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Shi Guowei
Michael-Craig Martin
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Don't Shoot the Painter

di Stefano Bianchi

È il 1973, quando in versione “glam rocker” Elton John intitola il suo sesto ellepì Don’t Shoot Me I’m Only The Piano Player (Non spararmi, sono solo il pianista). Il riferimento è Tirez sur le pianiste (Sparate sul pianista), film diretto nel ’60 da François Truffaut, ma è anche la frase che compare nei saloon delle pellicole western per indicare quanto la musica del pianista possa riportare l’ordine dopo l’inevitabile rissa fra cowboys. Don’t Shoot the Painter, collettiva curata da Francesco Bonami, mette il pittore al posto del pianista con la raccomandazione di non “sparargli”: quando le idee e i linguaggi dell’arte si confondono sfociando nel caos, è la pittura che infatti ritorna in scena per fare ordine su ciò che è riconoscibile e interpretabile da tutti. L’ordine, in questo caso, viene garantito da più di 100 lavori di 90 artisti internazionali (da John Armleder a John Baldessari passando per Jean-Michel Basquiat, Max Bill, Michaël Borremans, Alice Channer e i transavanguardisti Sandro Chia, Francesco Clemente ed Enzo Cucchi. E ancora: Günther Förg, Gilbert & George, Katharina Grosse, Andreas Gursky, Damien Hirst, Alex Katz, Bharti Kher, Gerhard Richter, Thomas Struth e Hiroshi Sugimoto), realizzati dagli Anni ’60 a oggi e selezionati dalle 30.000 opere della UBS Art Collection, patrimonio d’arte contemporanea fra i più importanti al mondo.
 
Al pianterreno della Galleria d’Arte Moderna di Milano, nata e cresciuta grazie a lasciti e donazioni da parte di generosi collezionisti, si ha la percezione di entrare in una grande Wunderkammer dove le opere collezionate dalla società globale che offre servizi finanziari a clienti privati, corporate e istituzionali “dialogano” a parete coi capolavori ottocenteschi e novecenteschi della GAM a fare da sfondo, riprodotti su fotografie insieme alle immagini degli spazi esistenti nel museo. L’esposizione si apre con National Gallery 1, London 1989 del fotografo Thomas Struth, che racconta la relazione intima e personale che si crea fra spettatore e opera d’arte, per poi toccare temi pittorici come il paesaggio (Uwe Henneken e Francesca Gabbiani indagano ad esempio la surrealtà della natura, mentre Liu Weijian dipinge una nuvola in mezzo a un cielo azzurro); il ritratto (Tobacco versus Red Chief, gioiello straordinario di Jean-Michel Basquiat) e l’autoritratto (di Francesco Clemente, con il volto posato sulla mano destra, mentre osserva il mondo esterno); la figura umana (The Wedding Invitation di Shi Guowei, che riecheggia le suggestioni dell’arte fiamminga; gli abiti/involucro Pop di Michael Craig-Martin; l'anatomia floreale di Fred Tomaselli) e l’astrazione (Albumin, Human, Glycated di Damien Hirst; i Lead Paintings di Günther Förg; il neo espressionismo astratto di Nakhee Sung). Don’t Shoot the Painter, insomma, è una coinvolgente, surreale quadreria «dove le opere abbandonano la propria fisicità», ha dichiarato Francesco Bonami, «e diventano ciò che sono: simboli contenenti immagini, storie, idee».
 
Don’t Shoot the Painter
Dipinti dalla UBS Art Collection
Fino al 4 ottobre, GAM – Galleria d’Arte Moderna di Milano, via Palestro 16, Milano
tel. 0288445947
Catalogo Skira Editore, € 45

www.ubs.com/thepainter
 
www.gam-milano.com

Foto: Shi Guowei, The Wedding Invitation, 2012, © Shi Guowei. Courtesy the artist
Michael Craig-Martin, Untitled, 1998, © Michael Craig-Martin, Courtesy Gagosian Gallery
Fred Tomaselli, Drawing After Utah Saint, 1999, © The Artist/Courtesy James Cohan Gallery, New York and Shanghai
UBS Art Collection
 

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