, che può arrivare soltanto da una personalità aperta ai rischi del cambiamento e visceralmente innamorata del mestiere di scrivere.

Sergio Cioncolini, Un’isola sottovento, Edizioni Pendragon, Collana Linferno, 190 pagine, € 15

www.pendragon.it

Foto: Edizioni Pendragon

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