Coolmag - art

CoolBook
Augustus
Sulla boxe
home - art




TroppiLibri (ovvero le confessioni di un lettore caotico)

di Nepo Doppeltec

Anche nelle piccole biblioteche dei paesi dove si va in vacanza, si può trovare nuovi (e possibilmente confusi) stimoli alla lettura. O magari scovare un romanzo che mi ripromettevo di leggere quando è uscito e poi me lo sono dimenticato. Ad esempio Augustus di John E. Williams. Non ricordo quale altra curiosità me lo ha fatto passare di mente, ma era giusto che riparassi a questa trascuratezza. Forse non è un capolavoro come Stoner, tuttavia il talento dello scrittore americano merita sempre attenzione: anche quando decide di cimentarsi con un grande romanzo storico, sprofondato in uno spazio-tempo così lontano da lui. La scelta di costruire intorno alla figura ambigua del primo Imperatore romano una specie di romanzo pseudo-epistolare, è comunque molto originale: uno strano modo di raccontare, affidandosi a tante voci e a tante storie. Viene da chiedersi in che modo tutti quei diversi rivoli (quei personalissimi punti di vista) possano poi trasformarsi nel grande fiume della Storia. Ma Williams parla apertamente di verità della narrativa e non della Storia: la sua è opera dell'immaginazione e va accettata come tale, con momenti di discontinuità, qualche caduta inevitabile, ma anche con pagine di straordinaria intensità. Intorno al protagonista ruotano la moglie Livia e la figlia Giulia, Agrippa, Mecenate, Orazio. E poi filosofi, politici, amici e nemici. Tutto un formicolare di umanità e corruzione che ha forse ancora qualche analogia con la Roma attuale. Ma tutti quei geni che sopravvivevano nel fango del nascente Impero, ora dove sono?

Mi viene voglia di riflettere su una materia che, durante la mia pessima carriera scolastica, ho molto amato: la Storia. Bisogna che torni a frequentarla di più... Così vado a ripescare un libro di qualche anno fa: L'enigma di Piero di Silvia Ronchey. Un lavoro bizzarro, che parte dai misteriosi significati della Flagellazione di Piero della Francesca; quasi un labirinto di brevi capitoletti nel quale si rischia di perdersi tra una miriade di eventi e personaggi storici. Ma alla fine si trova una via d'uscita esaltante: la scoperta che le origini del nostro Rinascimento si devono in gran parte alla caduta di Costantinopoli (1453) e ai profughi bizantini che si sono rifugiati in Italia portando con sé un immenso patrimonio culturale di classici greci e latini. Così la piccola Italia, divisa fra tante rissose signorie e ducati, diventerà per parecchi anni il centro del mondo: un enorme “melting pot” politico e religioso, ma pieno di straordinari fermenti. Un vero spasso per un lettore caotico!

Proseguendo nella ricerca di letture piene di sorprese, passo di palo in frasca curiosando dentro le passioni imprevedibili di una talentosa scrittrice statunitense, Joyce Carol Oates; e scoprendo che è anche una grande esperta di boxe. Una donna, per di più colta e raffinata, che si difende alla grande da quelli che le chiedono: «Come fai ad amare uno sport così brutale?». E sostiene che un incontro di pugilato è un «racconto senza parole»; ma soprattutto una donna che scrive pagine memorabili su Joe Louis, Cassius Clay, Marvin Hagler, Mike Tyson e tanti altri eroi del ring. C'è di che far impallidire Jack London o Ernest Hemingway... Qualcuno sostiene che Sulla boxe è il più straordinario libro che sia mai stato scritto su questo sport. Non saprei dire se è vero, ma molte pagine sono risultate esaltanti per un lettore come me, che da giovane ha molto amato la “noble art” e ha persino provato a farla. Ed è meraviglioso scoprire di avere questa passione in comune con una donna così speciale!

A questo punto mancano solo le altre 2 nobili arti che mi hanno stregato già in tenera età: la musica e la poesia. Per la musica ho scelto Per altre vie, un originale libretto di Guido Mazzon e Guido Bosticco. Il sottotitolo Incursioni nella filosofia della musica dice già molto. Ma al suo interno si trova davvero di tutto: aforismi, citazioni di poeti e musicisti celebri, brevi interventi dei due autori e partiture visive (a colori!) di Mazzon, trombettista free jazz, apprezzato compositore e improvvisatore. Comunque il nucleo incandescente è un lungo dialogo tra i 2 su temi come l'entropia in musica, la libertà dell'improvvisazione, riti, metafore e altre chicche... D'accordo, non è una lettura sempre facile. Ma a chiarire il tutto ci pensano poi alcune frasi fulminanti, come questa: “Il jazz deve porre domande, non fornire risposte (come dovrebbe fare la migliore filosofia)”.

E concludiamo con la poesia: stavolta non si tratta di un nuovo volumetto di versi, ma di una ricca analisi della produzione poetica di Wislawa Szymborska: L'alfabeto del mondo a cura di Andrea Ceccarelli, Luigi Martinelli e Marcello Piacentini (3 esperti di lingua e letteratura polacca). Premiata con il Nobel nel 1996 e scomparsa nel 2012, la Szymborska ha conquistato da tempo anche in Italia un pubblico molto vasto, rappresentando un caso unico nella poesia contemporanea. Di sicuro gran parte dei suoi lettori ignorano (come il sottoscritto) la lingua polacca e l'hanno conosciuta attraverso le splendide traduzioni di Pietro Marchesani. Ma il segreto del suo successo va soprattutto attribuito alla scelta di affrontare qualsiasi tema dell'esistenza con precisione ed ironia attraverso il linguaggio della quotidianità. E questo volume ci aiuta a capire che, dietro la semplicità e la leggerezza dei suoi versi, si nascondono significati assai più complessi e profondi. D'altronde, solo un imbecille può pensare che una profondità di pensiero non può esprimersi con parole di uso comune.




stampa

coolmag