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La storia dei miei denti
L'era della giovinezza
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TroppiLibri (ovvero le confessioni di un lettore caotico)

di Nepo Doppeltec

È piuttosto noto nel ristretto giro di amici il mio interesse per gli scrittori viaggiatori e camminatori (per chiunque abbia un'anima irrequieta, o si senta semplicemente “spostato” e si chieda di tanto in tanto «che ci faccio qui?»). Ma nella mia caotica ricerca non avevo ancora trovato David Bellatalla; e di questo mi vergogno un po', se non altro perché siamo originari della stessa città ligure. Di solito, però, lui vive molto lontano dall'Italia: insegna antropologia in un’Università australiana e compie ricerche sul nomadismo, vivendo lunghi periodi fianco a fianco con i componenti di tribù che allevano cavalli nelle fredde e inospitali steppe della Mongolia. Nel suo libro In viaggio con le nuvole, Bellatalla racconta con uno stile scarno e privo di raffinatezze letterarie, di queste esistenze al limite dell'umano e del suo instancabile lavoro in difesa di minoranze etniche, ignote al resto degli abitanti del pianeta.
 
Un tipo di viaggiatore decisamente diverso, ma altrettanto meritevole della mia ammirazione, è Cees Nooteboom, affermato scrittore olandese da anni in odore di Nobel, che è autore di romanzi di successo come Il canto dell'essere e dell'apparire o Rituali; e anche di indimenticabili memoriali di viaggio come Verso Santiago. Ora finalmente è uscita Luce ovunque, ricca raccolta dei suoi versi tradotti con testo a fronte: un gran regalo per quei lettori che non conoscono una parola d’olandese. Anche la poesia di Nooteboom è un viaggio non facile ma abbagliante, fra paesaggi memorabili e cose quotidiane; divinità assenti e angeli che non esistono. Un viaggio in cui “la poesia è un cosmo, / il mondo una parola”.

Se nella poesia riesco quasi sempre a trovare qualcosa di prezioso, fra i prosatori la ricerca è molto più faticosa: sarà forse perché questi guadagnano di norma molto più dei poeti, ma è sempre più difficile nelle mie visite in libreria trovare qualche romanzo che risvegli la mia curiosità. Li sfoglio, li annuso e poi li abbandono, finché non trovo qualche eccezione che abbia, se non altro, il merito di allontanarsi dal conformismo imperante. Fra queste eccezioni può rientrare La storia dei miei denti di Valeria Luiselli (una messicana residente a New York), che racconta le avventure comico-surreali di un bizzarro personaggio soprannominato Autostrada, che attraverso il successo come banditore d'asta realizza il sogno di farsi sostituire i bruttissimi denti con quelli della defunta Marilyn Monroe. Una giocosa provocazione che si richiama alle avanguardie latino-americane degli Anni ‘70 e aspira a una lettura divertente per un pubblico planetario.

Altra eccezione, ma di tipo ben diverso, è Le otto montagne di Paolo Cognetti: un libro vagamente autobiografico, dove il giovane scrittore milanese sembra volersi allontanare da qualsiasi realtà globalizzata rifugiandosi in una dimensione geografica volutamente ristretta – un paesaggio alpino – per raccontare la storia di un'amicizia virile e di un'esistenza quasi ascetica, fatta di silenzio e lentezza. Per chi come me ama la montagna, è facile ritrovare emozioni e sentimenti forti nella prosa semplice e paratattica di Cognetti. Tuttavia non si può negare che anche qui affiora un'ambiguità di segno opposto al lavoro di Luiselli. Entrambi i romanzi, seppure con strategie assai diverse, sembrano voler evitare i facili “diktat” del mercato, ma finiscono nella stessa contraddizione evitando di affrontare responsabilmente la complessità del reale. E alla fine non sorprende che (quasi senza volerlo?) i loro libri ottengano buoni successi di vendita.

Mi viene il dubbio che nel mio peregrinare di lettore caotico mi stia allontanando dal romanzo, per rivolgermi piuttosto a una saggistica che talvolta si dimostra ben più creativa, o almeno più stimolante. Ad esempio, l'ultima fatica di Robert Pogue Harrison, professore di Letteratura Italiana alla Stanford University, in California, è un'occasione da non perdere. S'intitola L'era della giovinezza ed è una straordinaria indagine sul nostro tempo, con continui confronti con le epoche passate e una densità di citazioni e richiami culturali che rischiano di stordire il lettore. Tuttavia, come succede in ogni difficile esplorazione, ne vale davvero la pena. Innanzitutto per scoprire che abbiamo contemporaneamente diverse età: biologica, psicologica, storica, sociale; poi, che nessuna epoca come la nostra ha avuto la tendenza a mantenere l'energia giovanile anche in età adulta, anche se la giovinezza deve saper ereditare la saggezza del passato per continuare a rinnovarla; infine, che il nostro futuro non sarà apocalittico se saprà ridurre le ore di lavoro e aumentare quelle di educazione permanente (a qualsiasi età!). Argomenti succosi che l'autore affronta, riflettendo criticamente su un gran numero di autori d'ogni tempo: filosofi (da Platone a Henri Bergson, da Hegel ad Hannah Arendt), poeti (da Sofocle a William Shakespeare, da Goethe a Ezra Pound). E gli italiani? Tantissimi: Dante Alighieri, Francesco Petrarca, Niccolò Machiavelli, Giacomo Leopardi, Italo Calvino… E una sorprendente predilezione per Giovan Battista Vico.

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