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Carlo Mollino Polaroid
Dasha Shishkin
Aldo Mondino Torre di Torrone
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Shit And Die

di Stefano Bianchi

Le opere? Non le fa ma le cura. 3 anni orsono, quando ha messo in scena All (cioè Tutto) al Guggenheim Museum di New York, Maurizio Cattelan ha giurato a se stesso e al mondo intero che non avrebbe più lavorato: nel senso di creare opere d’arte. Ha mantenuto la parola non solo tuffandosi nell’editoria e nel "merchandising" con la rivista Toiletpaper e gli oggetti che le fanno da corollario, ma curando con Myriam Ben Salah e Marta Papini la mostra Shit And Die (Caga e Muori). Perché proprio a Torino e nella residenza di Camillo Benso, conte di Cavour? Perché Torino è in assoluto la città più risolta e irrisolta, misteriosa e fantasmatica (non a caso, Dario Argento ha ambientato qui alcuni dei suoi films più orrorifici e Luigi Comencini ha girato La donna della domenica dall’omonimo romanzo di Carlo Fruttero e Franco Lucentini); e perché si vocifera che Cavour, ha rivelato il critico d’arte Francesco Bonami nella visita guidata all’esposizione, «amasse rifocillarsi con le scorie di se stesso». Visionaria, grottesca e provocatoria, Shit And Die è un pugno allo stomaco e un bacio in bocca che esibisce oggetti del capoluogo piemontese e del territorio presi in prestito da collezioni e istituzioni come l’unità residenziale Olivetti a Ivrea, il Museo di Antropologia Criminale Cesare Lombroso, il Museo di Anatomia Umana Luigi Rolando, Casa Mollino e la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, intrecciandoli con le opere di una sessantina di artisti affermati e emergenti: dalla californiana Lutz Bacher alla polacca Aleksandra Waliszewska passando per George Condo, Enzo Cucchi, Tracey Emin, Lara Favaretto, Carlo Mollino, Aldo Mondino, Carol Rama, Dasha Shishkin, Maurizio Vetrugno e Francesco Vezzoli.
 
Ogni sezione (sono 7) indaga la vita e la morte, il potere e l’utopia, la vanitas e il memento mori partendo da un oggetto, un luogo, una suggestione. Se The Assembly Line Of Dreams focalizza l’ideale rappresentazione urbanistica ricostruendo gli interni dell’unità residenziale Talponia progettata e realizzata da Roberto Gabetti e Aimaro Isola fra il 1969 e il ‘75 su commissione di Adriano Olivetti, Aldologica è la stanza-mostra-nella-mostra dedicata all’Arte Povera del torinese Aldo Mondino, fra Tappeti Stesi e la golosa, “duchampiana” Torre di Torrone. Double Trouble, erotizzante messinscena del rapporto fra corpo e potere, inanella le Polaroids di Carlo Mollino, le disturbanti femminilità di Carol Rama, l’immaginario porno di Valie Export e i fumettismi sadomaso di Dorothy Iannone, mentre In Event Of Moon Disaster (citando un documento riservato che istituiva un’unità di crisi con le procedure da adottare in caso di fallimento dell’allunaggio del 20 luglio ‘69), vede mattatori una trentina di artisti che hanno ritratto fra potere e vanità nomi noti di Torino: Carla Bruni (Francesco Vezzoli), Rita Pavone (Ida & Wilfried Tursic & Mill), Lapo Elkann (Claire Tabouret), Sergio Marchionne (George Condo), Alex Del Piero (Tim Gardner), Don Ciotti (Nicholas Party), Gustavo Rol (Jim Shaw), Alighiero Boetti (Yan Pei-Ming) e così via. Bite The Dust, alludendo alla pena di morte tuttora intesa come strumento di controllo, esibisce la forca originale di Torino, attiva dal 1850 al 1865 tra Corso Valdocco e Corso Regina Margherita, facendola dialogare con l’ottocentesco dipinto La Jena di San Giorgio (Giorgio Orsolano) di Luigi Ruatti e gli antropologico/criminali Orci in terracotta provenienti dal Museo Cesare Lombroso. Fetish e Dead Man Working, infine, si concentrano sul feticismo e sulla caducità del corpo (umano o meccanico che sia) sacrificato al lavoro mettendo rispettivamente in scena arredi antichi nell’originario studio di Cavour (collocati, però, sotto un telo di plastica come a voler “congelare” il tempo) e i 39 metronomi di Martin Creed che il tempo, invece, lo scandiscono a ritmo alternato.
 
Shit And Die
Fino all’11 gennaio, Palazzo Cavour, via Cavour 8, Torino
tel. 01119744106
Catalogo Damiani Editore, € 24

    
www.shitndie.tumblr.com

www.artissima.it

Foto: Carlo Mollino, Senza titolo, circa 1968-73, Polaroid
Dasha Shishkin, I Don’t Want Any Problems, None Whatsoever, Courtesy the artist
Aldo Mondino, Torre di Torrone, 1968, Collezione La Gaia, Busca, Cuneo, © Alessandro Zambianchi
 

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