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Il Regno
Sassofoni e pistole
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TroppiLibri (ovvero le confessioni di un lettore caotico)

di Nepo Doppeltec

Stavolta le mie letture caotiche partono da un compito decisamente impegnativo: l'ho portato avanti per qualche mese, non potevo divorarlo come un romanzetto qualsiasi senza riflettere e magari reagire (talvolta scompostamente) e poi cercare verifiche consultando altri testi, principalmente i Vangeli. Qualcuno di voi avrà già capito a cosa mi riferisco: l'ultima, discussa fatica di Emmanuel Carrère, Il Regno, un librone di oltre 400 pagine di cui molte bellissime e sconvolgenti, ma anche alcune indisponenti. La parte che ho meno apprezzato è la prima, in cui – con il protagonismo che lo caratterizza da sempre – l’autore racconta per un centinaio di pagine la sua crisi religiosa: una lunga fase di delirio mistico, prima di abbandonare definitivamente la fede cristiana. Ora, con tutto il rispetto che ho per chi crede di credere, sono scarsamente attratto da questi temi e continuo a vagabondare libero e disorientato nei sentieri del mio agnosticismo. Tuttavia, dal punto di vista storico, ho sempre trovato molto interessanti gli studi sulle origini del Cristianesimo: quindi, da pagina 105 in poi, mi sono lasciato conquistare dalle ricerche dello scrittore francese su Paolo, Luca e molti altri protagonisti di quel turbolento periodo che ha rivoluzionato il mondo. Naturalmente l'autore e il suo tempo continuano a richiedere un ruolo da coprotagonisti. E man mano che Carrère, nella sua originale ricostruzione, trova dei buchi storicamente incolmabili, li riempie con le sue ipotesi e le sue fantasie di romanziere. Alla fine ne esce un'irresistibile “pastiche”; un'opera comunque monumentale di un grande raccontatore di vicende che, nel bene o nel male, rappresentano il folle percorso di una parte consistente dell'umanità.

A proposito di origini del Cristianesimo, dopo questa lettura ho trovato logico passare a un altro romanzo di un grande contemporaneo, l'israeliano Amos Oz. Il suo nuovo libro s'intitola Giuda e si riferisce all'apostolo che ha tradito Gesù per 30 denari. Ma anche qui si parte dalla Gerusalemme dei nostri giorni e dal giovane Shemuel, studente impegnato in una ricerca su Gesù visto dagli ebrei. Shemuel accetta un modesto stipendio per tenere compagnia a un anziano assai colto, che convive con una donna misteriosa. E nei segreti di questa strana coppia il giovane scopre una concezione piuttosto originale del tradimento, che lo porta concludere che anche Giuda non ha tradito, ma ha soltanto obbedito a un ordine dello stesso Gesù che doveva portare a compimento il suo destino terreno. Anche questa lettura è per certi versi originale e sconvolgente, ma Oz conduce la sua narrazione entro binari più intimi e rigorosi di Carrère. 2 letture molto diverse, quindi. 2 scritture persino opposte, ma entrambe di gran classe.

Meno ambizioso ma piuttosto divertente il saggio che ho scelto, forse proprio per viaggiare un po' in territori di più facile ospitalità. Sassofoni e pistole di Franco Bergoglio è un'accuratissima ricerca sui rapporti fra il romanzo poliziesco e la musica jazz (che hanno in comune il “brodo di cultura dell'improvvisazione”). Il livello di informazione è maniacale e proprio per questo lo spasso è grande: si svaria dai primi autori hard boiled degli Anni ‘20 ai più recenti scrittori di successo; si scopre che molti giallisti sono anche musicisti dilettanti, o che certi dialoghi ricordano il “call and reponse” delle orchestre. Ho ammesso parecchie volte di non essere un patito della letteratura di genere, ma un certo numero di eccezioni me le sono concesse... E poi il jazz è una parte della mia esistenza.  

E la poesia? C'è sempre spazio anche per quel tipo di letture. Prendiamo, ad esempio, un grazioso libretto illustrato con disegni e pagine di quaderni fotocopiate: s'intitola Le piume degli angeli scemi e l’ha scritto Gianni Valentino,  napoletano, classe 1975. Per ogni composizione, c’è la proposta parallela di un brano musicale: da Leonard Cohen, a Robert Wyatt. Un po' di eros, qualche ingenuità, parecchia autoironia. E le esperienze quotidiane si trasformano liberamente in versi (bizzarri e sorridenti).

A questo punto mi sarebbe piaciuto chiudere con un bel librone di divulgazione scientifica. Ma ho trovato di meglio: Due intrusi nel mondo di Einstein di Amanda Gefter, una specie di romanzo-diario sulla curiosità dei non addetti ai lavori. Un padre e una figlia cominciano chiedendosi come definire il nulla e decidono d'intraprendere insieme una lunga ricerca per capire qualcosa di più sulle fatiche dei cervelloni che si occupano di fisica quantistica, di relatività e dei segreti che ancora l'universo non ci ha rivelato. Sono ancora immerso nel piacere di questo racconto infinito, che mi conferma come certe cose riguardano tutti, perché la meraviglia è una dote dell'intera umanità.

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