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Icônes Américaines

di Stefano Bianchi

Di solito non mi fido di quelle mostre che somigliano a sfilate di moda. Chiedi in prestito un “tot” di quadri a un illustre museo americano, li imbarchi su un aereo, li fai atterrare in Europa e poi (appunto) sfilare in un altrettanto illustre museo. Risultato: un guazzabuglio di grossi calibri dell’arte fanno bella mostra di sé alle pareti, senza raccontarti nulla. Non c’è un idea, non c’è un filo conduttore. Bene. Icônes Américaines mi ha fatto ricredere. D’accordo, come al solito c’è il museo di partenza (il San Francisco Museum of Modern Art, abbreviato in SFMOMA) e quello di arrivo (il Grand Palais parigino), ma la novità è che le 49 opere esposte oltre a essere sublimi ed emblematiche appartengono a una delle massime collezioni d’arte della seconda metà del 20° secolo. Collezione “storica” per 2 buone ragioni: è la prima volta che vengono presentati quadri appartenenti al SFMOMA; ed è la prima volta che viene proposta una piccola ma significativa porzione della raccolta di Donald e Doris Fisher, marito e moglie collezionisti di oltre 1.100 lavori di 185 artisti. Autentici capolavori raccolti dal 1970 al ’90.
 
Ecco, dunque, i dipinti e le sculture di 14 grandi artisti americani, in particolare del dopoguerra. Occhi puntati sui “masteripeces” di Carl André, Alexander Calder, Chuck Close, Richard Diebenkorn, Dan Flavin, Philip Guston, Donald Judd, Ellsworth Kelly, Sol Lewitt, Roy Lichtenstein, Brice Marden, Agnes Martin, Cy Twombly e Andy Warhol. Di ognuno vengono presentati dai 3 ai 7 lavori. Ci sono quei pittori che hanno seguito l’Espressionismo Astratto e navigano fra Astrazione e Rappresentazione per cogliere un nuovo utilizzo del colore agganciando Formalismo e Figurazione. Calder e Kelly, invece, illustrano i primi sviluppi dell’Arte Astratta mentre la Pop Art s’identifica nei suoi 2 massimi esponenti: Warhol e Lichtenstein. La Conceptual Art è rappresentata da André, Flavin, Judd e LeWitt; l’Astrazione Pura si svela con Diebenkorn, Marden, Martin e Twombly; Close e Guston, nelle loro opere figurative, sintetizzano infine le influenze del Pop, del Minimalismo e dell’Astrazione. Dopo Parigi, Icônes Américaines si trasferirà dall’11 luglio al 18 ottobre al Musée Granet di Aix-en-Provence.
 
Icônes Américaines
Chefs-d’œuvre du San Francisco Museum of Modern Art et de la Collection Fischer
Fino al 22 giugno, Grand Palais, Galeries Nationales, Galerie Sud-Est, entrée avenue Winston Churchill, Parigi
tel. 0033-1-44131717
Catalogo Editions de la Réunion des Musées Nationaux, € 35


www.grandpalais.fr
 
www.franceguide.com

Foto: Ellsworth Kelly, Spectrum I, 1953, San Francisco Museum of Modern Art, The Doris and Donald Fisher collection at the San Francisco Museum of Modern Art, et Helen and Charles Schwab Collection, © Ellsworth Kelly, © SFMOMA/photo Katherine Du Thiel
Chuck Close, Robert, 1997, Collection Vicki et Kent Logan, don partiel et promis au San Francisco Museum of Modern Art, © Chuck Close, courtesy Pace Gallery, New York, © SFMOMA/photo Ellen Page Wilson
Sol LeWitt, Wall Grid (3 x 3), 1966, San Francisco Museum of Modern Art, Phyllis C.Wattis Fund for Major Accessions, © Adagp, Paris 2015, © SFMOMA/photo Ben Blackwell
 

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