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Basquiat x Lee Jaffe

di Stefano Bianchi

Sono soprattutto 2 i fotografi che hanno avuto la fortuna di ritrarre Jean-Michel Basquiat (1960-1988): lo svizzero Edo Bertoglio, quando il pittore di New York non era ancora un protagonista del graffitismo bensì un writer che sui muri metropolitani si firmava ©SAMO (SAMe Old shit: sempre la stessa merda); e il newyorkese Lee Jaffe, classe 1950, che come Bertoglio ha immortalato Basquiat all’alba degli Anni ’80, snodo cruciale di una carriera che s’è rivelata fulminea come un assolo di bebop jazz. 13 di quegli scatti fotografici, in mostra a Bologna, sottolineano la valenza documentaristica di Basquiat x Lee Jaffe.
 
Quest’ultimo, che nel suo curriculum ha anche trascorsi di pittore, filmmaker, musicista e produttore discografico in territorio reggae, dopo essersi trasferito nel ‘69 a Rio de Janeiro e aver fatto ritorno nel ‘71 a New York per girare pellicole come Impact (con l’artista concettuale Vito Acconci) e Brooklyn Bridge (col “performer” Gordon Matta-Clark), incontra Basquiat e si mette a ritrarlo durante i numerosi viaggi in Svizzera, Thailandia e Giappone, nonché nel suo studio newyorkese dove Jean-Michel lo filma mentre realizza la scultura Inverted Oak. Il risultato sono questi scatti che catturano l’artista sorridente, al debutto della sua creatività, mentre posa accanto ai primi, spettrali eppure cromaticamente incandescenti quadri; a occhi chiusi, mentre si fa accarezzare dal sole asiatico; in una preziosa sequenza d’intensi, riflessivi primi piani. Dietro l’angolo, ad attenderlo, dopo la disarmante spontaneità di queste foto ci saranno la fama tritatutto, le paranoie, la tossicodipendenza da eroina. Tutto un altro Basquiat, insomma.
 
Basquiat x Lee Jaffe
Fino all’11 giugno, ONO Arte Contemporanea, via Santa Margherita 10, Bologna
tel. 051262465

www.onoarte.com
 
 
www.basquiat.com

Foto: © 2016 by Lee Jaffe, LWArchives. All Rights Reserved

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