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Museum of Bad Art

di Luigi Mantovani

MOBA, acronimo che strizza l’occhio al MOMA di New York, sta per Museum of Bad Art. L’idea di collezionare (o raccogliere letteralmente dalla spazzatura) opere d’arte realizzate da “dilettanti allo sbaraglio” della pittura, non poteva che venire a un americano. Nel 1994 l’antiquario Scott Wilson trova abbandonata nel bidone della spazzatura della sua casa di Boston una tela che lo diverte e lo incuriosisce. La mostra ad alcuni suoi amici per vedere l’effetto che fa e se vale la pena incorniciarla. Dopodichè, durante incontri e cene che immaginiamo divertentissimi, gli amici gli consigliano di iniziare una collezione di quadri alla quale avrebbero tutti contribuito con entusiasmo. Il progetto prende rapidamente forma e Scott entra in possesso di decine di tele donate da sconosciuti ed entusiasti “artisti della domenica”. Ma dove esporre tanto talento? La sede viene trovata qualche anno dopo nel sottoscala di un vecchio cinema di Dedham, vicino a Boston. I quadri, numerosissimi, vengono esposti un poco alla volta adeguandosi agli orari delle proiezioni.

L’interesse mediatico è notevole: il quotidiano Boston Globe, ad esempio, ne dà ampia notizia precisando che la collezione del MOBA è “opportunamente” visibile accanto allo spazio toilettes uomini del cine-teatro! Tutto ciò genera parecchia curiosità, al punto che alcune agenzie turistiche inseriscono il Museum of Bad Art (che oggi ha ben 3 gallerie espositive: Dedham Communitiy Theatre, Somerville Theatre, Brookline Interactive Group) fra i musei da non mancare a Boston e dintorni. La mostra comprende più di 500 opere “troppo brutte per essere ignorate” il cui valore complessivo viene stimato in $ 1.500. Jerry Reilly, tra gli emeriti fondatori, ha dichiarato: «Tutte le città del mondo hanno almeno un museo dedicato a quanto c’è di meglio nell’Arte. Questo è l’unico museo consacrato all’esibizione del peggio». L’iniziativa, che può sembrare discutibile, è invece assai utile per stimolare dibattiti sul “bello” e la sua impossibile definizione oggettiva. Tanto più in un mondo come questo, che vede l’immagine e la percezione dell’immaginario mutare in continuazione.

www.museumofbadart.org

Foto: Higgins, Jerez the Clown
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