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David McEnery: Slapstick Comedy

di Luisa Bondoni (storica e critica della fotografia, curatrice del Museo Nazionale della Fotografia, Brescia)

Basta entrare nella sala espositiva del Museo Nazionale della Fotografia di Brescia per veder nascere un sorriso sul volto degli spettatori. Oltre al sorriso, c’è lo stupore di quando si è bambini; di quando vedi una cosa per la prima volta, ma che riconosci e da cui sei attratto. Il Museo ospita la prima retrospettiva italiana di David McEnery, fotografo inglese, nato a Walsall nel 1936 e scomparso nel 2002 a Rennes, in Bretagna, dove con la moglie si trasferì nel ‘95. McEnery ha fatto la gavetta lavorando per i quotidiani locali, fino a essere richiesto da riviste come Life, Paris Match e Stern che lo scelsero per il suo stile unico e originale. Cosa rende McEnery così speciale? Sicuramente la sua ironia e il suo umorismo tipicamente britannico, attraverso i quali mescola realtà e finzione. Da sempre ci si chiede se la fotografia possa raccontarci bugie; già agli inizi del ‘900 il sociologo e fotografo americano Lewis Hine aveva sostenuto che la fotografia non può mentire, ma che i bugiardi sanno fotografare. Si scandagliano da decenni foto che sono ormai capisaldi nel nostro immaginario collettivo. Guardando un’immagine ci domandiamo se è “vera”: ma in fondo, in cosa consiste la sua veridicità? Guardo le fotografie della mostra Slapstick Comedy di David McEnery e le trovo vere: perchè sono il frutto di un progetto, di un pensiero. E se anche può sembrare un ossimoro, sono vere nella loro messa in scena perchè nella sceneggiatura di questi scatti non ci sono manipolazioni o richiami a realtà estranee alla nostra.

Se ci fosse qui il fotogiornalista americano Eugene Smith, mi direbbe: «Ricordati che si deve essere onesti, ma è impossibile essere obiettivi». E per lui questo significava mettere i personaggi in posa e intervenire in fase di stampa. Raccontava storie vere, i protagonisti erano reali e incarnavano il loro ruolo. Non c’era falsità nei suoi interventi. E se guardiamo le fotografie di McEnery vediamo che il cane era li, che guardava l’estintore rosso dei pompieri; le bottiglie di latte erano davvero capovolte davanti all’ingresso di uno studio di yoga; il gatto era nella coppa di champagne. Ogni creazione fotografica è preceduta da disegni preparatori, da studi di composizioni. Nessun trucco in camera oscura. Ciò che vediamo è ciò che McEnery vedeva e voleva farci vedere. Non solo ci insegna a guardare, ma a leggere criticamente l’immagine perchè quello che la fotografia racconta non è solo quello che ci fa vedere. Un demiurgo che crea con le proprie mani ciò di cui ha bisogno, realizza la “mise en scène” e scatta. Può metterci pochi minuti o giornate intere, l’obiettivo è mantenere lo scatto puro, senza interventi, a costo di investire energie per ore. Abbiamo imparato a conoscere Elliott Erwitt, il maestro dell’umorismo. Da lui abbiamo imparato le coincidenze, le incongruenze della vita; e spesso lo stesso Erwitt indirizzava la realtà per ottenere ciò che voleva. Accosto McEnery a lui, poiché entrambi hanno voluto guardare alla vita con un sorriso. Hanno lavorato per le grandi testate giornalistiche, famose per aver portato nelle case di ciascuno di noi la vita vera, i drammi, le guerre, le storie di sofferenze. Ma la vita è fatta di piccoli eventi, di momenti quotidiani: e la forza di questi fotografi è stata quella di dare loro il giusto spazio, alleggerendo le difficoltà dell’esistenza. Soprattutto ora, abbiamo bisogno di sorridere. E qui ci basta una fotografia. Slapstick Comedy è importante anche dal punto di vista storico-tecnico: le fotografie esposte sono originali, stampate da McEnery, hanno il fascino del bianco e nero e la forza pop dei colori vibranti. Un’esposizione in cui le stampe sono contemporanee al fotografo, è uno dei motivi che mi spinge a visitarla. Osservare da vicino i segni del tempo, sapere che questa foto ha una sua propria storia, che ha visitato redazioni e mostre; che è passata di mano in mano ed è entrata in un archivio, ci insegna a usare la fantasia. Quella che ha avuto per tutta la sua vita un grande fotografo come David McEnery.

David McEnery
Slapstick Comedy
Fino al 30 settembre, Museo Nazionale della Fotografia - CineFotoClub, via San Faustino 11/d, Brescia
tel. 03049137


www.museobrescia.net

www.gmebooks.com

www.pontixlarte.eu

Foto: The End Of The World, 1970
The Boss, 1986
Yoga Milk, 1970
© David McEnery, © gmebooks
 

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