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Marcel Duchamp
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Marcel Duchamp: Porte-bouteilles

di Stefano Bianchi

Immaginate un Dadaista che incontra un New Dada. Marcel Duchamp (1887-1968) incontra Robert Rauschenberg (1925-2008) a New York, nel 1953, alla Stable Gallery. Diventano grandi amici, si frequentano spesso e nel ’59 partecipano alla collettiva Art and the Found Object alla Time-Life Reception. Duchamp vuole esporre il Porte-bouteilles, suo primo ready-made (nel Dictionnaire abrégé du Surréalisme, 1938, André Breton scrive: “Il ready-made è un oggetto comune promosso alla dignità di oggetto d'arte per semplice scelta dell'artista”). Contatta Man Ray a Parigi e gli chiede di prestargli l’esemplare degli Anni ’30 che suppone abbia in collezione. Il fotografo americano gli confida di averlo smarrito, Duchamp non si arrende, lo convince ad acquistarne un altro al Grand Bazar dell’Hôtel de Ville per poi spedirglielo a New York. Firma il portabottiglie, lo mette in mostra e Rauschenberg successivamente lo acquista per la sua collezione. Dopo l’esposizione al MoMA di New York (1961, The Art of Assemblage), l’oggetto in ferro galvanizzato si mette a girare il mondo: Dallas Museum for Contemporary Arts, San Francisco Museum of Art, Ludwig Museum (Colonia), Menil Collection (Houston), Reina Sofia (Madrid), Philadelphia Museum of Art
 
Adesso, il medesimo ready-made che è patrimonio della Robert Rauschenberg Foundation è tornato a Parigi e in una sala della Galerie Thaddaeus Ropac non solo si offre concettualmente al pubblico ma ribadisce il proprio “status” di scultura fra le più influenti del 20° secolo. Va ricordato che Marcel Duchamp acquista il primo Porte-bouteilles nel 1914 (al Grand Bazar dell’Hôtel de Ville) motivando in seguito la spesa così: «La mia scelta era basata su una reazione d’indifferenza visiva e al tempo stesso sull’assenza totale di buono o di cattivo gusto… In realtà, un’anestesia completa». Nella lettera spedita nel 1916 da New York a Parigi alla sorella Suzanne per annunciarle l’invenzione, l’artista francese fornisce una descrizione dell’oggetto tale da renderlo il primo, vero ready-made: “Se sei andata a casa mia, avrai visto nel mio atelier una ruota di bicicletta e un portabottiglie. Per quest’ultimo ho un’idea: prendilo, voglio farne un ready-made a distanza. Scriverai a piccole lettere all’interno del cerchio in basso, con un pennello intinto nel bianco-argento, la dicitura che ti dò qui sotto; e tu la firmerai così: (d’apres) Marcel Duchamp”. La cosa purtroppo non si concretizza e nel 1921, durante un soggiorno nella capitale francese, Duchamp rifà la Porte-bouteilles per donarla a Suzanne. La scultura viene presentata nella Galerie Charles Ratton, alla mostra di oggetti surrealisti. Il ready-made, come gran parte delle opere “duchampiane”, ha una doppia dimensione: plastica (visiva) e scritturale (intellettuale). Porte-bouteilles propone inoltre un'accurata selezione di disegni riconducibili all’oggetto, l’edizione del 1934 di The Green Box (The Bride Stripped Bare by Her Bachelors, Even), la celeberrima Boîte-en-valise del ’64 e la lettera autografa di Robert Rauschenberg che descrive l’acquisizione di questo capolavoro dell’arte concettuale.
 
Marcel Duchamp
Porte-bouteilles
Fino al 14 gennaio, Galerie Thaddaeus Ropac, rue Debelleyme 7, Parigi
tel. 0033-1-42729900
Catalogo Galerie Thaddaeus Ropac, € 40


www.ropac.net

Foto: Porte-bouteilles (Bottle Rack), 1914/1959, Courtesy The Robert Rauschenberg Foundation, © Succession Marcel Duchamp/Adagp Paris, 2016, © Glenn Steigelman
De ou par Marcel Duchamp ou Rrose Sélavy (La Boîte-en-valise), sèrie F, 1966
Installation View
© Charles Duprat

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