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Vivian Lamarque
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TroppiLibri (ovvero le confessioni di un lettore caotico)

di Nepo Doppeltec

Sono ricaduto nel vizio di leggere caoticamente. Come e più del solito. E guardare in ogni direzione per poi decidere quanto poco mi piace il mondo che mi gira intorno. Negli ultimi tempi, anche i libri sulla musica non mi sono stati di grande consolazione. Ho fatto la conoscenza di Stanley Crouch, rinomato critico musicale e scrittore che ha firmato Fulmini a Kansas City, una specie di romanzo-biografia sul giovane Charlie Parker: il famoso Bird del film di Clint Eastwood, il pioniere del bebop che a metà del secolo scorso ha provocato una rivoluzione senza confronti nella storia del jazz. Carattere difficile e tormentato fin da bambino, genio schivo e tossicomane, gran seduttore ma anche capace di nascondere i suoi segreti più intimi dietro un muro di bugie, Parker ha già ispirato molti scrittori: memorabile Il persecutore di Julio Cortazar. Ma il lavoro storico di Crouch non mi ha convinto del tutto: troppa carne al fuoco, molti percorsi a ritroso nella musica afroamericana del passato… Insomma, troppa confusione: anche se dal magazzino infinito delle interviste si possono pescare tante notizie illuminanti sul “mistero Parker”. Ma poi, ciò che conta è saperne di più sulla persona o amare il musicista e i suoi meravigliosi doni?

È indubbio che oggigiorno sia di gran moda “travestire” il romanzo in biografia, ma la cosa mi sta già annoiando. E se l'unica alternativa è sprofondarsi in astuti, lunghissimi “bestsellers” o in un'artificiosa narrativa di genere (noir, polizieschi, etc.), forse è meglio provare coi racconti. Così decido di scovare qualche personalità che ho finora trascurato e trovo in biblioteca la raccolta Fotografie di Rodolfo Walsh, un coraggioso giornalista e scrittore argentino “desaparecido” nel 1977 durante la dittatura militare di Jorge Rafael Videla. I suoi racconti non sono di facile nè distensiva lettura: le atmosfere sono crude e spietate (sembrano preannunciare la tragedia imminente); il linguaggio è a tratti decisamente sperimentale; i personaggi, prigionieri delle proprie allucinazioni e della rabbia di vivere. Insomma, Walsh è un nome da non dimenticare, seppure da prendere in piccole dosi. Se non altro perché di questi tempi la rabbia di vivere non scarseggia affatto.

Allora che faccio? Provo con la poesia? Ma sono così stufo di “nuovissimi talenti” egocentrici e cervellotici... Meglio rileggere qualcosa che già conosco bene. Ad esempio Vivian Lamarque, con quel suo verseggiare semplice, quasi infantile e tuttavia profondo. Mi butto sul lettone accanto alla mia micia e le leggo qualche pagina di un libretto che amo: Poesie per un gatto, dove la poetessa milanese racconta le micro avventure del suo Ignazio, che come tutti i gatti di casa è molto amato e molto annoiato. Per un po' la mia Minnie sta a godersi carezze e versi. Poi decide che può bastare e torna giocare con la sua coda. Non mi resta che passare alla saggistica, grande rifugio per lettori caotici in crisi...

Recentemente mi sono gustato 2 preziosi librettini: il primo è Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, scienziato capace di spiegare anche agli ignoranti come me la relatività, la gravità quantistica, le particelle elementari, i buchi neri, l'architettura del cosmo, le indecifrabili problematiche dello spazio e del tempo. E con certi argomenti ha costruito un "bestseller"! Illuminante critica del nostro mondo sempre più veloce, Elogio della lentezza è invece opera del neurobiologo Lamberto Maffei. È quasi incredibile scoprire che persino il nostro cervello ama muoversi lentamente come le nostre gambe (il vecchio e caro cavallo di San Francesco). Perché è questo il passo degli umani. Le macchine sono un'altra cosa.

E dopo 2 librettini (manco a dirlo) è arrivato il librone. Quello che non ho ancora finito, ma ho già stabilito che è uno di quelli che non si legge una volta e via ma lo si studia a lungo. Si tratta di Liberi servi, l'ultima fatica di Gustavo Zagrebelsky. Tomo davvero impegnativo, ma ne vale la pena. In questa impresa straordinaria, uno dei nostri migliori costituzionalisti va ben oltre la sua specializzazione partendo dalla Leggenda del Grande Inquisitore di Fëdor Dostoevskij per arrivare ai dilemmi del pensiero politico contemporaneo e affrontare il mistero di un'umanità che preferisce rinunciare alla vera libertà per rifugiarsi nel conformismo. Forse una meditazione sull'odierna crisi spirituale? Una cosa comunque è certa: di fronte all'apatia delle masse che si affidano ciecamente al potere non si può opporre che una disperata resistenza, anche se in una condizione assolutamente minoritaria. E resistere vuol dire affrontare solitudine, silenzio, bellezza, verità. Tutte cose difficili, ma meravigliose...

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