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LOVE

di Stefano Bianchi

Amore sacro. Amore profano. Amore materno. Amore romantico. Amore sessuale. Amore dark. Amore kitsch. Amore concettuale. Amore Pop. Amore filmato. A Milano c’è LOVE, ossia tutto l’amore dell’arte (e per l’arte) contemporanea in 39 opere emozionalmente “raccontate” dal punto di vista di Yayoi Kusama, Tom Wesselmann, Andy Warhol, Mark Manders, Robert Indiana, Tracey Moffatt, Ursula Mayer, Gilbert & George, Francesco Vezzoli, Ragnar Kjartansson, Tracey Emin, Marc Quinn, Francesco Clemente, Nathalie Djurberg & Hans Berg, Joana Vasconcelos e Vanessa Beecroft. Ovvio che il percorso espositivo abbia inizio con il “logo” per eccellenza della Pop Art: quel quadrato scolpito da Robert Indiana con 4 lettere maiuscole a scandire LOVE, facendo in modo che la parola si tramuti in immagine. E viceversa. Di Pop in Pop, Tom Wesselmann e Andy Warhol rappresentano l’amore con le erotizzanti labbra di Smoker e la fantasmatica One Multicoloured Marilyn, mentre Joana Vasconcelos concepisce con le posate di plastica un vermiglio cuore pulsante e Yayoi Kusama si manifesta con 6 immaginifiche pitture, mai esposte in Italia, della serie Love Forever.

E se l’amore vive di ambiguità, negli acquarelli del “transavanguardista” Francesco Clemente, Thor In Nenga di Marc Quinn ce lo presenta feticisticamente come un fiore reciso, eppure mantenuto in vita dalla forza di colori “congelati” dalla chimica. Grande spazio viene dato alle videoinstallazioni votate all’avanguardia, con Ragnar Kjartansson che mette in scena teatralmente l’amore; Tracey Moffatt, che lo riempie cinematograficamente di baci; Nathalie Djurberg e Hans Berg, che lo rendono "dark" fra voci distorte e fiori di cartapesta; Tracey Emin che lo illumina al neon, in corsivo, con My Forgotten Heart; Mark Manders, che lo tortura e annichilisce con le sue sculture femminili; Francesco Vezzoli, che lo immerge in decadentismi “viscontiani” ricamandogli addosso furtive lacrime; Ursula Mayer che lo traduce in eteree, algide, peccaminose modelle; Vanessa Beecroft, che lo rende multietnicamente materno. Fatale, poi, l’amore provocatorio di Gilbert & George, che in Metalepsy osano sfigurare corpi e orifizi. Ogni visitatore, infine, viene invitato a lasciare la propria testimonianza all’interno del percorso, creando un’opera d’arte nuova che cresce giorno dopo giorno. Insieme alla mostra.   

LOVE
L’arte contemporanea incontra l’amore
Fino al 23 luglio, Museo della Permanente, via Filippo Turati 34, Milano
tel. 028929711
Catalogo Skira Editore, € 42


www.mostralove.it

www.lapermanente.it

Foto: Robert Indiana, LOVE, 1966-1999, Courtesy Galleria d’Arte Maggiore, G.A.M., Bologna, © Robert Indiana by SIAE 2017
Vanessa Beecroft, VBSS.003.MP, 2006, Courtesy Collezione Serpone
Joana Vasconcelos, Coração Independente Vermelho #3 (PA) [Red Independent Heart #3 (AP)], 2013, Courtesy Fundação Joana Vasconcelos, Lisbon, Photo credit: DMF, Lisbon/© Unidade Infinita Projectos, © Joana Vasconcelos Baptist by SIAE 2017
 

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