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Rétrospective Erró

di Stefano Bianchi

«Siamo circondati da immagini. È impossibile sfuggirvi. Ho la sensazione di essere un reporter di cronaca che riunisce tutte le immagini del mondo per poi sintetizzarle». Islandese di Ólafsvík, Guðmundur Guðmundsson in arte Erró ha griffato l’avanguardia europea degli Anni ’60 e ora è in mostra a Lione con la Rétrospective di 250 opere fra collages, acquerelli, pitture e disegni provenienti da collezioni pubbliche e private d’Europa. Inventore dei collages/dipinti con tanto di “sottotesto” critico o satirico, non viene solo associato alla rinascita della pittura figurativa ma agli “happenings” e al cinema sperimentale dell’epoca. Ma Erró è pop, surrealista o figurativo-narrativo come Hervé Télémaque, Eduardo Arroyo, Bernard Rancillac, Valerio Adami e Gianni Bertini? È tutto questo e nulla di tutto ciò. Fin dagli Anni ’50, si è soprattutto impegnato a produrre e a “comunicare” immagini ideando forme narrative che confluiscono in una grammatica e in una retorica del tutto inedite. Le sue tavole e i suoi collages declinano un’anti-enciclopedia visiva che critica ogni conoscenza, eccesso, ambiguità. Metabolizzata la fase apocalittica e “dark” di Les Carcasses (con le armature medievali accostate a scheletri umani e animali), Save Our Child e Les Galápagos (terrorizzanti come le pitture di Hieronymus Bosch), si susseguono a colori sempre più sgargianti i Mécacollages antinucleari d’impronta surrealista; le Mécamorphoses che combinano corpi umani con elementi meccanici ritagliati dalle riviste; i Méka-Make-Up con ferro e ingranaggi a deturpare (contro la società dei consumi) volti e acconciature di modelle stereotipate.

«La mia è un’inesauribile caccia a giornali, cataloghi, manuali e dizionari illustrati», ha dichiarato l’artista. «Esigo il materiale giusto, e quando viaggio lo cerco dappertutto: edicole, librerie, mercatini dell’usato… Una volta acquisita una quantità rilevante di immagini su un tema specifico, inizio una vera e propria serie». Come Chinese Paintings, con Mao Tse Tung “catapultato” nella capitalista New York con l’immancabile “skyline” sullo sfondo. Messe le mani su foto propagandistiche scovate in Cina Popolare, Vietnam, Cambogia, Unione Sovietica, Cuba e America, Erró le manipola, dissacra, ridicolizza per mettere a nudo l’onnipresenza storica della guerra e della violenza. Ricorrente, perciò, l’immagine di un bambino: vittima inconsapevole d’ogni conflitto, con l’occhio destro sostituito dall’obbiettivo di una macchina fotografica. La conquista, viene inoltre visualizzata nella Série Spatiale che raggiunge l’apice dell’anti-americanismo con l’impossibile accostamento di 3 astronauti e delle donne estrapolate dal Bagno turco di Jean-Auguste-Dominique Ingres. Altrettanto efficaci, oltre agli omaggi pittorici come The School of New-Par-Yorkis liberamente ispirato all’Action Painting, i personaggi “ritagliati” dai capolavori di Fernand Léger, El Greco, Pablo Picasso e George Grosz che dialogano coi fumetti innescando un cortocircuito fra culturaalta” e “bassa”, rigoroso classicismo e “cartoon” usa-e-getta. E il futuro di questo nostro sciagurato mondo? È nelle mani (e nei superpoteri) di Silver Surfer e degli altri superuomini nella Saga des Comics Américains: eseguita dal 1973 al ’99 ed esposta all’UNESCO di Parigi.

Rétrospective Erró
Fino al 22 febbraio, MAC – Musée d’Art Contemporain de Lyon Citè Internationale, quai Charles de Gaulle 81, Lione
tel. 0033-4-72691717
Catalogo Coédition Musée d’Art Contemporain de Lyon et Somogy Éditions d’Art, € 45

 
 
 
Foto: Madame Cranach Listening To Television, 1964, Série Les Vacances en Suisse
Empire State Building, 1979, Série Chinese Paintings
Diane et Apollo, circa 1975, Série Spatiale
Collection de l’artiste, Paris, © Archives Erró, © Adagp Paris, 2014
 

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