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Enrico Baj: Play as Protest

di Stefano Bianchi

Nelle mani di Enrico Baj (1924-2003) ogni materiale viene stravolto, plasmato, modificato. In quanto a “verve” sperimentale, il dissacrante genio lombardo non solo viene accostato al Gruppo CoBrA, ma si merita una “laurea ad honorem” proprio nel museo consacrato agli avanguardisti di Copenhagen, Bruxelles e Amsterdam che dal 1948 al ’51 diedero lustro all’Espressionismo Astratto europeo. Le opere di Baj – questa mostra ne propone un centinaio fra dipinti, assemblaggi, sculture e ceramiche degli Anni ’50, ’60 e ’70 provenienti dall’Archivio Enrico Baj (Vergiate), dalla Fondazione Marconi (Milano), dal Mart (Trento e Rovereto), dal Frans Hals Museum (Haarlem) e dallo S.M.A.K. (Ghent) – solleticano il sorriso e liberano lo sghignazzo tanto sono giocose in quell’andirivieni di personaggi caricaturali e sarcastici che indossano stoffe, bottoni, passamanerie, pizzi, cordoni, medaglie.
 
Ma il titolo dell’esposizione, Play as Protest, ci dice che l’apparenza inganna: il gioco, per Baj, è infatti una velenosa e anarchica protesta che condanna ogni forma di totalitarismo. La satira, viene strategicamente utilizzata per smascherare una società sul punto (allora come adesso) di autodistruggersi. Il surrealista André Breton ammirava questo perfetto equilibrio di gioco e di protesta paragonandolo a «un dispositivo impostato per suonare l’allarme e al tempo stesso per diffondere gioia». Lo stesso Baj, del resto, dichiarava che «solo il divertimento può combattere validamente il sistema». Dagli Anni ’50 del Movimento Arte Nucleare suggestionato dall'atomica di Hiroshima e Nagasaki, ci si ritrova in mezzo ai Generali degli Anni ’60: tronfi, burattineschi e Pop, nevroticamente impegnati a citare François Rabelais, Alfred Jarry, ma soprattutto l’emblematico Ubu Roi. Né mancano all’appello le sculture forgiate col Meccano, testimoni oculari dell’abuso tecnologico, e quelle Dame che coi loro orpelli e le loro crinoline assecondano i medagliati fenomeni da baraccone. Fatalmente, il sipario cala sui 3 metri d’altezza per 12 di lunghezza dei Funerali dell’anarchico Pinelli (’72), con le sue 18 figure ritagliate nel legno e unite in cordoglio con la tecnica del collage.
 
Enrico Baj
Play as Protest
Fino al 14 maggio, Cobra Museum voor Moderne Kunst, Sandbergplein 1, Amstelveen
tel. 0031-20-5475050

Catalogo Edizioni Cobra Museum voor Moderne Kunst, € 17.50
 
 
Foto: Meccano A 34, 1965, Collezione Archivio Enrico Baj, Vergiate
Tu Quoque Brute, Fili Mi (dettaglio), 1964, Collezione S.M.A.K., © Dirk Pauwels/S.M.A.K.
Pussy-cat, 1965, Collezione Fondazione Marconi
© Archivio Enrico Baj, Vergiate

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