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Warhol Unlimited

di Marco Chiari

C’era già stato Andy Warhol a Parigi. Nel 1970, al Musée d’Art Moderne, con una memorabile retrospettiva. Oggi queste sale sono ancora tutte per lui: c’è Warhol Unlimited, col fiore all’occhiello di 102 Shadows minimaliste in 17 differenti colori, poste l’una accanto all’altra lungo 130 metri lineari. Warhol le ha dipinte fra il ‘78 e il ‘79 su commissione dell’”art dealerHeiner Friedrich e di sua moglie Philippa de Menil, provengono dalla Dia Art Foundation di New York, vengono esposte per la prima volta in Europa e sono ombre che da sole valgono ampiamente il prezzo del biglietto. Ma c’è molto altro (e non il visto e stravisto) in questa esposizione davvero senza limiti che coglie il talento del Warhol “seriale” nel modificare colori e dimensioni per ogni suo iconico soggetto, a seconda della “messa in scena” e dello spazio che gli venivano messi a disposizione. I Self-Portraits, ad esempio, vengono replicati in uno psichedelico technicolor come fossero marchi pubblicitari legittimamente autorizzati a confrontarsi con le Campbell’s Soup Cans. I Flowers, invece, si presentano da piccolissimi a giganteschi con l’intento preciso di sfoggiare il loro effetto decorativo (parecchi collezionisti, negli Anni ’60, avrebbero voluto utilizzarli come carta da parati), mentre la sfilata dei Mao si tramuta ossessivamente in Maonotonie a colpi di pennellate gestuali che s'ispirano (meccanicamente, però) all'Action Painting.
 
C’è poi l’Andy dell’American Way of Death che mescola glamour e morte selezionando ritratti dark di Jackie, prima e dopo l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy del 22 novembre ‘63: in tailleur Chanel, sorridente, all’arrivo a Dallas; pietrificata dal dolore, durante i funerali. E le Electric Chairs? Non sono altro che “merchandising”: a maggior ragione se vengono appese a una parete rivestita con la Cow Wallpaper riprendendo l’allestimento della retrospettiva del ‘71 al Whitney Museum of American Art di New York. Fra un capolavoro e l’altro (e meno male che stavolta non c’è Marilyn) Warhol Unlimited è arricchita dalle 8 ore filate di Empire (’64) con inquadratura fissa sul grattacielo newyorkese, cortometraggi (gli Screen Tests che riprendono i primi piani di Marcel Duchamp, Salvador Dalí, Bob Dylan, Edie Sedgwick, Dennis Hopper e Nico; il voluttuoso Kiss; i trasgressivi Blow Job e Mario Banana), schegge videomusicali tratte dall’Exploding Plastic Inevitable Show coi Velvet Underground e le fluttuanti Silver Clouds (copie fedeli delle nuvole in poliestere argentato, riempite d’aria e di elio create nel ‘65) che si meritano una sala a parte dando l’opportunità di interagire con loro, immersi in un ambiente mutevole, incerto, che coinvolge.
 
Warhol Unlimited
Fino al 7 febbraio 2016, Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, Avenue du Président Wilson 11, Parigi
tel. 0033-1-53674000
Catalogo Éditions Paris Musées, € 44.90


www.mam.paris.fr

www.franceguide.com

Self-Portrait, 1966, New York, Museum of Modern Art (MoMA), Gift of Philip Johnson, © 2015 Digital Image, The Museum of Modern Art, New York/Scala, Florence
Shadows, 1978-79, Installation view, Dia: Beacon, Beacon, New York - Photo: Bill Jacobson Studio, New York, © Courtesy Dia Art Foundation, New York
Flowers, 1965
© The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts, Inc. / ADAGP, Paris 2015
 

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