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Tamra Davis
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Basquiat: The Unknown Notebooks

di Stefano Bianchi

Nella sua fulminea, randagia, iperattiva esistenza, Jean-Michel Basquiat (1960-1988) ha preso talentuosamente in ostaggio l’arte contemporanea. All’inizio, saturando di “tags” i muri di Lower Manhattan con la firma SAMO© (Same Old Shit: la stessa vecchia merda). Poi, inondando di spasmi colorati e pennellate gestuali corpi scarnificati e facce ridotte a teschi. Feticci, i suoi, da contrapporre a numeri telefonici, slogans, marchi pubblicitari, epitaffi, parole barrate. Meteora afroamericana (natali a Brooklyn, madre portoricana e padre haitiano) Basquiat ci ha lasciato 600 dipinti, 1.500 disegni, un pugno di selvagge tecniche miste e 160 pagine riunite in 8 quaderni di appunti. Cioè i suoi notebooks, redatti dall’80 all’87 e mai prima d’ora esposti al pubblico. Riferimenti alla Pop Art, alla cultura azteca, africana, caraibica, greco-romana. Schegge impazzite, visioni convulse della ”everyday life” di New York. Esplorando la cultura e la società, mixando temi storici e popolari, Basquiat ha “graffittato” ogni pagina (di destra, la parte opposta è vuota) testimoniando l’origine delle sue strategie artistiche.
 
Il linguaggio è stato il suo primo “medium”; e le parole, scritte principalmente a lettere maiuscole con l’inchiostro nero, sono parte integrante di questa tempesta di appunti che anticipano la sua figurazione su larga scala. I primi schizzi di quei soggetti che ritroveremo nei dipinti (visi scheletrici, corone a 3 punte..) compaiono nei notebooks datati ’80-’81. E la grafìa? È sempre e comunque un flusso ininterrotto di narrazioni, allitterazioni, giochi di parole, osservazioni della “street life” newyorkese, liste di “celebrities”, annotazioni personali. Come nelle pitture, frammenti di testo si rincorrono incorporando segnali stradali, loghi della pubblicità, facce ghignanti e facce stregonesche, notizie di cronaca, fumetti rivisitati, riferimenti letterari, frasi estrapolate dal Vecchio Testamento. Altre pagine, invece, focalizzano le discriminazioni razziali, l’importanza dell'essere afroamericano, la musica, la storia del mondo, la “popular culture”… C’è soprattutto una frase, pronunciata da lui («Non saprei come descrivere il mio lavoro, perché non è mai la stessa cosa. È come chiedere a Miles Davis: “Beh, com’è il suono della tua tromba?») che più di ogni altra si identifica coi suoi notebooks. Come un assolo be-bop. Come la sua arte.
 
Basquiat
The Unknown Notebooks
Fino al 23 agosto, Brooklyn Museum, 200 Eastern Parkway, Brooklyn, New York
tel. 001-718-6385000
Catalogo Skira Rizzoli, softcover: $ 34.95, hardcover: $ 50


www.brooklynmuseum.org

http://basquiat.com

Foto: Tamra Davis, Still from A Conversation with Basquiat, 2006, © Tamra Davis. Courtesy of the artist. By permission of the Estate of Jean-Michel Basquiat, all rights reserved. Photo: Jonathan Dorado, Brooklyn Museum
Untitled Notebook (front cover), 1980–81. Collection of Larry Warsh. © Estate of Jean-Michel Basquiat, all rights reserved. Licensed by Artestar, New York. Photo: Sarah DeSantis, Brooklyn Museum
Untitled, 1980. Private collection. © Estate of Jean-Michel Basquiat, all rights reserved. Licensed by Artestar, New York. Photo: Tom Powel Imaging
 

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